Studenti vs politici: l'Europa a ferro e fuoco!

Articolo pubblicato il 16 dicembre 2010
Articolo pubblicato il 16 dicembre 2010
Londra, Atene, Roma: l'Europa è tutta un taglio. E gli studenti non ci stanno.
In Inghilterra, si teme che l'aumento delle tasse universitarie conduca il diritto allo studio verso un pericoloso elitarismo; in Grecia, l'ex ministro conservatore Hatzidakisin è stato colpito in volto dai manifestanti ed è stato salvato dalle forze dell'ordine; ma è in Italia che si è raggiunto l'apice: alle proteste contro i tagli contenuti nella riforma Gelmini, si è sommata un'esplosione di violenza dovuta all'esito del voto di fiducia che ha salvato il governo Berlusconi. La politica sembra perdere sempre di più il contatto con la realtà. Analisi.

Il Principe Carlo ha tremato con Camilla nella sua Rolls Royce, quando una settimana fa gli studenti che fuggivano dagli scontri con la polizia lo avevano incrociato mentre andava a teatro. La Grecia a due anni di distanza dalla morte del quindicenne Alexandros Grigoropoulos vive di nuovo momenti di panico, Atene è bloccata, le strade sono deserte e si temono nuovi disordini. Roma è tornata alla normalità, ma le immagini degli incendi e delle sassaiole di martedì riportano al passato, alla violenza anarchica che negli "anni di piombo" ha cercato di farsi giustizia da sola.

L’Italia nel caos più completo

«Sono le solite, vecchie reazioni insopportabili che nulla hanno a che fare con la molteplicità dei movimenti che sfilavano a Roma», commenta il principe dei giovani italiani, Roberto Saviano, in una lettera scritta ai suoi coetanei. Quella violenza contro le camionette delle polizia, le automobili, i cassonetti, non è rabbia vera, scrive lo scrittore, è una rabbia di «idioti, imbecilli, ingenui». La rabbia vera, suggerisce, «è una caldaia piena che ti fa andare avanti, che ti tiene desto, che non ti fa fare stupidaggini ma ti spinge a fare cose serie, scelte importanti».

Il rischio è che quei 100.000 giovani che sfilavano in difesa del futuro, martedì a Roma, siano cancellati dalla violenza, stigmatizzati come seguaci di un’anarchia becera che genera solo paura. È l’obiettivo del governo, quel governo che ha ormai messo in cassaforte la riforma dell’università e che ora galleggia con i pochi voti racimolati durante il voto di fiducia di martedì. Il 14 dicembre è stato il giorno del caos, di Roma messa a ferro e fuoco e dell’ultima vittoria di Berlusconi che si prepara a nuove elezioni, probabilmente a marzo.

I giochi del Palazzo...

Mercoledì è nato il terzo polo, figlio della confusione politica della classe dirigente italiana, guidato da tre figure nate nello stesso anno della discesa in campo di Berlusconi, nel 1994. Francesco Rutelli, leader di Alleanza per l’Italia, in quell’anno diventava sindaco di Roma. È stato candidato premier del centrosinistra, ora ha lasciato il Partito Democratico per schierarsi al centro. Pier Ferdinando Casini, da sempre leader dell’Udc, partito che raccoglie l’eredità della vecchia Democrazia Cristiana, ha governato con Berlusconi dal 2001 al 2006. Ora è all’opposizione ma il premier lo corteggia. Infine Gianfranco Fini, il presidente della Camera, leader dei post-fascisti del Movimento Sociale, poi dal 1994 fedele alleato di Berlusconi con Alleanza Nazionale, quindi fondatore del Popolo della Libertà e infine «traditore», cacciato dal partito con un editto del Cavaliere e leader del nuovo partito Futuro e Libertà.

La nuova Italia tricefala (centrosinistra, centro e destra), non ha più una maggioranza, ma allo stesso tempo non può formarne una nuova. Berlusconi voleva qualche voto in più per tracciare la strada delle elezioni, c’è riuscito anche stavolta, grazie a una “campagna acquisti” degna di quella del suo Milan: deputati che all’ultimo momento cambiano partito in cambio di promesse, rassicurazioni, e chissà quale altra cosa.

... le speranze dei precari

«Ho un peso politico inversamente proporzionale ai mezzi di cui dispongo» ha detto venerdì scorso a cafebabel.com - la generazione dei precari ripone le speranze su di luiIl voto di fiducia, martedì, ha funzionato come detonatore della violenza dei manifestanti. Volevano gridare davanti ai palazzi del potere e hanno trovato chiuso ogni pertugio. Così sono iniziati gli scontri. C’erano infiltrati, gruppi anarchici scollegati dal movimento studentesco pacifico, ma non solo. Davanti al tribunale di Roma, dove oggi si è svolto il processo per direttissima contro 23 giovani arrestati, un folto presidio di studenti ha srotolato lo striscione "Reprimete e processate ciò che non potrete mai fermare. Libertà per tutti". Le accuse per i fermati, alla fine tutti scarcerati - a parte uno che è agli arresti domiciliari - vanno dalla resistenza a pubblico ufficiale a lesioni e danneggiamento aggravati. La rabbia è stata vera e autentica, la violenza potrebbe crescere nei prossimi giorni, con la speranza che le vacanze di Natale calmino le acque.

La generazione dei precari rimane senza risposte e ripone le speranze su un solo uomo politico: Nichi Vendola, il governatore della Puglia leader di “Sinistra e Libertà”, fuori dal Parlamento ma con «un peso politico inversamente proporzionale ai mezzi di cui dispongo», ha ammesso lui stesso venerdì scorso, all’aeroporto di Roma Ciampino, quando cafebabel.com gli ha chiesto lumi sui suoi progetti. Doveva prendere un volo low cost per Berlino, dove ha ricevuto il premio Eurosolar 2010 per l’impegno della regione Puglia nel campo delle energie alternative. Era senza accompagnatori, senza scorta, un uomo semplice ma che quando parla scalda i cuori. È lui, in mezzo a tanti partiti impauriti, l’unico a poter sperare in un voto anticipato. «Voglio dire basta ai professionisti della sconfitta», scrive oggi, sicuro di stravincere le primarie del centrosinistra (che potrebbero svolgersi a fine gennaio) come ha fatto per due volte nella sua regione, «voglio che si vada a votare perché il Paese è nel caos». Gay, ecologista, moderno, ma anche cattolico. È in lui che riposano le speranze dei giovani, del popolo dei social network e di tantissimi studenti che martedì marciavano pacificamente.

Foto: (cc)Giampaolo Macorig/flickr; (cc)ScorciDemocratici Torino 2010/flickr; video: YouTube