Steve Villa-Massone, il pianista di strada che sfida la polizia

Articolo pubblicato il 12 gennaio 2012
Articolo pubblicato il 12 gennaio 2012
Attraversa le strade d’Europa da dieci anni con il piano... in spalla. In questi mesi, Steve Villa-Massone, pianista e compositore francese, delizia i pedoni di Parigi. E siccome, per spingere questo pesante strumento più siamo meglio è, una domenica lo accompagniamo per le vie della capitale francese.

Apre la porta scorrevole di un furgone con il logo di una compagnia di noleggio di veicoli: “Il mio è guasto". All’interno, un pianoforte in verticale sorretto da alcune cinture e un carrello con due grandi ruote. Dopo alcune manovre, il piano – regalo di un negozio di musica di Nizza - è già in strada, pronto per essere trasportato da Steve, pianista e compositore che da ormai sei mesi a questa parte si può incontrare negli angoli più insoliti di Parigi, intento a suonare. E’ da dieci anni che questo trentenne di Nizza porta il suo piano per le strade di molti paesi. “E' il piano più felice del mondo: viaggia molto e vede tante cose".

Chiave di sol in rue de Rivoli

Porta jeans, scarpe da ginnastica, giubbotto di pelle e sciarpa. “Oggi vado sotto i portici del Consiglio di Stato", ci spiega. Dopo aver spinto il pianoforte per alcuni metri di fronte allo sguardo curioso dei turisti, si ferma in un angolo di rue Rivoli. Appoggia lo zaino ai piedi, posa un cestino e alcuni cd sotto il piano e apre la tastiera. In mezzo al traffico denso e al movimento caotico dei pedoni suona il Valzer del minuto di Chopin e i passanti, sorpresi, iniziano a raggrupparsi intorno a lui. Gli accordi si susseguono al ritmo delle monete che cominciano a cadere nel cestino. “Suonare in strada mi permette di guadagnare molto”, dice. Fa solo delle brevi pause per ringraziare chi applaude. Dopo un’ora si alza e si rivolge al suo amico, il conducente del furgone: “Devo trovare urgentemente un bagno!".

Mentre gli spiega dove andare, ne approfittiamo per chiacchierare con lui, in piedi. "Non suono il piano in strada per sopravvivere. Mi guadagno da vivere in questo modo". Raggiunge uno degli hotel della zona e al ritorno dice: “Bisogna cambiare quartiere. Andiamo in Boulevard Haussman, davanti alla Gallerie Lafayette”. Si ripetono le manovre di trasporto e saliamo nella parte di davanti del veicolo. Sul cruscotto ci sono una caraffa e un bicchiere: "Ti possiamo anche offrire un caffè". Sono le sei del pomeriggio di una domenica di dicembre e ci dirigiamo verso una di quelle grandi strade in cui a mala pena si riesce a fare un passo. Oltretutto piove, il che rende ancora più difficoltoso il traffico. “Nessuno tira fuori un pianoforte da 140 kg e lo sposta da una parte all'altra per piacere”, chiarisce, mentre dice all'amico alla guida di fare attenzione a una macchina che passa a fianco. Grazie a lui, i parigini staccano gli occhi dai telefonini: “Le persone che si fermano sono persone sensibili alla musica”. Poi, a volte, la polizia si infila nella folla per multarlo. “Sono fuori legge. E’ proibito suonare per la strada”.

Dal Conservatorio alla strada

Steve suonò per la prima volta i tasti di un piano all'età di cinque anni, grazie alle lezioni private di suo fratello. Seguì un paio di corsi al conservatorio per "perfezionare la tecnica e apprendere quanto necessario per poter comporre". E qualcuno lo ispirò. “Lavoravo in un bar a Nizza e vidi un uomo che ogni giorno portava in strada il suo piano. Iniziai a lavorare con lui. Viaggiavamo. Quando lui abbandonò io continuai con l’idea. Iniziai a suonare in strada per divertimento diventò un lavoro”. Anche se la sua famiglia faticò ad accettarlo. “Mio padre mi prese per pazzo. Pensavano che fosse un divertimento. Rapidamente diventò qualcosa che poteva avere un futuro, e allora mi incoraggiarono".

Tutti i giorni dell’anno, che piova o che ci sia il sole, Steve suona. “E’ importante che la gente sappia che può trovarmi sempre per strada”. Il boulevard Haussman e la rue Caumartin sono due delle posizioni più frequentate. Questo sì, il bilancio della giornata, "dipende dal luogo, dal quartiere, dal tempo e dall’ora”, spiega, mentre indica all’autista la strada più breve. “Io non ho la patente, ma c’è sempre qualche amico disposto a darmi una mano”. Ha suonato in tutta Europa, dalla Francia alla Polonia, anche se la sua città preferita è Parigi: "Qui ci sono molte opportunità. Qui non sono obbligato a lottare con nessuno per poter lavorare”.

Componendo per l’Opéra Garnier

In strada, spesso riceve offerte di lavoro per suonare nei bar, ma trova sempre tempo per la sua vera passione: comporre. “In questo momento sto componendo un'opera per alcuni coreografi dell'Opera Garnier di Parigi. Dei 16 brani, 3 saranno mie composizioni”. E forse questo diventerà il suo trampolino definitivo: “L'ideale sarebbe comporre per il cinema”. Riconosce che gli piacerebbe aver scritto la Grande Polonaise di Chopin che si sente nell'ultima scena de Il pianista (Polanski, 2002). “Mi piacerebbe fare musica per film di questo livello”, dice, mentre rimprovera il conducente che sta iniziando a disperare per il traffico: “Non serve a niente suonare il clacson, tanto è tutto bloccato”.

Attraversando i semafori di Parigi si incomincia a notare un certo sconforto nella sua voce: “Vorrei avere un po' più di riconoscenza per il mio lavoro”. E questo arriverà, di sicuro. Per il momento, può contare sull'appoggio più importante: quello dei passanti dei viali parigini che ogni giorno si fermano qualche minuto per ascoltarlo, in mezzo al caos di questa grande città.

Foto: © Cristina Cartes; video: cafebabel/youtube