Terremoto a Madrid, rivoluzione a Bruxelles

Articolo pubblicato il 18 marzo 2004
Pubblicato dalla community
Articolo pubblicato il 18 marzo 2004

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

L'11 marzo invertirà il corso della battaglia per la Costituzione europea. Ma ce la faremo per le europee di giugno?

Col più classico dei finali, perfino il Partito Popolare di José Maria Aznar ha finito per autoingannarsi. Risultato: contro ogni attesa, a Madrid ha vinto l’alternanza. Dati ancora per sicuri vincitori nelle previsioni della settimana scorsa, i conservatori hanno perso molti simpatizzanti a causa della loro politica d’informazione dopo gli attentati di Madrid. La tattica di insistere sull’ETA, di voler mantenere in dubbio la paternità dell’atto di terrore, per indicare la bontà del proprio programma di governo – in cui una delle grandi priorità è stata la lotta ai separatisti baschi – gli si è riversata contro. L’elettorato spagnolo ha infatti scelto di sanzionare un comportamento irresponsabile da parte del governo Aznar, percepito dall’opinione pubblica come un tentativo di manipolazione: con una partecipazione alle elezioni estremamente alta del 77%, il PP ha dovuto accontentarsi di un misero 37,64% delle preferenze, che si è tradotto nella perdita di ben 35 seggi in Parlamento.

Una rotazione a 180°

Così tocca adesso al candidato socialista José Zapatero prendere il testimone in questa situazione straordinaria. Ma cosa significa questa virata a sinistra nel paesaggio politico europeo? Dotato di un numero di seggi confortevole (ne mancano solo 12 alla maggioranza assoluta), il PSOE è forte di un programma per molti versi antitetico a quello della precedente maggioranza. In ogni caso Zapatero ha in mente, per l’Europa, una politica estera radicalmente diversa: a cominciare dalla fine del sostegno incondizionato agli USA, come lasciano intendere le spettacolari dichiarazioni all’indomani del voto. Se l’ONU non entra in gioco – avverte il leader spagnolo – non rimarrà nemmeno un soldato spagnolo in Iraq.

“Un governo, in grado di discutere apertamente tutte le azioni unilaterali del signor Bush”, questo si augurava Zapatero già durante la campagna elettorale. E questo allontanamento significa contemporaneamente un riavvicinamento alle posizioni dell’asse Berlino-Parigi, e si può dedurre che questo non resterà l’unico punto sul quale questo trio si troverà a suo agio in futuro.

Una delle questioni, che non ha reso popolare il governo Aznar presso i suoi partner europei e presso coloro che sperano in una evoluzione dell’UE, è stata quella relativa alla costituzione europea. Furono del resto sempre le posizioni assolutamente inamovibili di Spagna e Polonia a metter in discussione il sistema di votazione nel consiglio dei ministri, facendo fallire la firma della costituzione UE nel dicembre 2003 a Bruxelles. Nel 2002 a Nizza, il governo Aznar aveva ricevuto un peso di voti di poco inferiore a quello dei grandi stati come la Germania (ovvero 27 voti invece che 29), sebbene la Spagna di cittadini UE ne ospiti appena la metà di quel paese. Il metodo decisionale della ‘doppia maggioranza’ previsto dalla costituzione UE prevede adesso la validità di una decisione nel consiglio dei ministri votata da oltre il 50% degli stati ed il 60% dei cittadini UE. Una perdita di potere per gli spagnoli da evitare nel modo più assoluto e che Aznar (come il collega polacco Miller) non è stato pronto ad accettare.

Un comportamento “assurdo”

Con l’elezione di domenica scorsa sono mutate in modo inatteso le posizioni. In un colpo solo, la costituzione UE è diventata un obiettivo nazionale spagnolo: “la nostra priorità è concludere i negoziati per la Costituzione” ha detto Enrique Baron Crespo, il presidente dei socialisti spagnoli a Strasburgo, che considera “semplicemente assurdo” il comportamento ostruzionista finora tenuto. Anche il futuro premier Zapatero ha precisato esplicitamente che lavorerà saldamente “per unire l’Europa e dotarla di una Costituzione per tutti”. Una base comune può esser rintracciata nella proposta della presidenza irlandese che porterebbe le percentuali richieste per la ‘doppia maggioranza’ al 55%, soddisfacendo così le richieste della Spagna con un aumento della sua quota nazionale. Sebbene l’abbassamento della percentuale demografica necessaria non possa compiacere gli spagnoli, Zapatero si mostra possibilista: “siamo per la doppia maggioranza. Sulle percentuali si può discutere”.

Poiché anche Polonia e Germania hanno segnalato la loro disponibilità per ulteriori concessioni, prende corpo l’ipotesi di una Costituzione europea varata entro fine anno. Non solo, la scadenza prima fissata di “prima o dopo le elezioni europee di giugno” sarebbe ormai fuori luogo. Dopo che lo scenario di un braccio di ferro lungo forse anni con i popolari spagnoli si è oggi per così dire dissolto da solo, gli amici della Costituzione potranno dormire sogni tranquilli.