Sull'editoria: una chiacchierata con Corrado Melluso

Articolo pubblicato il 12 dicembre 2016
Articolo pubblicato il 12 dicembre 2016

È impresa ardua dar valore oggi alla scrittura, alla lettura, al supporto cartaceo per eccellenza: il libro. Cosa succede all’editoria? Sintomi di rinascita? Sopravvivenza? Di tutto questo ne abbiamo parlato con Corrado Melluso, palermitano classe '84, direttore editoriale della storica casa editrice Baldini&Castoldi.

«Piero Gobetti ne L’editore ideale scriveva che la storia dell’editoria italiana coincide con la storia della crisi dell’editoria italiana. Sinceramente non vedo nessuna rinascita, ma una continua mutazione: da un lato le major, con le loro catene distributive e i loro a volte ottimi e a volte pessimi libri, e dall’altro le case editrici indipendenti, che mantengono il proprio pubblico supplendo alla carenza di visibilità nelle grandi catene commerciali tramite il gran fiorire di festival, saloni ed eventi, che in effetti sono l’unico e virtuosissimo modo per smuovere le cose in assenza d’altro, facendosi carico anche di buona parte del lavoro che dovrebbe essere svolto dagli assessorati alla cultura et similia». Corrado Melluso, giovane palermitano ed editor della storica casa editrice Baldini&Castoldi, esperienze ne ha collezionate moltissime così come libri: una quantità tale da rimanere colpito e innamorato della lettura. E, pian piano è riuscito a trasformare la sua passione in lavoro. Ha frequentato il liceo nella sua Palermo e l’università nella grande capitale, Roma. Il suo primo approccio con l’editoria è stato con Minimum Fax, ha poi fondato l'agenzia letteraria Vicolo Cannery, fino al trasferimento a Milano. 

Il mestiere di leggere

«Baldini & Castoldi è stata fondata nel 1897 ed è una delle case editrici più antiche a essere ancora attiva in Italia. Ha pubblicato libri importantissimi come Piccolo mondo antico di Fogazzaro. Caso vuole che alla sua fondazione abbia partecipato Gian Piero Lucini, poeta simbolista sul quale ho scritto la tesi di laurea, e tante sono le personalità e i libri nella storia della casa editrice, da Piero Gelli e Oreste del Buono a Va dove ti porta il cuore, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, i romanzi di Faletti, fino ad arrivare a oggi. Chiunque vi lavori deve naturalmente rispettare tutta questa storia, riuscendo a calibrare il proprio operato sia sulle necessità interne che su quelle culturali date dal tempo storico». 

Le case editrici poi non sono altro che delle aziende, ben organizzate e specializzate. L’editore è colui che crea una traccia e deve avere la capacità di elaborare nel minor tempo possibile un pensiero su un nuovo lavoro, un nuovo prodotto per il quale battersi: capirlo, crederci, decidere di investire su esso e infine produrlo.

«Antonio Franchini (scrittore, direttore editoriale di Giunti, ndr) ha raccontato di come questo mestiere l’abbia diviso dai suoi antichi compagni di studi: il tempo passato a leggere manoscritti è un tempo diverso rispetto a quello passato a leggere Montaigne o Dostoevskij», spiega Corrado. «È un tempo che, alla lunga, restituisce poco, se non un certo senso pratico nel gestire le narrazioni e un qualcosa che si avvicina molto all’orecchio musicale nei confronti delle scritture. Le routine  - continua -riguarda semplicemente i tempi di lavorazione dei libri, scanditi dal piano editoriale. Il resto è leggere, discutere coi colleghi e con gli autori, lavorare sui testi, trattare con gli agenti e così via: un insieme di cose che alla fine della giornata ti dà l’impressione di non aver fatto altro che mandare mail e fare telefonate».

Editoria oggi

Rinascita o no, l’editoria oggi è cambiata: la zona più fitta del suo cielo costellato è formata dalle numerose realtà indipendenti, dai piccoli nomi che dopo lungo tempo e a fatica hanno finalmente sfondato la parte più spessa della mura di questo difficilissimo mercato. Priorità al rapporto col cliente, un occhio di riguardo verso il territorio: questi gli obiettivi maggiori. Sono state le prime a evolversi e a utilizzare i social network e le vendite online, così da creare un filo conduttore tra il passato e il presente.

« I libri servono e serviranno – prosegue Corrado - Credo che una parte dell’intrattenimento puro, alla lunga, verrà assorbito da altri media e da altri linguaggi e che resteranno, diciamo, soltanto pubblicazioni molto rigorose destinate a nicchie specifiche d’interesse. Ma questa è solo una proiezione, e altre se ne potrebbero fare considerando le tecnologie a venire, come il print on demand». 

Ben poche sono oggi le aziende familiari sopravvissute senza snaturarsi, al violento cambio d’andatura del mercato editoriale: qui in Sicilia ne abbiamo un esempio, Sellerio. Molte altre hanno scelto di unirsi a grossi gruppi, multinazionali o di intraprendere un cambio di rotta in quanto a selezione e pubblicazione dei manoscritti. La scrittura, i libri e la loro produzione hanno bisogno di resistere: non si tratta di metodi, si tratta di prestigio.