The River, un fiume in piena per ripulire la politica greca

Articolo pubblicato il 06 novembre 2014
Articolo pubblicato il 06 novembre 2014

Uno dei giornalisti più famosi della GreciaStavros Theodorakis è sceso in politica e ha fondato Il Fiume, il partito rivelazione del momento. L'Europeismo e un bacino elettorale trasversale sono alcune delle caratteristiche che lo identificano, ma non è esente da critiche e scetticismo riguardo il suo presunto messaggio rinnovatore.

Stavros Theodorakis non è un leader politico usuale. Si veste con delle t-shirt, indossa lo zaino e si sposta per il traffico infernale di Atene in bicicletta. Davanti alle telecamere è a suo agio, senza dubbio grazie alla sua lunga carriera come giornalista televisivo.  È il leader di Το Ποτάμι (To Potami, Il Fiume in italiano), il più giovane dei partiti protagonisti della vita politica greca, una formazione che solamente tre mesi dopo la sua fondazione è stata in grado di ragiungere il 6,6% dei voti nelle scorse elezioni europee di maggio.

Lo scoppio della crisi finanziaria, che si è accanita in modo particolare sulla Grecia, ha favorito la nascita di numerosi partiti riconducibili a qualsiasi genere d'ideologia che sono scomparsi velocemente. «To Potami è arrivato più tardi», spiega Angelikí Berbilini, giornalista politica del settimanale Athens Voice, «e si contende con SYRIZA il voto di quei cittadini del centro-sinistra che sono rimasti orfani dopo l'affondamento del PASOK».

In effetti, il fatto che un nuovo partito ottenga un tale successo, sorprende se si tiene in considerazione, che dopo la caduta della dittatura militare nel 1974, la Grecia è stata governata dal bipartitismo tra PASOK (socialdemocratico) e Nuova Democrazia (democristiana) che ha favorito la creazione di una casta. Un esempio: nei 40 anni di democrazia, per ben 24 il paese ha avuto un primo ministro che di cognome faceva Papandreou o Karamanlis. Ed è a questo proposito che To Potami propone delle personalità che non appartengono all'ambito politico. «I candidati provengono dal "meglio" che offre il paese: professori, scienziati, artisti, atleti... Non c'è nessun politico di professione», sottolinea Dimitris Fyssas, anch'egli giornalista di Athens Voice. «Non hanno problemi con il loro passato e, il fatto più importante, ognuno parla della sua specialità».

Nonostante tutto, c'è chi ritiene che questo rinnovamento di nomo in realtà non garantisca niente. «Il problema non è dei candidati, ma è sistemico ed istituzionale», afferma Mary Karatza di Place Identity, uno studio che cerca delle soluzioni per rendere il processo decisionale più partecipativo. «Per me To Potami è deludente quando dice ‘noi siamo buoni, loro sono cattivi. Il problema non finisce con la sostituzione di alcune persone con altre presumibilmente migliori, bisogna cambiare il sistema». E per Karatza la grande responsabile è la Costituzione Greca del 1975, considerata un testo superficiale e facilmente manipolabile da parte del governo. «Theodorakis deve essere coraggioso ed affrontare la questione: abbiamo bisogno di una nuova Costituzione. Questa prolunga solamente la mancanza di trasparenza e non favorisce lo sviluppo della società».

Tuttavia, non ci sono solo giudizi negativi per Theodorakis. A Stephania Xydia, l'altra metà di Place Identity piace. «Theodorakis mi piace per due motivi: perché ha girato per la Grecia per ascoltare le esigenze della società e perché pone dei buoni quesiti». E su ciò sono d'accordo anche i giornalisti di Athens Voice, che nel momento di analizzare i buoni risultati del partito hanno messo l'accento sul carisma di Stavros Theodorakis.  «Theodorakis ha creato il partito, l'ha avviato», insiste Fyssas. E in effetti grazie alla fama del giornalista questo si è affermato.

Quando si arriva nell'ufficio del partito, si può pensare di trovarsi in uno spazio di co-working con tavoli occupati da vari personaggi con i loro portatili. Lì mi accoglie Lina Papadaki, responsabile dell'ufficio stampa che aveva già lavorato con il leader come giornalista. «Abbiamo iniziato con la realizzazione di piccoli documentari su questioni sociali anni fa ed è proprio da lì che venuta fuori l'idea di fondare il partito» - dice in mezzo al baccano dell'ufficio- «Stavros si accorgeva che le persone gli chiedevano di fare qualcosa di più». Ed è proprio in quel momento che conosco l'uomo di cui tutti mi parlavano, Stavros Theodorakis in persona. Sebbene indossi una magliettina e porti uno zaino è pur sempre un leader politico, tuttavia si avvicina a salutare un giornalista straniero che cerca semlicemente di capire cosa stia combinando con la sua squadra per essere considerato la rivelazione della politica greca.

Rodis Sabbakis è un giovane membro dello staff ed è stato vicedirettore della campagna di Giannis Boutaris, sostenitore di The River e popolare sindaco di Salonicco, seconda città del paese. Una delle prime cose di cui parla è il bell'ambiente che si respira mentre indica i suoi pantaloni corti. Sostanzialmente si può vestire come vuole. È orgoglioso di lavorare per Το Ποτάμι, un partito che coniuga alcune idee socialdemocratiche con altre liberali, senza, tuttavia, definirsi di destra o sinistra. E quando parlo del rifiuto ha ricevuto per non essersi schierato, Sabbakis risponde che è logico. «Questo è comprensibile, ma è anche vero che crearsi un'identità è molto più facile sotto costanti attacchi». E alla fine aggiunge: «Nel Parlamento Europeo abbiamo aderito al gruppo Socialisti e Democratici, il che dice già lunga riguardo il nostro posizionamento». In effetti i due eurodeputati eletti hanno aderito al gruppo socialista come membri indipendenti e la formazione è stata elogiata da Martin Schulz, che l'ha subito definita come una forza «progressista, seria e pro-europea» che «sta collaborando nella lotta contro le forze del male».

A queste forze del male Schulz non ha dato un nome ma, in un certo modo, si manifestano costantemente sulle strade. Passeggiare per Atene è come visitare ad un museo di manifesti e graffiti, di cui molti sono di natura politica. In uno di questi, firmato da un gruppo di militanti di estrema sinistra chiamato AKEP, To Potami viene paragonato al partito al governo Nuova Democrazia e al PASOK, affermando che sono tre rami dello stesso albero. «Considerarci parte del sistema è sbagliato», afferma Rodis quando gli mostro l'immagine, «ma se qualcuno lo sta facendo significa che ci stiamo muovendo bene».

Così bene che i sondaggi danno molte speranze. Dal 6,6% ottenuto alle europee di maggio si passerebbe al 9,5%, secondo quanto pubblicato recentemente dal prestigioso istituto demoscopico Public Issue. Ciò consentirebbe di occupare il terzo posto dopo aver superato l'estrema destra di Alba Dorata. «Se le elezioni fossero domani stesso saremmo preparati a presentarci, senza alcun dubbio», concludono Lina Papadaki e Rodis Sabbakis dagli uffici del partito. E dalla redazione di Athens Voice lo confermano: «Arriveranno alle elezioni», afferma Dimitris Fyssas. «Tutto potrebbe continuare come è andata fino a adesso, oppure il partito potrebbe essere parte di un grande cambiamento in Grecia». Bisognerà aspettare il momento in cui il primo ministro Antonis Samaras deciderà d'indire le elezioni, probabilmente nella primavera del 2015. Soltanto allora sarà possibile verificare se questo fiume apparentemente pulito, trasparente e ben guidato riesca a superare le maree della radicalizzazione della società e della vita nel Paese.

Questo articolo fa parte di un'edizione speciale dedicata ad Atene e realizzata nel quadro del progetto "EU in Motion" su iniziativa di Cafebabel e con la collaborazione del Parlamento Europeo e della Fondazione Hippocrène.