THE SOCIAL MEDIA ADDICTION: IMPOSSIBILE DA FRENARE?

Articolo pubblicato il 30 giugno 2014
Articolo pubblicato il 30 giugno 2014

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- Opinione - Circa 170000 visualizzazioni in meno di un anno del video della storia a fumetti di Marc Maron. Il fenomeno non smette di crescere.

The Social Media Generation, Marc Maron. Le pa­gi­ne della sua sto­ria a fu­met­ti di­ven­ta­no un pic­co­lo video di due mi­nu­ti. Due mi­nu­ti in cui tutti pos­so­no im­ma­gi­na­re di es­se­re dei per­so­nag­gi crea­ti da Maron.

Tutti di­pen­den­ti dal pro­prio cel­lu­la­re, tutti oc­cu­pa­ti a ve­de­re le "news" di Fa­ce­book, ma non ab­ba­stan­za li­be­ri per pre­oc­cu­par­si dav­ve­ro l'uno del­l'al­tro.

Ecco, que­sta è la no­stra ge­ne­ra­zio­ne. Il pro­ble­ma non sta nel­l'e­si­sten­za dei so­cial net­work, ma piut­to­sto in come noi li uti­liz­zia­mo.

Pren­dia­mo l'e­sem­pio della metro, 20 mi­nu­ti di viag­gio. Per far pas­sa­re il tempo, ognu­no ac­cen­de il pro­prio cel­lu­la­re e guar­da delle in­for­ma­zio­ni vir­tua­li, pre­fe­ren­do­le alla real­tà che lo cir­con­da. O an­co­ra du­ran­te le se­ra­te, quan­do siamo con gli amici, che ci di­ver­tia­mo o no, il bi­so­gno e la vo­glia di sa­pe­re cosa suc­ce­de nella co­mu­ni­tà di in­ter­net si riac­cen­do­no.  

PRI­VA­CY? No, gra­zie.

La mag­gior parte del tempo, leg­gia­mo solo lo stato sen­ti­men­ta­le di per­so­ne che pro­ba­bil­men­te non sanno a chi par­la­re. I so­cial net­work sono pub­bli­ci, tutti li guar­da­no. Tutte le pa­ro­le che scri­via­mo sulla no­stra "pa­gi­na" di­ven­ta­no pub­bli­che. Ognu­no può cer­ca­re di re­go­la­re al me­glio la pro­pria vita pri­va­ta, ma fon­da­men­tal­men­te stia­mo tutti scri­ven­do su in­ter­net, non sulla carta. Dal mo­men­to in cui po­stia­mo un frase, di­ven­ta im­me­dia­ta­men­te vi­si­bi­le, è rin­trac­cia­bi­le nel so­cial net­work. Ca­pi­te l'im­pat­to che que­sta cosa ha sulle no­stre vite ? Pos­sia­mo sem­pre es­se­re os­ser­va­ti da qual­cu­no che non co­no­scia­mo nem­me­no. 

Ascol­ta­mi, per fa­vo­re

Ma tutto que­sto da dove può ve­ni­re? Per­ché ab­bia­mo que­sto bi­so­gno di scri­ve­re di noi? Per due ra­gio­ni prin­ci­pa­li, vo­glia­mo con­ser­va­re dei ri­cor­di delle cose che ci suc­ce­do­no tutti i gior­ni op­pu­re dare li­be­ro sfogo alla no­stra col­le­ra o a qual­sia­si altro sen­ti­men­to. E' nor­ma­le, il bi­so­gno di espri­mer­si è pro­prio della no­stra na­tu­ra . Quel­lo che è cam­bia­to è il modo, non ci basta più farlo nel no­stro pic­co­lo dia­rio se­gre­to, ormai lo tro­via­mo ri­di­co­lo, "E' una cosa da ra­gaz­zi". Così pos­sia­mo rin­gra­zia­re quel­la "cosa" da ra­gaz­zi scritta da Anna Frank, che ci ha per­mes­so di sco­pri­re più da vi­ci­no gli av­ve­ni­men­ti degli anni '40. For­tu­na­ta­men­te, le no­stra sto­rie non sono così forti ma me­ri­ta­no di re­sta­re pri­va­te e di es­se­re con­di­vi­se per scel­ta e non per caso.

Così i no­stri amici sapranno le no­stre sto­rie da noi e non dal no­stro dia­rio on­li­ne. Im­ma­gi­na­te come sa­reb­be tra 10 anni se ora smet­tes­si­mo di par­lar­ci per­ché, co­mun­que, ci sono già tutte le no­stre in­for­ma­zio­ni sulla Rete?

"Use it re­spon­si­bly"

Pre­ten­de­re di voler eli­mi­na­re tutto e con­vin­ce­re la gente a ri­nun­ciar­ci è im­pos­si­bi­le. Quel­lo che pos­sia­mo dav­ve­ro fare è sfrut­ta­re que­sti nuovi mezzi di co­mu­ni­ca­zio­ne per i loro aspet­ti po­si­ti­vi.

In­fat­ti, Fa­ce­book, Twit­ter, Lin­ke­dIn, pos­so­no es­se­re molto utili per i li­be­ri pro­fes­sio­ni­sti, che hanno così la pos­si­bi­li­tà di fare della pub­bli­ci­tà senza dover pa­ga­re. Inol­tre, tutti gli ar­ti­sti pos­so­no pub­bli­ca­re le loro opere per dare loro una certa vi­si­bi­li­tà e così farsi co­no­sce­re! Con­cer­ti, even­ti, inau­gu­ra­zio­ni, pre­sen­ta­zio­ni, in­con­tri, grup­pi uni­ver­si­ta­ri con tutte le news... è come avere un gior­na­le che ci tiene al cor­ren­te di tutto quel­lo che suc­ce­de in­tor­no a noi. Al­lo­ra, per­ché no? Per­ché non pos­sia­mo di­stin­gue­re le due cose, cioè co­mu­ni­ca­re, man­te­ne­re delle vere re­la­zio­ni e allo stes­so tempo es­se­re pro­mo­to­ri di noi stes­si, ap­pro­fit­ta­re delle of­fer­te cul­tu­ra­li pub­bli­ca­te?

Que­sta scel­ta ap­par­tie­ne solo a voi.