Tennis, avversari e rivoluzioni copernicane: Emmanuel Carrère incontra Alessandro Baricco alla Scuola Holden

Articolo pubblicato il 27 marzo 2015
Articolo pubblicato il 27 marzo 2015

Nel General Store della nuova Scuola Holden l’autore francese Emmanuel Carrère, in tour in Italia per presentare Il Regno (Adelphi), ha dialogato con Alessandro Baricco, scrittore e fondatore della scuola di scrittura creativa di Torino. Avversari, perdita, artigianato e fede sono le parole chiave dell’incontro, moderato da Marco Missiroli.

L’incontro è di quelli che si fa attendere con grande impazienza. Specialmente se nella platea gremita figura una buona fetta di aspiranti scrittori e creativi, come sono gli studenti della Scuola Holden di Torino, che mercoledì 18 marzo ha accolto due figure di riferimento della letteratura dei nostri tempi e cioè Alessandro Baricco ed Emmanuel Carrère, intervistati dal giovane scrittore Marco Missiroli.

Alessandro Baricco per gli italiani non ha bisogno di presentazioni: autore di long-sellers ma anche fondatore della Scuola Holden, dove si insegnano da oltre 20 anni tecniche di scrittura creativa e dove oggi studiano oltre 250 studenti.

Proprio nella nuova sede, la Caserma Cavalli di piazza Borgo Dora, si è tenuto il confronto con Emmanuel Carrère, scrittore francese acclamato a livello internazionale per opere di non-fiction letteraria come Limonov e L’Avversario, nonché per il suo lavoro di sceneggiatore per film e serie tv, tra cui la serie Les Revenants, presto in arrivo in un adattamento italiano.

Entrambi freschi di pubblicazione delle loro ultime opere, La Sposa giovane per Baricco e la traduzione italiana per Adelphi de Il regno, i due autori hanno abbassato le armi e si sono confrontati sul loro vero terreno di battaglia, la scrittura, pungolati dalle domande di Missiroli.

La scrittura di Carrère

L’inizio è imprevedibile, come un servizio da John McEnroe, “una prima persona singolare” del tennis secondo Mirrisoli. Proprio il tennis, da David Foster Wallace in poi, è diventato un’efficace metafora della scrittura e Missiroli, da buon appassionato, non perde occasione di usarla.

McEnroe non è stato solo un campione mondiale negli anni ‘80, ma è ricordato anche per la sua personalità, spesso irascibile. Un personaggio a tutto tondo ma, soprattutto, un protagonista della sua storia, così come lo stesso Carrère che, con la pubblicazione de La settimana bianca, nel 1995, comincia a utilizzare la prima persona nei suoi libri, dando inizio alla ‘sua’ rivoluzione copernicana. Un cambiamento che indica il passaggio da fiction a realtà, da distanza a piena immersione nelle storie che racconta, come poi avverrà sia negli ultimi romanzi, che ne Il regno, fresco di stampa.

Carrère spiega che l’uso della prima persona, nella sua narrazione, non è una questione di scelta, ma è piuttosto una soluzione spontanea e naturale, che mette in atto quando sente che qualcosa lo avvicina inevitabilmente al protagonista. Una specie di immedesimazione, capace di rendere i suoi lavori lontani dall’essere un resoconto imparziale di una storia.

Punti di forza

Il regno narra della nascita del Cristianesimo, attraverso le figure dell’evangelista Luca e di Paolo di Tarso. Lo scrittore si mette nei panni del primo dei due. Luca, che,  a distanza di quasi cinquant’anni dalla morte di Cristo, avvia quell’inchiesta su Cristo stesso, che porterà alla scrittura del Vangelo. Carrère, prima di immergersi nella fase in cui racconta le sue storie in prima persona, ha attraversato un periodo di fervente riflessione cattolica, che lo ha portato a riallinearsi con il suo senso di umanità più profondo, da cui la scrittura lo aveva separato.

Il regno è un libro lontano dall’essere una riflessione sulla fede, e rappresenta piuttosto il compimento di un momento di valutazione critica sulla scrittura, anzi, sulla narrazione. I Vangeli e il Nuovo Testamento sono, per quanto lo riguarda, l’esempio meglio riuscito di storytelling. Non si parla di un risultato realizzato casualmente, perché lo scrittore francese ribadisce di essere giunto, con questo libro, alla fine di una fase: le sue opere precedenti erano state scritte sovrapponendosi l’una con l’altra, mentre Il regno è l’unica che sia stato stata conclusa senza che nessun altro testo fosse contemporaneamente in lavorazione. Stabilito che per Carrère il peggior nemico nella scrittura di un romanzo è la stessa consapevolezza di farlo, è altrettanto vero che maggiore è il rischio di sconfitta tanto più c’è possibilità di successo.

L’incontro tra Baricco e Carrère si è rivelato una grande lezione sul mestiere di chi scrive per professione e lo fa, parafrasando il titolo di uno dei libri dell’autore francese, raccontando “vite che non sono la sua”.

Come per il tennis di John McEnroe, nessuno può scoprire come finirà il set solo dalla battuta iniziale.