Sui voli della Cia l'Europarlamento ha parlato. Ma chi lo ascolta?

Articolo pubblicato il 19 dicembre 2006
Articolo pubblicato il 19 dicembre 2006

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Dubbi dopo la pubblicazione del Rapporto Fava sulla scomparsa di Abu Omar e soci.

Ogni anno dal 1988, col Premio Sakharov, il Parlamento europeo rende omaggio a un personaggio distintosi nella difesa delle libertà fondamentali. Quest'anno è stato il leader dell’opposizione bielorussa, Alexander Milinkevich, ad aggiudicarselo. Ma, considerato l'attivismo col quale lo stesso Europarlamento si è mosso in materia di diritti umani, avrebbe potuto quasi candidarsi per l'edizione 2006 del prestigioso premio.

Quella commissione d'inchiesta tanto scomoda

In seguito alle rivelazioni del Consiglio d’Europa sulle prigioni e sui voli furti segreti della Cia, il Parlamento ha costituito una commissione d'inchiesta temporanea. Per fare luce sulla presunta utilizzazione da parte dei servizi di intelligence Usa del territorio di alcuni paesi europei, per il trasporto e la detenzione illecita di prigionieri. Claudio Fava, responsabile del rapporto reso noto a fine novembre dalla commissione, ha dichiarato che almeno 12 Stati membri erano al corrente delle attività degli Stati Uniti sul proprio territorio. Con questa inchiesta gli eurodeputati hanno soprattutto voluto ribadire come la lotta anti-terrorismo debba essere condotta all’interno dei limiti imposti dal rispetto dei diritti fondamentali.

Ed è nell’ambito di queste vicende che nel luglio 2006 il Parlamento ha deciso di far luce sull’esistenza di un programma di ricerca che mira ad individuare i legami tra movimenti finanziari e terrorismo in Europa: grazie ad una lacuna giuridica, infatti, un’impresa belga, la Swift, avrebbe ceduto al governo americano tutti i dati concernenti le transazioni bancarie effettuate grazie al suo servizio di comunicazione protetta.

Le audizioni di Vanbever, rappresentante della Swift, e di Jean-Claude Trichet, presidente della Banca Centrale Europea, avrebbero poi messo in luce le mancanze della regolamentazione europea in materia di protezione dei dati. Di fronte a queste lacune la Commissione dovrebbe rinforzare al più presto il quadro giuridico comunitario in materia di privacy.

Errare è umano, perseverare diabolico. Il Parlamento senza autorevolezza

È nel pieno esercizio delle sue funzioni che il Parlamento ha così richiamato gli Stati membri affinché rispettino rigidamente, nell’ambito della lotta al terrorismo, lo stato di diritto e le libertà fondamentali. Purtroppo però le attività dell'Europarlamento non godono tutte della stesa fortuna.

Lo scorso 6 ottobre, infatti, i 25 Stati membri e gli Stati Uniti d’America hanno firmato un nuovo accordo che autorizza le compagnie aeree europee a fornire alle autorità americane, per ogni passeggero, una lista contenente 34 dati personali, tra cui indirizzo, numero di telefono e di carta di credito, abitudini alimentari e itinerario seguito. Già un primo accordo era stato firmato sottobanco nel 2004. Considerando che si trattasse di una flagrante violazione delle leggi in materia di privacy, il Parlamento aveva però richiesto l’intervento della Corte europea. Che decise di rendere nullo l’accordo nel maggio 2006.

Una vittoria di Pirro

Ma attenzione perché, in seguito, i Governi europei hanno firmato un nuovo accordo, questa volta escludendo completamente il Parlamento dal processo decisionale. E privandolo del suo ruolo di controllo. Ovvero privando i cittadini europei del loro principale difensore. Vuol dire allora che anche l’inchiesta sui voli segreti della Cia è destinata ad restare lettera morta? Oggi è legittimo chiedersi se il rapporto Fava sarà o meno seguito da conseguenze. La verità è che è in gioco la credibilità stessa del Parlamento Europeo. Sin d'ora sappiamo che la commissione d'inchiesta ha ricevuto ben poca collaborazione da parte degli Stati. Il comportamento dell'Italia nel caso Abu Omar lo dimostra.

Non solo. In Polonia il precedente capo dei servizi all'estero, Zbigniew Siemiatkowski, ha accettato di incontrare Fava per poi dichiarare «ridicolo e inutile» l'incontro. E il Parlamento si è messo contro gli Stati membri e gli Stati Uniti, che cercano ormai di screditarlo. «Il rapporto ha solo supposizioni, non prove» continuano ad affermare.

Per evitare che il principale difensore dei diritti fondamentali non si tarpi inutilmente le ali, è il momento di riconoscere al Parlamento un vero potere decisionale in materia di sicurezza e affari interni. Senza più attendere.

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