The last station: l'ultima stazione di Lev Nikolaevich

Articolo pubblicato il 23 novembre 2010
Articolo pubblicato il 23 novembre 2010
Un genio riverito, personaggi passionali, riflessioni banali e le praterie della Russia occidentale. Sono questi gli elementi protagonisti di The last station (Michael Hoffman, 2009, da poco arrivato in Russia e che sta per essere presentato in Francia) per narrare la vecchiaia di Lev Tolstoj in maniera sicuramente divertente e ben condotta, ma al contempo molto prevedibile.
Breve critica e schizzo della Russia pre-bolscevica.

L'ormai affermatissimo scrittore Lev Tolstoj (Christopher Plummer) ha fondato una nuova religione, il cosiddetto “movimento tolstoiano”, una specie di comunismo cristiano e rurale basato sull'”amore” (i personaggi parlano d'amore tutto il tempo, con un pianoforte di sottofondo), nonché reazione al progresso industriale e all'avvelenamento della politica che minaccia la purezza del popolo russo, del contadino e del mujik; il movimento sembra però essergli sfuggito di mano quando acquisisce una propria gerarchia ed una eminenza grigia con sete di potere (Paul Giamatti). Dall'altra parte c'è sua moglie (Helen Mirren) che lotta con i denti per far in modo che suo marito non lasci tutto il patrimonio in mano di alcuni appartenenti alla setta. Fra tutte queste passioni, l'autore di Anna Karenina ricerca solamente la tranquillità, cosicché si lascia andare e passeggia per il bosco assieme al suo giovane segretario, un timido ed immacolato apprendista (James McAvoy) che conosce “l'amore” (...l'amore sempre l'amore...) fra le braccia di una fervente tolstoiana.

Conquiste: captare il carattere (o clichè) russo e lasciare spazio alla modernità

I personaggi hanno un'essenza molto russa: uomini pieni di dubbi e donne dal carattere dominante che alzano la voce e si gettano nell'acqua gelida; sono persone che, come in Guerra e Pace, seguitano a scrivere lettere, contenere le lacrime e sbattere le porte. E questo comportamento estremo (buono il lavoro degli attori) si sposa con la forte presenza della natura: per quasi due ore non smettiamo di sentire il cinguettio degli uccelli o il vento che agita i rami, come se il bosco fosse anch'esso uno dei personaggi.

In egual misura viene apprezzata l'inarrestabile venuta della modernità in dettagli come il grammofono, che impressiona lo scettico Tolstoj, e le cineprese preistoriche che si moltiplicano per filmare il “movimento”; la Russia ancora non consce la rivoluzione industriale, continua ad essere governata dallo zar e dalle infinite correnti politiche esistenti (incluso il “tolstoianismo” ed altre simili) che pianificano il futuro. Questo clima di agitazione verrà confermato, poco dopo, precisamente dallo scoppio della guerra e dalla rivoluzione.

Ritocchi

La pellicola è tratta da un libro che porta lo stesso nome (scritto da Jay Parini nel 1990) e non sappiamo molto bene fino a che punto le cose siano state tirate per vendere più biglietti. Tutto sembra indicare che il vecchio Lev Nikolaevich (se vuoi rivolgerti a qualcuno seriamente, chiamalo con il suo nome ed il suo patronimico), stanco di predicare l'austerità mentre viveva la vita da conte quale lui era, decise di andarsene in campagna, fondare scuole per i contadini ed esercitare il lavoro di ciabattino sfidando la rabbia di sua moglie, Sofia Andreevna (puoi anche utilizzare il nome ed il patronimico come segno di confidenza verso una persona più anziana e rispettata). O come dire sì, ci furono tensioni, come ci confermò proprio lo stesso Tolstoj in una recente intervista.

Ma questa storia sbanda, balla, cambia a seconda di chi la racconta (per esempio, delle ultime parole dello scrittore sono state date versioni differenti). Ma c'è di più: è casuale che il centenario della morte di Tolstoj coincida con Hollywood e con un ritorno degli autori russi nelle librerie? Il mercato ha già fiutato il nuovo filone delle fredde riflessioni, dell' introspezione, del crimine e del castigo? Che sia benvenuto.

Foto Frontespizio: cartellone pubblicitario di The last station, Christopher Plummer y James McAvoy in alcuni fotogrammi del film (Sony Pictures Classic, 2009); video: Youtube