Tensione europea: dibattito tra un giovane greco e una giovane tedesca

Articolo pubblicato il 26 febbraio 2010
Articolo pubblicato il 26 febbraio 2010

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Secondo le previsioni, il prossimo mese il deficit greco dovrebbe raggiungere un tasso del 12% - il massimo consentito per l’eurozona è del 3%. I tedeschi li chiamano “gli imbroglioni della famiglia europea”. I greci definiscono i tedeschi ipocriti, ritenendoli responsabili dei debiti del 1945. Chi vuole questo conflitto diplomatico? Ascoltiamo le reazioni immediate da entrambe le parti.

Giorgos da Atene: «sostegno, come in una famiglia»

«A quanto pare i tedeschi trovarono la mano mancante della statua di Venere, che abbellisce la copertina del settimanale Focus, pubblicato il 22 Febbraio. Impressionante. La Venere di Milo è uno dei tanti manufatti greci che si trovano nelle capitali Europee. E gli europei hanno le loro buone ragioni per essere in collera con la Grecia: in tutti questi anni, a spese degli altri stati membri, consumava più di quanto stesse producendo. Comunque, è facile chiedere alla Grecia di tagliare le sue spese per la difesa, quando i paesi confinanti a questo sono il Belgio, Lussemburgo o Danimarca. È facile, quando non si è mai chiesto alla Turchia di rispettare i confini della Grecia e di accettare questi come l’ultima frontiera europea per rendere possibile un taglio alle spese per la difesa. La Grecia, in fondo, compra armi dalla Germania e Francia, giusto?

«La Germania deve alla Grecia più di 10 miliardi di euro»

Certo, i tedeschi non dovrebbero includere tra i loro problemi interni il salvataggio dei greci. Né Atene deve chiedere soldi a Berlino. Non vogliamo che paghino per i nostri errori. Ma non sarebbe più corretto da parte loro rimborsare i greci per tutto quello che hanno fatto durante le due guerre? La Germania deve alla Grecia più di 10 miliardi di euro dal 1945. Quando i nazisti distrussero quasi tutte le infrastrutture, forzarono l’occupazione in Grecia per prendere in prestito più di 3, 5 miliardi di dollari per supportare l’economia militare tedesca.

Il fatto che ”tramite la Nato e l’Ue la Germania abbia pagato molto più di quello che dovesse alla Grecia” è puro populismo. Basta guardare come viene distribuito il denaro nell’Ue: difatti, gli stati più facoltosi aiutano gli stati più deboli. Ma questi ultimi devono sostenere i nuovi paesi membri. Alla si tratta di distribuzione di soldi, non di compensi. Certamente l’Ue ha dato molti soldi alla Grecia negli ultimi 25 anni. Ma i politici non sono in odore di santità. Nel 2009 la Germania ha dato alla Grecia 1,3 miliardi di euro attraverso il bilancio dell’Ue. Comunque, grazie alle esportazioni tedesche in Grecia, la Germania ha avuto un surplus di 4 miliardi di euro.

La questione greca rivela un problema europeo: non puoi avere un’unione monetaria senza avere un’unione economica. Maastricht andava bene per i giorni prosperi, ma le cose sono cambiate. L’Ue ha bisogno di dotarsi di un sistema che prevenga i problemi futuri.

Anche l’Irlanda e altre nazioni dell’Ue hanno gli stessi problemi. “Che il mare sia dal lato sbagliato o che noi remiamo nel verso contrario”, come recita un proverbio greco. Siccome l’euro affonda contro il dollaro, i prodotti tedeschi sul mercato mondiale diventano più attraenti e competitivi. Non puoi aiutare un ubriaco tenendogli la bottiglia di whiskey. Ma un po’ di supporto politico è il minimo che si possa fare: all’interno di una “famiglia” è obbligatorio».

[Di Giorgos Kokkolis dal Athen-Blog frappebabel]

Sonje da Berlino: «alla Grecia è stata chiesta solo un po' più di disciplina»

«Ma di cosa si stanno realmente lamentando i greci? Cosa si aspettano? Per anni non si sono mai preoccupati di ridurre il loro deficit, prendendo in giro gli altri stati membri dell’Unione con numeri e conti falsificati. E quando le cose centro crollano dovremmo semplicemente dimenticare tutti i contratti non rispettati e aiutare la Grecia a uscire da questo tunnel? Non è così semplice. Gli ellenici hanno vissuto per troppo tempo al di là delle loro possibilità, e adesso i loro problemi se li devono risolvere da soli.

I tedeschi sono piuttosto innervositi dalla crisi greca, giacché sono stati quelli che più ci hanno rimesso con l’entrata in vigore dell’euro. La Banca Centrale Tedesca (Bundesbank), che una volta dominava la politica monetaria europea, tanto che gli altri stati membri si sentivano quasi obbligati a seguire le linee guida della politica tedesca, perse, inoltre, la sua quasi illimitata autonomia a causa dell’unione monetaria. In cambio i tedeschi chiesero che l’unione monetaria si fondasse su basi solide, rispettando i criteri di Maastricht e i patti di stabilità europea (un accordo per limitare il deficit di bilancio per i paesi dell’eurozona). Oggi è chiaro che il governo greco ha vergognosamente abusato della fiducia europea, ed è comprensibile che la Germania si senta presa in giro.

Sono offesi, perché la Germania si aspetta sempre qualcosa in cambio, persino per la sua solidarietà. I tedeschi, da parte loro, scuotono la testa per come i lavoratori greci abbiano protestato veementemente contro l’aumento dell’età pensionabile, da 61 a 63 anni (dal 2015). In Germania l’età di pensionamento è stata alzata da 65 a 67 anni.

La strategia del fare della Germania il capro espiatorio dei propri problemi interni non ha senso. Invece di accusare la Germania di diffamare la Grecia e scusarsi per le oscure accuse “finanziario-naziste” (il giornale greco Eletheros Typos reagisce alla copertina della rivista Focus con la foto di un montaggio della statua di Victoria tenendo in mano una svastica sulla porta di Brandeburgo), la Grecia dovrebbe assumersi le proprie responsabilità e affrontare la realtà. I greci dovrebbero essere grati: non sono stati cacciati dall’unione monetaria, e sicuramente gli altri stati membri finiranno per aiutarli finanziariamente, nonostante tutti i contratti che non sono stati rispettati. Comunque, l’unica cosa che è stata chiesta all politica finanziaria greca negli ultimi anni (soprattutto da parte della Germania) è stata quella di essere più disciplinata e meno dissoluta. E questa è una richiesta legittima onesta».

[Di Sonje Schwennsen]