'THE REUNION', una pazza odiosa

Articolo pubblicato il 09 dicembre 2013
Articolo pubblicato il 09 dicembre 2013

Chi non è mai stato vittima e/o carnefice quando andava a scuola? Chi non ha mai provato sfiducia nonostante l’età adulta ormai raggiunta? Se c’è qualcuno senza peccato in sala, alzi la mano o taccia per sempre. Mi sono sentita così dopo The Reunion, il peggior film che abbia mai visto nella mia vita.  

Scheda tecnica

Paese: Svezia

Anno: 2013

Regia: Anna Odell

Durata : 83 minuti

Cast: Ana Odell

Sceneggiatura: Anna Odell

Fo­to­grafia: Ragna Jor­ming

Montaggio: Kri­stin Grund­ström

Produttore: Ma­thil­de Dedye

Coproduttore: Gun­nar Carls­son

Produzione: Fren­ch Quar­ter Film, Sve­ri­ges Te­le­vi­sion AB-SVT

The Reu­nion, il peggior film che abbia mai visto nella mia vita, e, in effetti, non poteva rientrare in altra sezione, appartiene alla categoria “Las nuevas Olas” del Festival del Cinema Europeo di Siviglia.

La protagonista nonché attrice principale, Anna Odell, definisce “di umorismo nero” ciò che non è altro che una schifezza. Si tratta della sua prima opera e, sinceramente, non so se esistano aggettivi futuribili per “opera”.

Sembra che Anna Odell, che rappresenta in modo magistrale sé stessa, una Anna Odell squilibrata (molto nota in Svezia per aver trascorso un mese in una clinica psichiatrica a sperimentare in nome dell’arte) non abbia superato quelle bambinate, in molte occasioni crudeli e stupide, a cui tutti, assolutamente tutti, siamo riusciti a porre fine nei primi anni di scuola.

Il film racconta della rimpatriata di vecchi compagni di scuola organizzata da uno dei leader del gruppo di amici che, apparentemente, non aveva mai trattato come Anna pensava dovesse essere, cioè delicatamente curata in passato.  Un film nel film, il cui cast comprende esattamente gli stessi nomi degli odiati personaggi della vita di Anna Odell… ebbene sì, non sono andati persi, un film nel film… il metafilm di una pazza odiosa.    

Dire ovvietà mette a disagio, ma quando sono anacronistiche, fuori contesto e accompagnate da uno sguardo inquietante e freddo, gli 88 minuti di lungometraggio si fanno poco digeribili. Mi resta solo una cosa da dire: lascia perdere che è meglio!

Quasi dimenticavo… 18 minuti prima di questo film spazzatura, bisogna soffrire un po’ di più con 'Thir­teen Blue', cortometraggio greco incomprensibile, e non per il completo e meraviglioso linguaggio, ma per l’argomento offensivo: famiglia che deve affrontare la gravidanza di una delle figlie, la quale abortisce naturalmente e il fatto che una delle sorelle, taciturna, in un apparente stato di alienazione mentale, si incammini verso il mare in un azzurro infinito che dà il nome a questo incubo “blue”, ah, e “thirteen, per l’età dell’adolescente.