La comunitarizzazione della politica d’asilo: un passo avanti verso il rafforzamento della protezione dei diritti umani?

Articolo pubblicato il 30 giugno 2003
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Articolo pubblicato il 30 giugno 2003

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La politica d’asilo dopo Amsterdam può essere descritta come un caso di “sporca comunitarizzazione”

In altre parole, gli strumenti della comunità vengono usati nell’ambito del processo decisionale intergovernativo con l’unico obiettivo di adottare uno standard minimo su ogni aspetto dell’asilo. La pratica degli ultimi anni -dopo l’entrata in vigore del Trattato di Amsterdam nel 1999 - ha mostrato che prendere decisioni in materia consiste nella rinazionalizzazione dell’asilo, con scelte assunte al più basso denominatore comune, a detrimento dei diritti umani. Le poche direttive adottate sono piuttosto vaghe e generiche e non assicurano alti standard di protezione dei diritti umani. Secondo il gruppo X, responsabile del dominio della Giustizia e Affari Interni nella Convenzione per il futuro dell’Europa, la mancanza di una politica di asilo sostanzialmente comune a livello europeo è la fonte di tutti i difetti relativi alla protezione dei diritti umani. La completa comunitarizzazione della politica di asilo è davvero la soluzione a questo problema? In altre parole, l’introduzione della votazione a maggioranza qualificata e della procedura di co-decisione rafforzerà la difesa dei diritti umani?

Tanto per cominciare, l’uso della votazione a maggioranza qualificata non è sicuramente una garanzia per la protezione dei diritti umani. La maggior parte degli Stati membri mira a creare un “continente europeo salvo” anche a scapito dei diritti umani. Questa tendenza è confermata da diversi atti adottati e proposti a livello europeo, riguardanti in particolar modo l’asilo. La direttiva sulla protezione temporanea e sulle condizioni di accoglienza, nonché le proposte relative alla qualifica sullo status e le procedure di esame sono esempi di politiche restrittive che gli Stati membri intendono seguire. Inoltre, la lotta contro il terrorismo che è per lo più orientata nei confronti degli stranieri, inclusi i richiedenti asilo, pone ulteriori limiti al rispetto dei diritti umani. Questa tendenza restrittiva è anche indicata dalle recenti proposte inglesi, che sembrano avere il sostegno di quasi tutti gli Stati membri. Secondo il piano suggerito, i rifugiati in cerca di asilo in uno degli Stati europei, in attesa che le loro richieste vengano esaminate, saranno tenuti in campi di raccolta situati in Paesi al di fuori dell’Unione. Oltre a ciò, l’ascesa di partiti di estrema destra in tutt’Europa implica che gli Stati sono sotto crescente pressione politica da parte dell’elettorato per eliminare il numero di immigrati nei propri territori. Senza dubbio il rispetto dei diritti umani fondamentali di coloro che richiedono asilo è una questione di secondaria importanza.

Dal momento che la tendenza generale è la creazione di una fortezza europea, il sistema di maggioranza qualificata non farà che facilitare l’adozione di atti che soddisferanno la maggioranza degli Stati più grandi come Germania, Francia, Spagna e Inghilterra. Questi Stati intendono ridurre i casi di concessione dell’asilo. D’altro canto, l’unanimità può essere usata dagli Stati più liberali come prevenzione di un’azione collettiva più severa. Un esempio recente è la reazione negativa della Svezia alle summenzionate proposte inglesi, che la maggioranza degli Stati sembra sostenere.

Infine, riguardo al potere della Commissione, non ci si dovrebbe aspettare grandi cambiamenti. Secondo un accordo politico ufficioso tra il Consiglio e la Commissione, quest’ultima ha già il diritto esclusivo di iniziativa sui temi d’asilo. Comunque, gli sviluppi degli ultimi due anni hanno mostrato una crescente tendenza del Consiglio di attenuare le proposte più liberali. Ad esempio, per l’adozione finale della direttiva sulle condizioni di accoglienza, sono state necessarie due proposte dalla Commissione, poiché la prima era troppo liberale e le negoziazioni sono durate approssimativamente due anni.

Inoltre, non è sicuro che il Parlamento europeo agirà come contro-potere del Consiglio, adottando un approccio più liberale verso la protezione dei diritti umani. Infatti, la nuova coalizione tra i partiti è a favore di politiche conservative. Indice di ciò, la messa in minoranza, nella plenaria, del rapporto umanitario di R. Evans, che era a favore del mantenimento di alti standard di diritti umani. L’introduzione di una procedura di co-decisione non è quindi una salvaguardia affidabile.

In poche parole, la comunitarizzazione della politica d’asilo da sola, non trasformerà l’Unione in un paradiso di rifugio per quanti sono in cerca di protezione. Anche in caso di una politica d’asilo comune, rimarrà il desiderio degli Stati membri di restringere l’accesso all’UE. Tuttavia, una politica d’asilo comune combinata con ulteriori misure di sicurezza, che non esistono al momento, potrebbe migliorare l’aspetto umanitario dell’Unione.

Attualmente, gli Stati membri dell’UE sono formalmente limitati dalla legislazione internazionale in tema di diritti umani, principalmente dalla Convenzione Europea per i Rifugiati (1951) e dalla Convenzione sui Diritti dell'Uomo(1950). Sebbene gli Stati membri siano parti della Convenzione sui Diritti dell'Uomo(1950), la Comunità nel suo insieme non lo è, ed è molto improbabile che lo diventerà in un futuro prossimo. Ad ogni modo, fino ad ora la Convenzione non ha impedito agli Stati membri di violare diversi dei suoi articoli nell’attuazione delle loro politiche d’asilo . Per di più, gli Stati membri hanno adottato forme di protezione che eludono la Convenzione di Ginevra. Senza nessun’altra garanzia quindi, questi due strumenti internazionali, che costituiscono la principale forma di protezione, non assicureranno i diritti umani dei richiedenti asilo in una politica comune di asilo.

Garanzie efficaci potrebbero forse scaturire dall’obbligo della Commissione di esaminare la compatibilità delle sue proposte con la Convenzione sui Diritti Umani dinanzi alle sedute del Consiglio. In alternativa, la Carta dei Diritti Umani Fondamentali, che include il diritto d’asilo, potrebbe diventare giuridicamente vincolante. Altrimenti, sarà estremamente difficile per gli individui opporsi contro misure nazionali derivanti dall’implementazione delle direttive comunitarie.

Per concludere, una rafforzata protezione dei diritti umani potrebbe essere assicurata unicamente dalla combinazione di comunitarizzazione - per limitare i poteri estensivi degli Stati membri – con un efficiente controllo giudiziario. Ma poiché il rispetto dei diritti umani è solo una questione di second’ordine per gli Stati membri, che restano gli attori principali delle politiche UE, il solo modo per impedire un simile approccio collettivo a livello europeo è un efficiente controllo giudiziario.