The Big Issue, linizio della fine?

Articolo pubblicato il 20 maggio 2002
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Articolo pubblicato il 20 maggio 2002

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Il magazine londinese distribuito dagli homeless, trasferisce gli uffici a Manchester, licenzia metà redazione e già si parla di imminente chiusura.

The Big Issue, storico magazine londinese, sta vivendo la peggior crisi di sempre e rischia di dover chiudere nel giro di pochi mesi.

La rivista, fondata undici anni fa da John Bird, sul modello della newyorkese "Street People", sta trasferendo lintera redazione a Manchester, dove già si trovano diversi uffici, ed ha dimezzato il numero dei collaboratori.

Sono numerose le indiscrezioni su una prossima soppressione del giornale, dopo il recente fallimento delledizione californiana.

The Big Issue, prima ancora di essere una delle riviste più lette dInghilterra, rappresenta un progetto di sostegno e coinvolgimento rivolto ai meno abbienti, gli esclusi, i diseredati di una società frenetica che costantemente rischia di stritolarli.

Sì, perché the Big Issue, fin dalle sue origini, ha deciso di affidare la propria distribuzione ai molti homeless, i senzatetto londinesi, che, raccoltisi in una cooperativa, potevano così partecipare ai ricavati delle vendite.

Un'idea semplice quanto rivoluzionaria che a suo tempo fu definita, troppo enfaticamente, "la soluzione dei problemi sociali di Londra".

Nel corso della sua storia the Big Issue ha ricevuto consensi unanimi, sia per la qualità delle pagine che per la forza del progetto, un successo di critica e di pubblico che le ha consentito di raggiungere picchi di vendita altissimi.

Oggi il giornale è attestato attorno alle 250 mila copie, la metà delle quali vendute nella sola Londra. Una cifra ancora ragguardevole, tuttavia in costante diminuzione negli ultimi anni.

Ma né il calo delle vendite né la recessione economica europea possono spiegare una crisi dalle proporzioni così ampie. Nei giorni scorsi lattuale responsabile amministrativo, Jeff Mitchell, ha cercato di allontanare lo spettro di una sospensione imminente della pubblicazione, giustificando il trasloco di sede e la riduzione del personale come una precisa scelta strategica. Londra è una città troppo costosa, meglio Manchester, è più conveniente, ma non cambierà nulla, perché la linea editoriale resterà la medesima - ha spiegato Mitchell I licenziamenti? Siamo molto amareggiati, ma era inevitabile, il mercato della pubblicità sta attraversando un brutto momento, e se vogliamo sopravvivere, dobbiamo adeguarci.

Una scelta obbligata dunque, addirittura ineccepibile in una logica di mercato, ma parecchio distante dallo spirito solidaristico, quasi umanitario, che aveva fin qui accompagnato il destino di The Big Issue.

E gli homeless? Sono ancora per le strade, numerosi e disperati, esattamente come dieci anni fa. Nei sobborghi delle grandi città, come nelle aree più depresse del nord. Dormono sotto i portici, nei pressi delle stazioni, hanno vite di fortuna, esistenze marginali, qualche cartone come giaciglio e sudici cenci per abiti.

Neppure il governo Blair, pur attento ai problemi sociali, è riuscito ad impostare unefficace politica contro la povertà. La rinnovata tolleranza oggi avvertibile appare troppo simile ad una definitiva indifferenza, per non spaventare. In realtà la società inglese si è rassegnata ad una convivenza inevitabile e forzata con un fenomeno che non ha saputo (voluto?) comprendere o forse, crudelmente, lo ha ritenuto insolubile, quasi fisiologico. Accettandolo in quanto tale e indirizzando lo sguardo altrove.