Stampare in 3D a Palermo con Fab Lab@School

Articolo pubblicato il 13 dicembre 2015
Articolo pubblicato il 13 dicembre 2015

"Un Fab Lab è uno spazio dove si può costruire quasi di tutto", dicono in America. L'invito è rivolto ai creativi che hanno idee e progetti da realizzare, perché anche a Palermo c'è un sistema per costruire oggetti con il 3D printing e gli altri strumenti annessi. Inventori di ogni età, prendete nota e contattate il Fab Lab@School dell'Istituto Tecnico Industriale Vittorio Emanuele III.

Uno scafo catturato con il laser scanner per il 3D. Sembra un scenario di fantascienza e invece adesso è realtà. L'imbarcazione non è una barchetta qualsiasi ma la class 40 da competizione di Gaetano Mura, navigatore oceanico estremo affermato in Italia e nel Mondo. Nel cantiere di Sant'Onofrio (Trabia) un altro scafo non smette di partorire storie, quello di Lisca Biancail glorioso veliero dei coniugi Albeggiani che alla fine degli anni Settanta dalla Sicilia girò il mondo. Lì si sono incontrati Gaetano Mura Francesco Belvisi, tra i fondatori del Fab Lab@School di Palermo, progetto di contrasto alla dispersione scolastica finanziato da Fondazione con il Sud e coordinato da Legambiente Palermo.  

È così che è nata l'intuizione di ingegneria navale: scannerizzare la class 40 di Mura con il laser scanner attraverso una nuvola di punti nello spazio ed estrapolare le geometrie dell'imbarcazione per creare un modello cad dal quale riprogettare alcune componenti. Da quell'esperienza Mura ha cercato nuove, possibili applicazioni del 3D printing.

«Mura è un navigatore atipico che resta negli oceani per settimane», racconta Belvisi. «In più conosce bene le avarie che possono generarsi senza poter avere nessun componente di ricambio. E il Trans Island Project è una possibile applicazione della stampa 3D alla nautica», prosegue. «Durante la navigazione si può rompere infatti una puleggia, un canale di raffreddamento o il segnavento in testa d'albero: questi oggetti potrebbero essere realizzati avendo a bordo del materiale e una stampante 3D e ricevendo un file di progetto da terra. Si possono anche portare file a bordo per precauzione», aggiunge.

Un laboratorio tecnologico e condiviso 

Il Fab Lab@School Palermo di via Duca della Verdura nasce all'interno dell'Istituto Tecnico Industriale Vittorio Emanuele III. A Palermo ci sono molti luoghi dove poter eseguire progetti in 3D printing (Fab Lab Palermo di via P. Belmonte, Sprawl Design Industries dell'incubatore ARCA, Pradlab, Easy 3D, Fab Lab di Leroy Merlin), ma il Fab Lab@School sposa una logica da sharing economy, condividendo strumenti di fabbricazione come le frese a controllo numerico, i laser scanner, i computer cad, le tagliatrici, le stampanti 3D e altri strumenti. I progetti si possono disegnare da sé, oppure trovare in siti open source dedicati. C'è anche un magazzino con pannelli di compensato, filamenti, materiali di origine vegetale, nylon e materiali gommosi.

«Se si pensa che la sede Greenpeace di Londra è tutta arredata con questa filosofia, si capisce quanto l'arredamento sia un esempio prezioso di applicazione del 3D printing, che riducendo la movimentazione dei materiali in loco e abbattendo i costi consente - con un progetto acquistato online, alcuni pannelli di compensato e pagando poche decine di euro di taglio - di creare prodotti del tutto originali e inediti», spiega Belvisi. Un ottimo modo per rispondere ad esigenze locali con scarse risorse. Come il 3D printing in ambito medicale, probabilmente una delle applicazioni più promettenti. Basti pensare che una stampante 3D in Africa potrebbe costruire protesi molto meno costose di quelle prodotte dalle multinazionali.

La rivoluzione in 3D

Non è un caso che l'economista Jeremy Rifkin abbia parlato a proposito di 3D printing di "terza rivoluzione industriale", grazie alla produzione just in time, l'annullamento dei trasporti e la riduzione del magazzino. Dagli Usa arrivano progetti con cui si riesce ormai a stampare anche la salsa wasabi e la nutella in 3D. E Belvisi è perfettamente d'accordo con l'autore statunitense. «La stampa 3D ti permette di costruire oggetti svincolati dalla logica industriale. Uno strumento che cambia il modo di progettare. Puoi fare prodotti personali e ricercati, con geometrie completamente nuove: un osso con i metodi tradizionali non lo puoi produrre, con la stampa 3D puoi creare pezzi di osso o di calotte craniche che aprono nuovi scenari in ambito biomedicale. E ciò lo si produce localmente, lo può fare un artigiano a rischio di chiusura bottega anziché una schiera di lavoratori sfruttati in un continente lontano».

Quando infine chiediamo cosa non si può proprio creare con una stampante 3D, Belvisi spiega che non vale la pena fare un piatto di plastica, così come non è possibile fare oggetti ad altissimo valore aggiunto come l'iPhone, ma poi ribalta la domanda: «Quali oggetti indispensabili non potremmo costruirci a Palermo?» In effetti, volendo, con il 3D priting si può lavorare il legno, la ceramica, il vetro e sono già state fatte barche, case, auto e moto. Con Arduino si può anche dare un'anima elettronica agli oggetti, e al Fab Lab@School sono già presenti laboratori su questa scheda programmabile che è un minicomputer libero e aperto, pronto per diversi sviluppi e funzioni.