The pastels: 'LA MAGGIOR PArTE DELLE BAND SCOZZESI OGGI HANNO LA BARBA'

Articolo pubblicato il 05 settembre 2013
Articolo pubblicato il 05 settembre 2013

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È la prima volta della band a Rock en Seine a Parigi. La band cult di Glasgow ha appena lanciato il nuovo attesissimo album all'inizio di un'estate che vede l'ultimo album dei loro conterranei, i Franz Ferdinand, in coda alle classifiche. Gli ottimistici Stephen e Tom portano una ventata di nuovi sound rispetto agli ultimi 17 anni sul tema della lotta alla sottocultura e alla loro epoca 

Stephen McRobbie ha un leggero accento scozzese ma non pensa che sia troppo forte da fraintenderlo. Mi mordo la lingua mentre cerco di non fargli il verso. Mi mordo la lingua anche per non essere la stronza a dirgli Noneroneanchenataquandohailanciatolatuaband! Perché è una cosa stupida da dire di una band che nonostante non abbia toccato gli apici della gloria fa parte di un genere cult. Perciò la domanda che pongo a Stephen sotto il caldo sole di Agosto, nel cuore di un campo trasandato nella periferia della capitale, è come stia andando il successo di una band creata nel 1981, il cui ultimo album risale al 1997. Una domanda che scatena ogni sorta di risposte ufficiali fastidiose - non abbiamo fatto una vera e propria tourné, non si può fare troppo affidamento sulle vendite. Dunque, come vanno oggi i The Pastels?

Pochi momenti di gloria, un andamento buono

"Per un periodo di sedici anni, il cuore del gruppo eravamo io e (la batterista) Katrina Mitchell e (la bassista e tastierista) Anabel Wright," dice Stephen, stanco a causa del traffico del nord della Francia in cui è rimasto bloccato stamattina. "Oggi fanno parte dei The Pastels anche Tom Crossley (tastierista, membro di International Airport) e il chitarrista Gerard Love." Guardiamo Tom in cerca di consenso. "Stephen e Katrina si occupano della scrittura principalmente, hanno le idee principali", spiega, prima che Stephen intervenga. "Sente di essere la terza voce nel gruppo. Tutti quelli che incontra trovano la band davvero innovatrice, non scontata. Tom e Gerard suonano ormai con noi da così tanto tempo che conoscono il nostro sound." Perciò ognuno è come un bel pezzo del puzzle. "Pezzi complementari", ride Stephen. "Il gruppo va bene. Ci sono stati momenti in cui andava bene troppo occasionalmente, mentre oggi è più costante. Spero che potremo continuare senza lasciarlo da parte per troppo ancora una volta." 

La band ha ricevuto buone critiche per il loro ultimo album Slow Summits, che include sinfonie dolci e delicate con un gusto piacevolmente melodico come sempre. Capisci che i The Pastels sono gente da rispettare dato che hanno collaborato con qualcuno del calibro del leader dei Pulp, Jarvis Cocker. "Beh, Jarvis deve essere seguito", commenta Stephen quando gli confesso di aver spesso seguito il loro collaboratore per una volta in giro per Parigi. La band si dichiara aperta a collaborazioni future. "Noi sei (compresi Alison Mitchell e John Hogarty - ed) potrebbero fare qualcosina con i Ghost Box, una piccola etichetta nel Regno Unito. Siamo stati invitati anche dal Dirty French Disco, un studio a Parigi, per andare là e magari registrare qualcosa." 

I  GIGANTI DI Glasgow

I The Pastels hanno mai unito le forze con i migliori gruppi scozzesi per formare un supergruppo? "Ci sono un sacco di musicisti barbuti in Scozia oggi, e noi non ne facciamo parte", ride Stephen. " Siamo amici con i Mogwai, i Teenage Fanclub, i  Franz Ferdinand e i Belle and Sebastien (gli ultimi due gruppi suonano ancora oggi; con una bandiera scozzese che sventola sopra le folle - ed). È una bella e forte comunità musicale", continua Stephen, ricordandomi quello che aveva dichiarato il leader dei The Whitest Boy Alive sul potenziale in Norvegia della creatività musicale di Bergen rispetto a diciamo, Berlino. 'Glasgow è la città più importante per la musica", dice Stephen. "Gli elementi si incrociano per un po' e poi cambiano, perché i più giovani non vogliono... sì deve essere orribile.. vogliono forgiare la propria identità. Quando eravamo un gruppo giovane, quando ero agli inizi, c'erano molte meno correnti a cui unirsi e quindi dovevamo creare un nostro stile. Ci sono delle opportunità oggi ma le cose più interessanti ti colgono sempre di sorpresa, vengono da dove non te lo aspetti. La musica cresciuta giorno dopo giorno non è sempre la migliore. È meglio essere un outsider." 

I The Pastels hanno avuto uno spazio tutto loto dal 2000 con la loro etichetta Geographic che mostra perfettamente il loro spirito di indipendenza come una band dei nostri giorni. Geographic è figlia di Domino Records (anche casa discografica dei Franz Ferdinand), una sorta di "amici" del cerchio della band che comprendeva "il gruppo di Tom", i Lightshifts, e un paio di artisti Giapponesi. I The Pastels non sono stati pigri se li si giudica dal fatto che il primo album dopo il 1997 risale al 2003 pur non essendo mai andati veramente in pensione; nel 2009, hanno collaborato con il duo Tenniscoats, e hanno lasciato un'impronta in Giappone. "Era una buona opportunità perché nessuno conosceva la loro musica. Sono entrato nel Maharshallowhashbaz,' - lo pronuncia lentissimamente - Maher Shalal Hash Baz  - e aggiunge: "è una cosa biblica, significa che se rubi qualcosa lo fai velocemente. Usa la tua immaginazione!" Per quanto riguarda quello che i The Pastels hanno tratto dalla loro pase giapponese, Stephen scrolla le spalle e dice che stavano già andando in quella direzione. "Chiunque sia il tuo partner lavorativo ti influenza in un modo o nell'altro." 

L'intervista finisce come è cominciata; con una profonda ondata  di nostalgia per l'era della NME che ha cresciuto così tante band di successo e leader britannici negli anni Ottanta e Novanta. "Non siamo nostalgici", è la risposta paziente di Stephen. "Era un'epoca diversa, c'erano le riviste per le fan, e la NME ne approfittava. Erano come un secondo palco per i fan dei The Pastels. Non mi sono mai sentito come se fossimo un vero e proprio gruppo della NME. Band come Les Inrocks in Francia erano più importanti per noi. Hanno influenzato la generazione di artisti che ci ha seguito." Così raccontano i progenitori.