"The Good Postman", solidarietà umana dalla Bulgaria

Articolo pubblicato il 06 aprile 2017
Articolo pubblicato il 06 aprile 2017

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“Le persone restano nella memoria per la loro bontà” così dice la madre di Ivan. Tuttavia, i buoni non hanno sempre i mezzi per essere ricordati e il "buon postino" probabilmente non avrà mai questa possibilità. Questo è ciò che Cafébabel ha imparato partecipando al Millenium Film Festival.

Great Dervent non è rintracciabile su Google maps, ve lo giuro. Questo villaggio bulgaro, in cui vivono pressappoco 40 persone, sorge in una collina vicino al confine turco. Un lungo filo spinato divide i due Paesi e delimita il centro del villaggio dal cimitero. Gli unici abitanti sono gli anziani. Sembra che, dopo il crollo del regime comunista nel 1990, tutti siano fuggiti da lì per raggiungere i Paesi dell'est Europa o altre grandi città.

Un posto isolato. Senza lavoro. Nessun futuro. Soltanto miseria. E questo il set di “The Good Postman”, il film documentario diretto da Tonislav Hristov. Il film è stato presentato al consorso internazionale per la nona edizione del Millenium Film Festival al Cinéma Aventure lo scorso mercoledì, e Cafébabel c'era.

Ma torniamo allo scenario che vi ho descritto poco fa: chiudete gli occhi e provate ad immaginarlo. Ad alcuni di voi potrebbe suscitare ansia e angoscia. Altri sentirebbero la pace e la quiete della campagna. Sono sensazioni personali, variano in base alla vostra esperienza. Ma indipendentemente da ciò che provate, capirete che sta per accadere qualcosa. E sarà così.

Gli abitanti iniziano a notare persone che attraversano le loro strade deserte e i campi aridi. A volte delle tracce, come i resti di un falò, rivelano che passano lì la notte. Altre volte li scorgono mentre si nascondono tra gli alberi. Visibili e invisibili allo stesso tempo. Sono così non solo agli occhi degli abitanti, ma anche a quelli delle istituzioni, dei governi, delle organizzazioni e dei media. È una questione di punti di vista. Queste persone sono siriani che fuggono dalla guerra.

 Corrono verso la vita, verso la sopravvivenza. 

Anche Great Dervent ha bisogno di sopravvivere. Seguendo questa ipotesi, Ivan Fransunov, il postino, ha un'idea: offrire rifugio ai migranti ospitandoli nelle case abbandonate dalle persone che a loro volta sono fuggite dal villaggio, un ironico gioco del destino. Con l'arrivo dei migranti, le loro famiglie, le loro capacità e istruzione, il villaggio risorge e si riempie di vita. Questa soluzione è una doppia vincita in questo scenario di miseria, fuga e sopravvivenza.

Il fulcro della campagna politica di Ivan sta proprio in questa proposta. Il piccolo villaggio deve essere ovviamente amministrato e tre candidati si contendono il ruolo di sindaco: Ivan, Halachev e Vesa. Il documentario mette in luce soprattutto le campagne di Ivan e Halachev, lasciando in disparte la storia di Vesa, una donna poco attiva che poi si rivela essenziale nel capire la comunità di Great Dervent.

Attraverso i ricordi del brillante periodo comunista, evocato con le riflessioni personali di Halachev e Ivan, il film mostra una prospettiva originale nella dimensione locale di ciò che noi consideriamo la crisi europea dei rifugiati. L'empatia degli anziani abitanti si mescola con le immagini diffuse dalla tv nazionale. Gli abitanti sono pervasi dalla paura dell'altro, ma anche dal disgusto per come i migranti sono trattati, rivelando come queste persone, in apparenza così distanti dalla realtà, ne sono in realtà una parte vitale. Molto più di quanto l'istituzione europea a Bruxelles voglia far credere.

Questo potere marginale si riflette nel ruolo dei guardiani di confine della Frontex. Sembra che tutti stiano aspettando l'arrivo di qualcosa di nuovo che porterà sempre agli stessi risultati. Allo stesso momento, si può essere pervasi da un senso di pietà per tutti: rifugiati, abitanti e persino per le guardie. Con la sua idea, Ivan potrebbe ribaltare la situazione. Il postino dà una possibilità alle persone di avere un ruolo attivo nella crisi dei rifugiati. Ma soltanto la magia della democrazia ci potrà rivelare se si potrà effettivamente realizzare il progetto.

Cos'è il Millenium Doumentary Film Festival?

Il Millenium Documentary Film Festival è organizzato da Diogène ASBL, un'organizzazione non-profit. Il suo obiettivo principale è di selezionare film documentari da mandare al Millenium Development Goals, diventato il Sustainable Development Goals nel 2015 .

I film sono presentati in base alle richieste ricevute da tutto il mondo. Di queste, più di 50 vengono selezionate e presentate, sono raggruppate in tre sezioni di concorsi internazionali (International competition, Worlds’ workers and Young vision) ed un contesto belga. Oltre a questo, il Festival ospita una serie di attività, conferenze e classi master.