"Stone Games", un documentario riscrive la storia tra cechi e tedeschi

Articolo pubblicato il 06 agosto 2013
Articolo pubblicato il 06 agosto 2013

"Stone games", opera prima di Jan Gebert, ritorna sulle espulsioni dei tedeschi dall'Europa centrale dopo la Seconda Guerra Mondiale e sulla percezione della vicenda in Repubblica Ceca. Eretto nella piccola cittadina ceca di Novy Bor, il memoriale della discordia dedicato a 8 tedeschi assassinati ha infiammato la rabbia dei cittadini, che hanno bussato alle porte del sindaco. 

Nel 2003, Johannes Rau, l'ottavo presidente della Repubblica Federale Tedesca, accusò i paesi alleati della seconda guerra mondiale di negare le loro responsabilità per la morte di circa 2,5 milioni di tedeschi in seguito all'espulsione forzata dall'Europa orientale avvenuta tra il 1945 e il 1950. Rau ha affermato che il tragico destino degli sfollati deve essere considerato come una parte della "costellazione storica" del ventesimo secolo, così come l'olocausto. Secondo l'opinione di Rau, "la catastrofe pan-europea può essere veramente compresa solo se osservata nel suo intero contesto". La dichiarazione dell'ex presidente, inoltre, è arrivata nello stesso momento in cui si discuteva sulla  costituzione di un "centro contro le espulsioni" dedicato agli sfollati, la Vertriebene.

DIRITTI Umani

Il dibattito è stato acuito dalla percezione che vi sia, all'interno della Germania, un tentativo poco felice di creare una cultura della vittima - dovuta a un "revisionismo storico tedesco", accellerato dall'unificazione del 1990 - che mira a sminuire la responsabilità tedesca per le atrocità commesse sotto la guida nazista. Tuttavia, fin dalle prime impressioni di cambiamento emerse durante la guerra, tale prassi, che mette in discussione gli stessi diritti dell'uomo, ha generato aspre critiche, soprattutto a causa del timore per la stabilità post-bellica in Europa. 

La questione ha acquisito particolare importanza nella Repubblica Ceca, dove era stata messa a punto una sorta di vendetta, nel quadro della politica ufficiale cecoslovacca di espulsione, attraverso i famigerati decreti Benes (Edward Benes presidente in esilio della Cecoslovacchia occupata, ndr) del 1945 e del 1946, che hanno autorizzato l'espulsione forzata degli abitanti di etnia tedesca. Tale politica da allora è stata spesso descritta come una pulizia etnica e occupa un ruolo centrale nel dibattito sulla nozione di "colpa collettiva". I paesi occupati hanno sollecitato la necessità di liberare il loro territorio il più presto possibile da quella che percepivano come la "razza tedesca aggressiva", elencando le motivazioni più ardite, tra cui quella di non permettere a tali minoranze di intaccare la dignità del proprio patrimonio nazionale. 

'Hra o kámen'

In Stone Games, documentario realizzato nel 2012, Jan Gebert mette in evidenza il continuo disaccordo e le tante versioni del controverso episodio nella Repubblica ceca. Nella piccola città di Novy Bor, nella parte settentionale della Repubblica Ceca, nei territori un tempo popolati dai tedeschi cecoslovacchi, la costruzione di un memoriale riaccende la discordia. La lapide incriminata è stata eretta per celebrare il ricordo di otto tedeschi assassinati nella città, come tentativo da parte del sindaco, decisamente incompreso, di riconciliare le due nazioni. Non sono in pochi, infatti, in città a disprezzare il monumento, compresi gli avversari del sindaco, auto-definiti Zemanites (dal nome dell'ex primo ministro social democratico Milos Zeman, ndr).

Il film ripercorre nei dettagli l'accesa disputa tra le due falangi, che arriva fino allo scontro elettorale nella città. Il rapporto tra la Germania e la Repubblica Ceca si dipana come un microcosmo dalle continue complicazioni. Si scopre che lo stesso sindaco è stato originariamente un dissidente tedesco e che molti anni fa cambiò il suo nome in uno cecoslovacco. Un episodio che evidenzia ulteriormente come la storia tedesca e quella ceca siano inestricabilmente legate. Il documentario riesce a conservare la sua obiettività evidenziando sì l'importanza ma anche il lato ridicolo che assume inevitabilmente la questione, alternando seriosità a momenti di leggerezza, come la presentazione a Zeman di un orribile vaso di vetro con incisa una raffigurazione del suo volto da parte degli oppositori del sindaco.

Tuttavia, a emergere nel documentario, è la preoccupante riaffermazione del nazionalismo. Le discussioni sull'identità cecoslovacca sono la causa delle notti bianche degli oppositori del memoriale, che discutono fino al mattino su cosa oglia dire essere cecoslovacco. Per loro, la lapide non è altro che una commemorazione del fascismo. E in un momento storico in cui molti gruppi stanno cercando nel nazionalismo una forma di protezione, l'opera prima di Gebert riesce ad accendere i riflettori sull'estremismo che minaccia di lacerare molte aree dell'Europa.