SUMMIT UE-AFRICA: “LA LADY DI FERRO AFRICANA”.

Articolo pubblicato il 09 aprile 2014
Articolo pubblicato il 09 aprile 2014

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Come da prassi ormai in summit di questo tipo, assistiamo alla conferenza stampa in cui si parla di grandi e ambiziosi progetti di cooperazione economica. Questa volta però sorprende trovare una donna come Nkosazana Dlamini Zuma, presidente dell’UA, che tralasciata la retorica tipica degli uomini di Stato, s’interessa realmente alla vita delle persone.

Nella conferenza stampa del recente summit UE-Africa, Dlamini Zuma non ha ripetuto quello che Barroso, Van Rompuy e Mohamed Ould Abdel Aziz (rispettivamente presidenti della Commissione, del Consiglio Europeo e presidente di turno dell’UA) avevano detto riguardo i vari accordi firmati. Bensì ha tenuto un discorso spontaneo, impregnato di naturalezza e calore umano, molto apprezzato per la sua autenticità.

Nell’intervento ha sottolineato come i giovani professionisti africani siano i benvenuti in Europa, ma ha anche menzionato i molti tentativi migratori finiti in tragedia. “Se concentrassimo le nostre risorse sulla formazione dei giovani, non vivremmo più drammi come quello di Lampedusa perché si sceglierebbe l’aereo per entrare in Europa”. Dlamini Zuma ha poi parlato della complementarietà economica tra Europa e Africa, mettendo in rilievo le grandi potenzialità di quest’ultima, continente giovane con vaste superfici coltivabili e zone pescose ancora inesplorate, nonché con grandi attrattive turistiche.

Dalle parole di Zuma, l’Africa emerge come un continente sì in grandi difficoltà, tuttavia dotato di un enorme potenziale di crescita se si lavora insieme per ottenere la pace e la democratizzazione dei suoi Stati. Ha finito il suo discorso, lento e ragionato, dicendo che “è giunto il momento di mettere in pratica quello di cui abbiamo discusso in questo vertice, e diventare così due grandi continenti”.

UNA DONNA FORGIATA DALL’ATTIVISMO

Nata in Sudafrica nel 1949, Dlamini Zuma è ancora una studentessa quando aderisce al partito dell’ANC (Congresso nazionale africano) per lottare contro il sistema dell’apartheid. Nel 1970 viene esiliata in Inghilterra dove completa gli studi in medicina e continua il suo attivismo occupandosi del movimento anti-apartheid all’estero.

Quando nel 1990 l’ANC viene dichiarato legale, Zuma torna in Sudafrica e dopo le prime elezioni democratiche vinte da Nelson Mandela, viene nominata Ministro della Salute. Dlamini Zuma approfitta di questa sua nuova posizione per riformare il modello segregazionista del sistema sanitario, dando l’accesso alle cure primarie gratuite alle fasce più povere della popolazione. Successivamente, viene nominata Ministro degli Affari esteri e lo sarà per 10 anni fino allo scoppio della guerra nella Repubblica democratica del Congo. Nel 2009 è alla guida del Ministero dell’Interno dove si impegna a semplificare e alleggerire la lentissima burocrazia del dipartimento.

OBIETTIVO: UN’UNICA VOCE AFRICANA

Nel 2012 Dlamini Zuma lascia il Ministero per diventare la prima donna a capo dell’Unione Africana (UA). La sua elezione pose fine alla pratica fino ad allora scontata secondo la quale i leader degli stati più grandi del continente non dovessero sedersi alla presidenza dell’organismo per timore di una probabile strumentalizzazione dell’UA  a scapito degli stati più piccoli.

A questo proposito “la lady di ferro”, come viene soprannominata da molti, ha spiegato più volte che guida l’Unione in quanto Dlamini Zuma e non in nome del Sudafrica.

Si descrive come “una leader visionaria con una passione incredibile per il continente africano” e vuole rappresentarlo attraverso l’Unione Africana “facendola diventare un’istituzione panafricana di alto livello”.