Terzo errore per la Francia?

Articolo pubblicato il 14 aprile 2005
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 14 aprile 2005
Il prossimo 29 maggio, la Francia avrà l’occasione di commettere un errore storico, se, come dimostrano alcuni sondaggi, voterà “no” alla Costituzione Europea.

Nel corso della storia, la Francia è stata più volte oggetto di ammirazione da parte dei cittadini europei e mondiali. I filosofi dell’Illuminismo, la Rivoluzione Francese, il repubblicanesimo democratico, la resistenza antifascista, così come il patrimonio linguistico francese e la ricchezza della letteratura fanno della Francia un paese fondatore e pionere dell’Unione Europea.

Recentemente, la Francia ha rappresentato l’opinione pubblica europea davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. In quell’occasione ha assunto una posizione chiara e ferma contro la guerra in Iraq voluta dagli Stati Uniti.

La tradizione francese di Stato sociale è altrettanto esemplare, così come la lotta di molti dei suoi intellettuali per una globalizzazione alternativa, più giusta e solidale, rispettosa della diversità culturale e impegnata nel rispetto dell’ambiente. In questo senso, secondo i sondaggi del Pew Institute, la Francia è il paese al mondo che più gode della considerazione positiva dei cittadini di altre nazioni.

Un no incongruente

Ciononostante, la Francia manifesta anche forti tendenze di destra (Le Pen) e di sinistra (Lega Comunista Rivoluzionaria, Lotta Operaia), così come altre forze promotrici di un potere autoritario (capeggiate da due vecchi gollisti come Pasqua e Séguin). In occasione del referundum, questi elementi politici si sono fortemente mobilitati per boicottare la Costituzione Europea. Ma, se ancora è possible un mondo “multipolare”, espressione tanto amata in Francia, è possibile solo attraverso l’Unione Euroepa. Se qualcuno crede che la Francia continua ad avere un peso nel mondo da sola, è un ingenuo o un cinico. Solo grazie all’Europa la Francia può mantenere i suoi vecchi sogni gollisti di “grandeur” nei confronti all’amico americano. Allo stesso tempo, solo attraverso l’Unione Europea ci sono possibilità di articolare una risposta democratica e sociale alla globalizzazione. Risulta quindi evidente l’incongruenza del vecchio nazionalismo francese di stampo gollista o della destra radicale, e dell’estrema sinistra anti-globalizzazione.

Nel giugno 1940 la Francia assisteva incredula alla sconfitta totale del suo esercito, travolto dall’avanzata nazista. In queste circostanze, il britannico Winston Churchill, in uno dei suoi storici discorsi dinanzi la Camera dei Comuni, propose alla Francia una simbolica ancora di salvezza: la creazione di un’unione franco-britannica. Il progetto, concepito dal genio politico del francese Jean Monnet, prevedeva un’integrazione delle due nazioni in un solo stato con un parlamento comune, come base per continuare la lotta insieme contro il nazismo, ripiegandosi verso le Isole Britanniche se fosse stato necessario. Tuttavia, questo disperato tentativo di impedire la sconfitta della Francia fallì. Il governo francese ignorò questo progetto, incapace di decidere il proprio trasferimento oltremare e Reynaud rassegnò le dimissioni aprendo il cammino a Pétain.

Nell’agosto del 1953, l’Assemblea Nazionale votava contro il Trattato della Comunità Europea di Difesa (Ced), già ratificato dalla Repubblica Federale Tedesca e dal Benelux. L’obiettivo della Ced, ancora oggi rivoluzionario, consisteva nell’eliminare gli eserciti nazionali e nel costituire una forza militare europea, integrando tedeschi e francesi, da sempre eterni rivali.

Questo fu il secondo errore della Francia. Dal primo, la Francia e l’Europa si sono riprese. Del secondo ancora oggi paghiamo le conseguenze: l’attuale Politica Europea di Sicurezza e Difesa (PESD) è una struttura fondamentalemente intergovernativa e debole.

Sperando che il 29 maggio 2005 la Francia non si lasci sedurre da quel riflesso nazionalista rivelatosi già così nocivo in passato, auguriamoci che la Costituzione Europea venga approvota. Nell’interesse dell’Europa e della Francia.