Stefan Zweig, un innamorato dell'Europa che muore per lei

Articolo pubblicato il 29 gennaio 2017
Articolo pubblicato il 29 gennaio 2017

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Il mondo orgoglioso del suo progresso e fiducioso nel futuro svanisce sotto la minaccia della conquista nazista che avanza senza pietà. Il Festival di Arti Sceniche di Siviglia porta in Andalusia il ricordo e la riflessione sulla vita e l'opera di Stefan Zweig, uno dei più famosi scrittori del XX secolo portato al suicidio dalla sua devozione per la vita, l'Europa e la libertà.

La dolce influenza dell'ebbrezza per le scienze e le arti della fine del XIX secolo e dell'inizio del XX si vide interrotta dall'avvento del nazionalsocialismo di Hitler, con sudditi in tutto il pianeta. La capitale della cultura in Europa, Vienna, non ospita ormai più intellettuali liberi, nei suoi bar. Questo è il mondo da cui si congeda volontariamente il noto scrittore austriaco Stefan Zweig nel suo esilio il 22 febbraio 1942 in Brasile, dato che l'unica cosa che gli rimane è il potere di decisione sulla fine della propria vita.

"Un'ora nella vita di Stefan Zweig" è un'opera teatrale diretta da Sergi Belbel incentrata proprio su quelle ultime e meticolose ore perfettamente orchestrate della vita dello stimato scrittore. Ore serene e decise che saranno sconvolte dall'inattesa visita di un connazionale, non si sa se ebreo o spia, la cui ossessione collezionista provocherà dubbi di carattere momentaneo circa il suicidio nel signor Zweig e nella sua giovane moglie, Charlotte E. Altman, 25 anni più giovane di lui.

Storia e copione

Finzione e realtà si combinano in modo magistrale per presentare al pubblico, nel salone di Petrópolis in cui si realizza, il piano che Zweig, stanco di viaggiare e di fuggire, nella sua condizione privilegiata di intellettuale, mette in pratica, prigioniero dei propri pensieri che l'hanno convinto del fatto che il suo mondo, il mondo di ieri, scomparirà per sempre nelle mani del Terzo Reich.

Una scenografía semplice ma efficace, nella quale la scrivania del protagonista, insieme ai suoi scacchi e alle luci dirette, conferisce allo scenario l'intimità necessaria per accompagnare i personaggi nel corso di tutta l'opera.

William Blake, Rilke, Balzac o Montaigne saranno filosofi e scrittori dei quali Zweig realizzerà biografie e interpretazioni, ma è a quest'ultimo, Montaigne, cui si rifà l'autore del testo dell'opera, Antonio Tabares, per rafforzare il concetto della morte come parte della vita su cui il soggetto sperimenta il massimo esercizio di libertà.

Colloquio con gli attori

Tanto Roberto Quintana (Zweig), come Celia Vioque (Charlotte E. Altman) e Gregor Acuña (l'ambiguo connazionale) concordano nello spiegare che il lavoro di interpretazione dell'isolamento è stato il comun denominatore di tutti i loro personaggi.

Zweig, scrittore il cui potere di convocazione potremmo paragonare alle messe in scena di Steve Jobs, non potrebbe permettersi il lusso di perdere le staffe in nessun momento. Charlotte, donna dell'epoca innamorata della materia grigia del suo sposo, è servizievole e accomodante con tutte le conseguenze che ciò comporta, e il misterioso raccomandato dall'amico di Zweig, Strauss, deve mantenere in segreto la sua ossessione compulsiva per il collezionismo delle reliquie di un'epoca che sembra dire addio per sempre.

I tre sono indubbiamente attori straordinari che hanno portato al pubblico sivigliano la memoria di un autore non molto conosciuto nel sud dell'Europa dalle giovani generazioni ma che, dopo la sua scoperta, hanno iniziato a studiare come uno dei principali testimoni del XX secolo.

Roberto Quintana ​mette in particolare rilievo il contesto storico in cui avviene l'azione. I nazisti si espandono senza tregua, Shangai è appena caduta e il terrore riempie i cuori degli innamorati dell'epoca. Un Brasile in pieno carnevale seppellisce del tutto l'anima dello scrittore, perché vede allegria ed euforia nello stesso mondo in cui esistono campi di concentramento e sterminio che, a suo giudizio, giungeranno in America Latina prima di quanto ci si aspetti.

Rifugiati

Quasi 80 anni dopo quel dramma in cui l'umanità perse la propria condizione, in Europa continuiamo a vivere situazioni estreme incomprensibili alla ragione. Migliaia di persone vengono in Europa, nel continente per cui morì Zweig, cercando una terra promessa di democrazia, pace e uguaglianza. Non dimentichiamo i nostri principi fondamentali.