Stasi 2.0, licenza di spiare. A rischio la privacy in Europa

Articolo pubblicato il 04 dicembre 2007
Articolo pubblicato il 04 dicembre 2007

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Sei spiato, caro lettore. Anche ora, mentre stai leggendo questo articolo. Telefono in Germania, metro in Inghilterra, banlieues in Francia: il grande fratello è ovunque.

L'altoparlante è senza appello: «Raccogliere i rifiuti, prego, e gettarli nell'apposito cestino». Non è una scena tratta dal romanzo di George Orwell 1984, ma una realtà già ben consolidata nella città portuale di Middlesbrough, nell'Inghilterra del Nord. Dove dei videocontrollori sorvegliano passo passo ogni persona. Se il passante non reagisce, la Evening Gazette locale, pubblica la sua foto con preghiera di identificazione. In Gran Bretagna polizia, autorità, comuni, aziende, privati e servizi pubblici filmano i propri concittadini con circa 4,2 milioni di telecamere a circuito chiuso. A confronto il resto dei paesi dell’Europa occidentale contano in tutto 6,5 milioni di telecamere di vigilanza. I britannici guadagnano, così, il primo posto. Basti pensare che un londinese viene filmato, in media, 300 volte al giorno.

Attenzione: è in arrivo la nuova cimice

Anche altre grandi città europee non sono da meno. A Parigi è stata da poco presentata la cimice di sorveglianza 'Elsa' (Oggetto leggero per la sorveglianza aerea ndr), una specie di mini velivolo di sorveglianza con telecamera integrata che dovrebbe garantire più sicurezza nei sobborghi in fermento. Il Ministro degli Interni francese Michèle Alliot-Marie ha persino parafrasato il poeta Aragon – autore degli splendidi versi Gli occhi di Elsa – per tessere le lodi degli “occhi” degli omonimi droni. L’azienda dei trasporti pubblici berlinesi si è lanciata in una sperimentazione alquanto singolare: diffondere musica classica all'interno delle stazioni per allontanare senza tetto e spacciatori. Un'iniziativa che, inoltre, alimenterebbe nei viaggiatori la sensazione di sicurezza. Nella capitale tedesca le telecamere sono installate già in molti luoghi: nelle stazioni, nei vagoni della metropolitana, nei tram e sugli autobus. Ma anche davanti alle poste, alle aziende private e nelle piazze pubbliche.

Sono pochissimi i provvedimenti introdotti alla luce del sole, sicché gli utenti non ne percepiscono le reali conseguenze per la privacy.

Stasi 2.0

Secondo una Direttiva Ue del 15 marzo 2006 i dati delle comunicazioni degli stati europei devono essere conservati per due anni. Questa direttiva dovrebbe entrare in vigore in Germania il 1° gennaio 2008, salvo che nelle prossime settimane il Presidente federale Horst Köhler si pronunci contro il progetto di legge. Intanto già il 22 settembre e il 6 novembre 2007 si sono tenute in tutta la Germania delle manifestazioni contro questa prospettiva. Tuttavia il Bundestag ha approvato la legge il 9 novembre, proprio nel diciottesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino. Diciotto anni fa le persone si abbracciavano perché lo stato di sorveglianza era stato finalmente abbattuto. Ora arriva la Stasi 2.0 (una versione rivisitata della polizia politica della Germania dell'Est ndr). Se Köhler non riserverà sorprese dell'ultimo minuto, le manifestazioni di protesta in tutta la Germania non si faranno attendere.

Ma le nostre telefonate sono già tenute sott'occhio da tempo. Echelon è il nome della rete di spionaggio che intercetta già da decenni le conversazioni attraverso l’identificazione di parole chiave. È sottoposto all’amministrazione del servizio di intelligence americano National Security Agency (Nsa). Anche le perquisizioni online, sebbene ancora prive di un fondamento giuridico, vengono effettuate in Germania già dal 2005 attraverso il cosiddetto sistema Bundestrojaner.

Internet, l'occhio invisibile

Anche il motore di ricerca Google conserva le richieste di ricerca e produce dei profili. Le autorità possono accedere a questi dati. Il metamotore di ricerca proveniente dai Paesi Bassi, Ixquick, si vanta invece di non conservare i dati privati degli utenti. Su Gmail, il servizio e-mail di Google, tutte le e-mail vengono controllate automaticamente a scopo di marketing. Inoltre l’azienda limita la libertà di opinione e di stampa, ad esempio in Cina dove filtra i risultati di ricerca.

Se i diritti fondamentali vengono limitati ulteriormente, anche i giornalisti non possono più proteggere i loro informatori. Così anche le nazioni europee si piazzano molto male nella classifica della libertà di stampa, pubblicata il 16 ottobre 2007 per la sesta volta dalla Ong Reporter senza frontiere. Dall’altre molte persone rivelano volontariamente delle informazioni molto personali nei social network come MySpace o Facebook. Non sono solo i futuri datori di lavoro ad informarsi qui sui propri candidati. Da tempo è noto che la piattaforma di candidature Monster è stata violata e che i curricula sono stati copiati. Anche con le carte di credito o con le tessere fedeltà si ottiene lo stesso scopo. I profili degli utenti possono venire così affinati.

È certo che qualunque sorveglianza tecnicamente e finanziariamente possibile verrà realizzata. Rimane però oscuro al singolo cittadino chi sia ad utilizzare questi dati e per quali scopi, o chi desidererà farlo in futuro. Particolarmente pericoloso è il collegamento tra diversi insiemi di dati. Perché così è possibile ricostruire profili più ricchi di dettagli, a cui le autorità possono accedere.

Un problema che viene illustrato anche nel thriller politico di Tony Scott Nemico pubblico. Ognuno dovrebbe capire quanto prezioso e importante è l’anonimato in una società libera e democratica. Già il padre della Costituzione americana, Benjamin Franklin, diceva: «Chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza, non merita né l'una né l'altra».

(Foto in homepage: © Capelare/flickr; nel testo: © Anika Kloss & Judith Engelmeier)