Sulla rotta delle tartarughe

Articolo pubblicato il 06 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 06 febbraio 2015

Numerose associazioni locali ed organizzazioni non governative stiano tentando di preservare le tartarughe marine, particolarmente minacciate dall'inquinamento, dalla distruzione del loro habitat naturale ed altro. Cosa si sta facendo in Brasile ed Europa?

Le tartarughe marine sono tra gli animali più antichi del nostro pianeta e tra le poche specie che sono sopravvissute per migliaia d'anni. Facenti parte della famiglia Chelonioidea, una superclasse dei Tetrapodi, e precisamente sono degli animali che si sono riadattati alla vita marina. Le specie di tartarughe marine che popolano le acque dei nostri oceani sono soltanto sette: Demorchelys coriacea, Caretta caretta, Chelonia mydas, Eretmochelys imbricata, Lepidochelys olivacea, Lepidochelys kempii  e Natator depressus. Sfortunatamente tutte rientrano nella lista rossa IUCN: sono specie a rischio di estinzione: perciò sono stati realizzati progetti e programmi di sensibilizzazione per la loro protezione e tutela in diverse parti del mondo ed in particolar modo in Brasile, dove cinque di queste specie vivono.

È ARRIVATO IL MOMENTO

Questi animali viaggiano continuamente percorrendo lunghe distanze durante le varie fasi della loro vita, spesso cambiando il loro habitat. Il caratteristico nomadismo le rende vulnerabili a diverse minacce, in particolar modo aumentando le possibilità di sopravvivenza degli esemplari più giovani ed il raggiungimento dell'età  riproduttiva. Tuttavia, dopo il caos ed i botti di fine anno, il 2015 inizia con nuovi festeggiamenti: nonostante tutti gli ostacoli, è arrivato l’atteso momento di schiusa delle uova di alcune tartarughe marine. Le uova sono state deposte tra ottobre e novembre del 2014 lungo spiagge paradisiache come quella di Porto de Galinhas, situata nello stato di Pernambuco, a circa sessanta chilometri a sud della capitale Recife, e si sono schiuse a gennaio di quest’anno. Un evento naturale in cui centinaia di cuccioli della specie Eretmochelys imbricata, conosciuta anche come tartaruga pettine (la specie è così soprannominate perché il suo guscio era utilizzato nella produzione di numerosi oggetti decorativi ed accessori, come i pettini, sin dall'antichità), si sono dirette verso le acque dell’Atlantico: un fantastico spettacolo di vita e natura.

LE ONG

A sorvegliare i primi passi dei neonati ci sono i ragazzi dell’ONG Eco Associados, un gruppo di studenti, biologi e veterinari che lavorano per preservare e conservare questi animali in via di estinzione, aiutando alcuni esemplari anche nella riabilitazione da malattie o ferite varie. Laura, una volontaria, ci guida nel Museo delle Tartarughe e ci dà una vera lezione di biologia, spiegandoci nel dettaglio le varie attività svolte dal centro. Tra queste, abbiamo potuto osservare le cure di un neonato affetto da un virus contratto durante la schiusa. Nonostante l’importante lavoro svolto da ONG come questa e la necessità di preservare questi animali, mancano le risorse economiche per sostenerle. Come afferma la nostra guida, «tra le spese più alte ci sono quelle per la logistica ed il trasporto. Cerchiamo di incentivare le visite al museo e l'acquisto di magliette per ricavare fondi e portare avanti il progetto.» 

Un altro progetto di tutela e monitoraggio delle tartarughe, probabilmente tra i più importanti in Brasile, è il cosiddetto TAMAR. Si tratta di un monitoraggio delle tartarughe in modo tale che si possano capire le rotte marine e garantire il compimento del loro ciclo riproduttivo. Secondo una ricerca condotta dai volontari del TAMAR, si stima che di mille neonati soltanto due riescano a raggiungere l'età per riprodursi, a causa di numerose minacce naturali, a cui bisogna aggiungere quelle causate dall’uomo: è il caso delle reti utilizzate nell’industria ittica o nella pesca illegale e dei rifiuti che possono essere letali quando ingeriti (plastica, filo da pesca, ecc) - maggiori informazioni sono raccolte nello studio effettuato dal Blue Ventures Conservation di Londra e del Dipartimento di Biologia e Scienze Ambientali della University of Exeter di Penryn pubblicato su Diversity and Distributions.

In Europa, l’UE finanzia i vari progetti di sostenibilità e protezione ambientali con il programma LIFE, in cui rientra anche il programma LIFE+. In Italia è stato creato il progetto TartaLife, cofinanziato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali - Direzione Generale Pesca e dalla Regione Marche, che coinvolge quindici regioni italiane e punta alla protezione, sensibilizzazione della popolazione locale e recupero di esemplari gravemente feriti o infermi. Nonostante tutti gli sforzi di queste realtà, resta ancora molto da fare per esser certi che questi animali possano sopravvivere ai rischi provocati dall’azione umana.