Studenti a Istanbul: una piccola lezione di apolitica

Articolo pubblicato il 11 novembre 2010
Articolo pubblicato il 11 novembre 2010
Settembre 2010. Gli studenti dell'università di Istanbul hanno la fama di essere ferocemente politicizzati, al punto che anche in mensa si farebbe distinzione tra cibo liberale e conservatore. Una giornalista lituana e un giornalista francese sono andati a confrontarsi con questo mito che a prima vista sembra scomparso per far spazio ad una generazione apolitica. A meno che...

Nell'immensa capitale turca gli studenti si dividono tra le sette università pubbliche e le 30 private. Ma fino a poco tempo fa la separazione, più marcatamente binaria, era al 100% politica: da una parte i giovani lupi liberali che leggono i giornali, fumano sigarette e manifestano; dall'altra gli studenti conservatori che meditano sul loro Corano con il rosario tra le dita.

Mensa politica, un mito da sfatare

Sono le voci di corridoio che attirano la nostra curiosità e che ci indirizzano verso l'università di Istanbul. La mensa, da quel che dicono, sarebbe divisa in due e i pasti varierebbero in funzione dell'appartenenza politica. Dimmi cosa mangi e ti dirò in cosa credi.

Quello che in mensa il cibo cambi a seconda dell'appartenenza politica è un mito da sfatare

È ancora così? Per entrare nella più antica e prestigiosa università di Istanbul, gli studenti esibiscono la loro carta d'identità sotto un enorme arco, poi attraversano un viale costeggiato da prati inglesi, incrociano ragazze velate, giocano a basket e, con nostro grande rammarico, pochi di loro masticano l'inglese. Ne troviamo uno che ci guida verso la mensa. Nel menu sandwich e coca-cola… Kerem, nascosto dietro a un giornale, ci coglie di sorpresa: «La mensa è di tutti!». Per il nostro dottorando in giurisprudenza gli studenti che lo circondano non sono affatto politicizzati, «era così qualche anno fa». E i dibattiti politici che agitano la vita degli studenti oggi? Secondo Kerem, l'attuale governo ha il consenso dei giovani: «per 13 anni, manifestare in piazza Taksim era vietato e giustificato dal rischio di infiltrazioni mafiose. Su questo divieto il governo ha agito correttamente: la gente manifesta e non c'è alcun ferito. Di colpo tutti si chiedono perché non l'abbiano fatto prima».

Dove il velo non crea dibattito

Secondo lui non ci sono state polemiche sul permesso di tenere il velo in universitàPersino per l'ultima generazione la questione passa inosservata. Le ragazze con il velo ora possono portarlo all'università. «Prima dovevano toglierlo all'entrata, c'era un grande contrasto a riguardo, ma il cambiamento è arrivato a poco a poco». Kerem, inoltre, è sorpreso che nell'Ue, in Francia ad esempio, gli stati si oppongano al velo nelle università e a scuola.

È quindi il velo che fa discutere, le mense sono banali e tutti gli studenti ci vanno insieme... Prima sorpresa. Ma non è finita. Nel dipartimento di giurisprudenza, una studentessa di legge continua a stupirci. «Oggi la vita studentesca è molto più viva e varia. Un tempo le sole attrattive erano i club intellettuali e politici... Ora questo non ci importa più».

Quanto alla sua appartenenza politica, la 23enne risponde che «la generazione è apolitica, o per lo meno, preferisce non dire come la pensa». Secondo lei, gli studenti non hanno un'opinione netta sulla questione del velo in università. Tutti sono liberi di vestirsi come preferiscono. Interessante. Sembrerebbe che la relazione con la politica si sia completamente modificata negli ultimi anni. E le mense? «Nel 2005, le mense erano ancora divise in due. L'ho verificato il primo anno. La linea di demarcazione era soprattutto tra fumatori e non fumatori. Da una parte i liberali leggevano i giornali, dall'altra i religiosi giocavano con il loro rosario». Ma dove sono oggi? «La maggior parte di loro ha già preso la laurea, gli altri sono stati espulsi a seguito di problemi con l'università», risponde la studentessa. Quindi le voci di corridoio erano fondate, anche se l'atmosfera elettrica di un tempo non traspare oggi, soffocata da una generazione apolitica e più orientata all'ultimo modello di cellulare per organizzare la prossima serata in discoteca piuttosto che a partecipare a una riunione militante il venerdì sera.

Flash mob

Dato che non esiste un menu liberale o conservatore, il nostro brunch si farà fuori. Ma da lontano si sentono delle grida, un po' a metà strada tra una marcia militare e una partita di calcio. Sorpresa! Ancora ovattati nel mondo apolitico che abbiamo scoperto, ci troviamo faccia a faccia con degli studenti armati di cartelloni colorati che intonano slogan all'unisono. Un flash mob all'entrata di una università apolitica!? Giornalisti, fotografi e un pubblico inerte e poco numeroso circonda i manifestanti. 10 minuti è tutto già finito. Dispersione. Can uğur, uno dei membri di "Youth Opposition", «un'organizzazione rivoluzionaria che segue la scia delle generazioni del '68 e del '78 e che conta tra 2.000 et 2.500 membri nel paese», mi spiega che manifestano contro la legge che permetterebbe alla polizia di entrare in università per effettuare controlli in maniera arbitraria, utilizzando anche la forza se necessario. Noi manifestiamo tutti i venerdì per cambiare le cose. Marxista fino all'osso, il giovane militante vede dietro la "depolitizzazione" dei giovani turchi la mano dei media e del potere.

Sotto accusa è l'eccessiva presenza della polizia all'interno del cortile universitario

Il dibattito sul velo all'università è, ai suoi occhi, un falso problema che distrae l'opinione pubblica dalle questioni che contano davvero, come la povertà e le diseguaglianze nell'accesso all'educazione. Avevate detto: "generazione apolitica"?

Foto: ©Emmanuel Haddad; (cc)iwouldstay/flickr; ©Emmanuel Haddad; ©Daiva Repečkaitė