Tarjimly, la tecnologia che abbatte le barriere linguistiche

Articolo pubblicato il 08 novembre 2017
Articolo pubblicato il 08 novembre 2017

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"Come si possono aiutare efficientemente e concretamente delle persone se non si è in grado di comunicare con loro?" 

Tarjimly, dall'arabo "traduci per me", è un un'assistente virtuale (in gergo informatico chatbot) di Facebook Messenger che mette in contatto in tempo reale rifugiati, immigrati e associazioni non profit con traduttori volontari, in qualsiasi parte del mondo essi si trovino. L'app è stata lanciata lo scorso gennaio, pochi giorni dopo il muslim ban di Trump e ciò non a caso, dal momento che l'idea dei fondatori, tutti musulmani americani, è nata a seguito di circostanze in cui si sono trovati coinvolti (quasi) in prima persona.

I tre laureati del MIT (Massachussets Institute of Technology) sono stati spinti a creare Tarjimly dopo aver visto amici e parenti colpiti dalle ordinanze di Trump ma soprattutto a seguito della testimonianza di un loro collega, partito come volontario in un campo profughi in Grecia con l'aspettativa di cooperare a livello gestionale e logistico. Una volta lì, ha passato invece la maggior parte del tempo a fare da interprete, constatando dal vivo le conseguenze della difficoltà di comunicare e il ruolo sostanziale della traduzione come aiuto umanitario. Infatti, in situazioni come il colloquio con un consulente legale o una visita medica, dire la frase giusta e soprattutto non fraintendere chi si trova dall'altra parte, può davvero fare la differenza e diventare una questione di sopravvivenza.E qui entra in gioco Tarjimly, che si propone come un aiuto concreto per rifugiati, immigrati ma anche per quegli operatori umanitari, spesso provenienti dall'Europa, che nei campi profughi fronteggiano non poche difficoltà a livello linguistico.

Non si tratta ovviamente della prima app di traduzione simultanea, ma la novità di Tarjimly sta nel fatto che non ci si interfaccia con un'intelligenza artificiale, in assoluto non in grado di cogliere certe sfumature linguistiche o di contestualizzare adeguatamente un testo, bensì con un traduttore vero e proprio. Ciò permette di restituire un servizio più valido e quindi più proficuo e attribuisce alla traduzione il ruolo che le spetta, di strumento di comunicazione interculturale e missione per abbattere le barriere del linguaggio.  

Il funzionamento dell'app è molto semplice: basta registrarsi a Facebook Messenger, anche solo con il numero di cellulare, e inviare un messaggio alla pagina di Tarjimly. A quel punto l'assistente virtuale vi chiederà di scegliere la combinazione linguistica di cui avete bisogno e nel giro di pochi secondi vi metterà in contatto con un traduttore, il tutto mantenendo l'anonimato.

Il progetto sta avendo successo tanto che al momento può contare su una fitta rete di più di 2300 traduttori volontari e da settembre ne è stata lanciata la versione 2.0, che include anche le lingue Farsi e Pashto, la possibilità di inviare messaggi audio e effettuare videochiamate e di lasciare un giudizio al traduttore alla fine della sessione, in modo da migliorare il servizio.

Video demo di Tarjimly 2.0