Tandem nostrum: pedalando per unire i paesi del Mediterraneo

Articolo pubblicato il 27 maggio 2011
Articolo pubblicato il 27 maggio 2011
Sono partiti da Siviglia un bel giorno del febbraio 2011. Destinazione Mediterraneo. Un tandem come mezzo di trasporto. Mercedes e Luìs hanno coraggio da vendere. E tanta voglia di diffondere un duplice messaggio. Il primo è ecologico: viaggiare in bicicletta è sostenibile, economico e “relazionale”.
Il secondo è geopolitico: unione e integrazione fra i paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo. Cafebabel Roma li ha intervistati: ecco la loro storia.

di Tiziana Sforza

Hanno 31 anni a testa, Mercedes e Luìs. A casa li hanno presi per pazzi quando hanno annunciato il loro progetto: medico lei, architetto lui, hanno deciso di licenziarsi - in un periodo di crisi e recessione economica - per realizzare questo progetto. A quattro mesi dall’inizio di questa avventura, sono ancora convinti di aver fatto la cosa giusta.

Questo viaggio durerà circa un anno e mezzo. Lo stavano pianificando da due anni, hanno studiato un percorso che li porterà ad attraversare vari paesi che si affacciano sul Mediterraneo senza nessun mezzo di trasporto che non sia il loro tandem. Spagna, Francia, Italia, Croazia, Balcani, Grecia, Turchia, Siria, Israele, Libano, Tunisia, Algeria, Marocco e poi di nuovo Spagna, dove il cerchio finalmente si chiude. “L’idea era quella di uscire di casa in bicicletta e rientrare a casa in bicicletta”, mi spiega Luìs quando ci incontriamo durante la loro tappa romana. Li trovo accanto al loro superaccessoriato tandem, sorridenti ed entusiasti di raccontarmi l’impresa.

E’ un viaggio low cost: in Spagna la sponsorship di una catena di ostelli ha consentito loro di dormire e mangiare gratis. In Francia hanno potuto contare sulla rete di solidarietà dei membri di www.warmshowers.org (ciclisti solidali che mettono a disposizione di altri ciclisti un posto letto e una doccia calda) e di www.couchsurfing.org (stessa filosofia del precedente network, ma senza la necessità di essere ciclisti).

In Italia hanno dormito per lo più in campeggio. Degna di nota è la tappa nella lussuosa Portofino, dove non ci sono che grand hotel. Ma la fortuna è stata dalla loro parte: hanno incontrato per caso Andrea, un ciclista che pedalava sulla strada per Santa Margherita Ligure, che li ha ospitati a casa sua e ha pure percorso una tappa in bici con loro. A Campiglia d’Orcia il prete del paese li ha accolti nel centro parrocchiale. A Roma hanno piantato la tenda nel centro sociale occupato “Ex Snia Viscosa”, che negli stessi giorni ospita anche i ciclisti confluiti nella capitale in occasione della “Ciemmona” - Critical Mass Interplanetaria.

Mercedes e Luìs hanno sperimentato sulla propria pelle le politiche e le sensibilità nei confronti della mobilità sostenibile. In Spagna, nel tratto da Siviglia a Barcellona, hanno percorso un misto di piste ciclabili e strade provinciali. La Costa Azzurra francese è percorribile quasi interamente su pista ciclabile e gli automobilisti si sono dimostrati molto attenti alla presenza dei ciclisti. In Italia esattamente il contrario: quasi inesistenti le piste ciclabili, da Ventimiglia alla Toscana hanno percorso la via Aurelia, da Firenze a Roma hanno imboccato la mitica via Francigena. Gli automobilisti italiani? “Guidano come dei forsennati e non mostrano alcun rispetto nei confronti dei ciclisti” commenta Mercedes.

Tanti gli incontri fatti lungo il cammino, tante le amicizia nate con persone rimaste affascinate da questo progetto. “Il tandem suscita simpatia e curiosità nella gente. Soprattutto quando arriviamo nei piccoli centri, tutti vogliono sapere del nostro progetto e spesso ci offrono ospitalità” spiega Luìs. “La bicicletta, oltre ad essere ecologica – continua Mercedes – permette di relazionarsi davvero con la gente perché, al contrario dell’automobile ad esempio, non frappone barriere”.

Ma come si svolge concretamente il viaggio? La loro giornata tipo inizia di buon mattino. “Ogni giorno percorriamo circa 60 chilometri, con tappe pianificate per terminare ogni giornata in un centro abitato in cui trascorrere la notte” dice Mercedes.

Il loro bagaglio è essenziale ma non manca nulla. Il carrello attaccato al tandem trasporta tenda, sacchi a pelo, fornello, pentole, provviste, abiti, macchina fotografica, set di pronto soccorso, attrezzi per le riparazioni meccaniche, un computer e un libro a testa. E’ ciò che li accompagnerà in ogni luogo e consentirà loro di sentirsi davvero a casa. “Compriamo cibi locali nei mercati rionali e li cuciniamo sul fornelletto: così mangiamo le stesse cose della gente del luogo e capiamo più cose dei centri che attraversiamo”.

Per pedalare così a lungo in tandem, hanno dovuto assumere lo stesso ritmo e hanno imparato a sincronizzare il respiro. Hanno affinato la loro sintonia. Questo viaggio è diventato un banco di prova della vita di coppia. Insieme hanno affrontato le salite e hanno goduto l’ebbrezza della discesa. Hanno pedalato nella Valle del Ebro contro vento con il Mistral che soffiava a 120 chilometri orari e in Toscana sotto la pioggia battente inzuppandosi come pulcini. Eppure per nulla al mondo tornerebbero sui loro passi. 

Il progetto è documentato sul sito www.tandem-nostrum.org, dove Mercedes e Luìs caricano quotidianamente commenti, foto, video e mappe con il percorso appena fatto “per dimostrare che esiste un’unica via che unisce il Mediterraneo” spiega Mercedes.

Il viaggio è iniziato in un momento storico in cui, a causa delle rivolte del mondo arabo, la questione mediterranea è entrata nell’occhio del ciclone e temi come integrazione, immigrazione, frontiere, accoglienza, ospitalità… sono diventati il pane quotidiano dei mass media. “Il fatto che ora il Mediterraneo faccia notizia dimostra che abbiamo avuto una giusta intuizione – conclude Luìs – conferma che il futuro di questa macroregione non può che essere caratterizzato da scambio, apertura, storie e percorsi destinati a incontrarsi”.