Tbilisi: un'occupazione a colpi di cultura

Articolo pubblicato il 27 gennaio 2014
Articolo pubblicato il 27 gennaio 2014

Ar­ti­sti, at­ti­vi­sti, in­tel­let­tua­li e viag­gia­to­ri hanno fi­nal­men­te tro­va­to un punto fo­ca­le per rirunirsi a Tbi­li­si. Il luogo è un cro­gio­lo di idee e li­be­ra espres­sio­ne, nel pieno spi­ri­to delle oc­cu­pa­zio­ni eu­ro­pee. 

Tbi­li­si ha senza dub­bio una scena cul­tu­ra­le vi­va­ce e at­ti­va; tut­ta­via po­ver­tà e esclu­sio­ne so­cia­le sono ele­men­ti dif­fu­si. Alcune comunità non ven­go­no coin­vol­te in at­ti­vi­tà ar­ti­sti­che, so­cia­li e po­li­ti­che, mi­ra­te a ren­de­re de­mo­cra­ti­co il pro­ces­so de­ci­sio­na­le e a mi­glio­ra­re la qua­li­tà della vita della città. Con un atto che pas­se­rà alla sto­ria, un grup­po ete­ro­ge­neo, com­po­sto da cit­ta­di­ni geor­gia­ni e re­si­den­ti stra­nie­ri, ha oc­cu­pa­to un edi­fi­cio fa­ti­scen­te nelle vi­ci­nan­ze del­l’ip­po­dro­mo, nel di­stret­to di Sa­bur­ta­lo, tra­sfor­man­do­lo in un cen­tro cul­tu­ra­le che punta a met­te­re fine al­l’e­li­ta­ri­smo e a fa­vo­ri­re l’ar­te e l’at­ti­vi­smo so­cia­le. Seb­be­ne il pro­get­to sia an­co­ra agli inizi, ha già at­ti­ra­to l’at­ten­zio­ne di ar­ti­sti e at­ti­vi­sti pro­ve­nien­ti dalla Geor­gia, dall'Eu­ro­pa e dal Cau­ca­so.

Dopo 20 mi­nu­ti che at­tra­ver­so le vec­chie stal­le che ora ospi­ta­no il Al­ter­na­ti­ve Cul­tu­ral Cen­tre of Tbi­li­si (Cen­tro Cul­tu­ra­le Al­ter­na­ti­vo di Tbi­li­si), mi ri­tro­vo ina­spet­ta­ta­men­te in una fo­re­sta, con una tazza di tè caldo in mano, a fis­sa­re negli occhi un cam­mel­lo. Tchi­ni sbava e an­nu­sa men­tre mi fissa con i suoi occhi ro­ton­di, color noc­cio­la. È un in­cro­cio af­ga­no-mon­go­lo, mi spie­ga Goran, il suo com­pa­gno di viag­gio, men­tre una pic­co­la capra scor­raz­za per l’a­rea bo­sco­sa che cir­con­da le stal­le.

FIN DAL­L'AF­GHA­NI­STAN

Si dice che Mo­ni­ka e Guil­ler­mo – vo­lon­ta­ri ar­ri­va­ti ri­spet­ti­va­men­te dalla Li­tua­nia e dalla Spa­gna che stan­no com­ple­tan­do il loro Ser­vi­zio Vo­lon­ta­rio Eu­ro­peo (SVE) nell'as­so­cia­zio­ne gio­va­ni­le Droni di Tbi­li­si – ab­bia­no sco­per­to que­sto edi­fi­cio e de­ci­so di im­por­ta­re la cul­tu­ra dello squat­ting (oc­cu­pa­zio­ne di edi­fi­ci ab­ban­do­na­ti, nda.) in Geor­gia. Altri in­ve­ce di­co­no che Goran, il no­ma­de che viag­gia dall’Af­gha­ni­stan con la sua ca­ro­va­na di capre, cuc­cio­li, gal­li­ne e na­tu­ral­men­te con il cam­mel­lo Tchi­ni, abbia ri­ven­di­ca­to il posto come suo, ren­den­do pos­si­bi­le ad altri di tra­sfor­ma­re l’e­di­fi­cio nel vi­va­ce cen­tro so­cia­le che è oggi. Tut­ta­via Goran, af­fer­ma anche che sia stato il cam­mel­lo a sce­glie­re il posto. Quel che è certo, è che gli or­ga­niz­za­to­ri sono de­ter­mi­na­ti a in­fon­de­re tutto l’a­mo­re e l’e­ner­gia ne­ces­sa­ri a ren­de­re que­sto posto spe­cia­le.

Pas­seg­gio per il cen­tro e un sor­ri­so af­fio­ra sulle mie lab­bra men­tre os­ser­vo la scena da­van­ti a me: il sole di di­cem­bre si ri­ver­sa dalle alte fi­ne­stre men­tre mem­bri del club di fri­sbee di Tbi­li­si si al­le­na­no lan­cian­do­si il disco a vi­cen­da; altra gente siede vi­ci­no a un falò nel cen­tro della sala, par­lan­do e ri­scal­dan­do­si le mani vi­ci­no al fuoco. Ar­ti­sti di ogni tipo di­pin­go­no sui muri del­l’e­di­fi­cio e 2 dj con lun­ghi ca­pel­li rasta suo­na­no mu­si­ca reg­gae. Un’al­ta­le­na im­prov­vi­sa­ta pende dal sof­fit­to. Altri in­ve­ce, vanno in giro scat­tan­do fo­to­gra­fie o cer­can­do idee per mi­glio­ra­re il cen­tro: le­zio­ni di danza e gin­na­sti­ca gra­tui­te, scam­bi lin­gui­sti­ci, di­scus­sio­ni po­li­ti­che, riu­nio­ni di grup­pi fem­mi­ni­sti e pro­ie­zio­ne di film sono solo al­cu­ne delle pro­po­ste di­scus­se. C'è un'u­ni­ca de­ci­sio­ne de­fi­ni­ti­va: quel­la di proi­bi­re qual­sia­si droga o be­van­da al­co­li­ca nel cen­tro, per te­ne­re lon­ta­no la piaga della vio­len­za che molto spes­so af­flig­ge i bar e le di­sco­te­che della Geor­gia.

ALF IL MI­STE­RIO­SO AT­TI­VI­STA NO­MA­DE

Parlo con Alf, un mi­ste­rio­so at­ti­vi­sta no­ma­de che mi ha messo in con­tat­to con Mo­ni­ka e Guil­ler­mo quan­do cer­ca­va­no un posto per lan­cia­re que­sto pro­get­to. Men­tre espo­ne le sue idee per l’ACCT­ gli brillano gli occhi: dimostra un en­tu­sia­smo con­ta­gio­so. “Que­sta è la prima volta che ac­ca­de qual­co­sa del ge­ne­re a Tbi­li­si. Vo­glia­mo uno spa­zio co­mu­ne in cui riu­ni­re dif­fe­ren­ti grup­pi di per­so­ne, crea­re una co­mu­ni­tà, sfi­da­re lo sta­tus quo eli­ta­rio – se­con­do il quale solo la gente ricca può es­se­re im­pe­gna­ta nella so­cie­tà – e ren­de­re il mondo un posto mi­glio­re”, spie­ga Alf.

Gio, 24 anni, re­si­den­te a Tbi­li­si, ag­giun­ge: “Non tutti possono per­met­ter­si di far parte di una fon­da­zio­ne e se­de­re in un ele­gan­te uf­fi­cio ri­scal­da­to in cui rac­co­glie­re e di­scu­te­re idee per mi­glio­ra­re la so­cie­tà. Qui pos­sia­mo crea­re uno spa­zio adat­to a chiun­que”.

No­no­stan­te le molte sfide del con­fron­to crea­ti­vo, il grup­po pro­muo­ve una strut­tu­ra de­ci­sio­na­le oriz­zon­ta­le, che ri­spet­ti la di­ver­si­tà di opi­nio­ne e che tenga conto delle idee di ognu­no. In­con­tro at­ti­vi­sti della Rus­sia, ar­ti­sti della Siria, stu­den­ti geor­gia­ni ed esper­ti mem­bri della so­cie­tà ci­vi­le. Passo il tempo se­du­ta nella calda cu­ci­na in mezzo a ca­schi di ba­na­ne e pile di man­da­ri­ni men­tre uno ra­gaz­zo ven­tu­nen­ne, stu­den­te di cul­tu­ra ame­ri­ca­na, pre­pa­ra tè caldo e zuppa ve­ga­na. Chiac­chie­ro con Ira­kli, un in­ge­gne­re e hac­ker di mezza età che ha rein­stal­la­to la rete elet­tri­ca nel­l’e­di­fi­cio.

Men­tre butto giù qual­che nota ve­lo­ce sul mio tac­cui­no, con­fron­to idee con Rati per la crea­zio­ne di una bi­blio­te­ca pub­bli­ca e di un banco in­for­ma­zio­ni. Sento Goran par­la­re in modo elo­quen­te di li­ber­tà di mo­vi­men­to, pace e cit­ta­di­nan­za, men­tre altre per­so­ne di­scu­to­no di come pro­muo­ve­re i di­rit­ti degli ani­ma­li  e pia­ni­fi­ca­re un al­log­gio per la cre­scen­te po­po­la­zio­ne di sen­za­tet­to della città.  

In qual­che altra zona della Tbilisi que­sta è una do­me­ni­ca come le altre, ma qui, nel cen­tro cul­tu­ra­le, so di es­se­re te­sti­mo­ne di qual­co­sa di spe­cia­le: in un luogo che era privo di pro­spet­ti­ve dopo anni di guer­ra, tran­si­zio­ni e dif­fi­col­tà eco­no­mi­che, c’è un vero mo­vi­men­to po­po­la­re che cre­sce e pro­spe­ra. Il Cen­tro Cul­tu­ra­le Al­ter­na­ti­vo di Tbi­li­si rap­pre­sen­ta un’op­por­tu­ni­tà per chiun­que voglia far parte di una co­mu­ni­tà e riap­pro­priar­si della propria città, in­di­pen­den­te­men­te dal­l’e­tà e dal­l’e­stra­zio­ne so­cia­le.