Stamina, ovvero come un non dottore riesce ad agire come tale

Articolo pubblicato il 02 aprile 2014
Articolo pubblicato il 02 aprile 2014

Stamina di Davide Vannoni è un metodo principalmente rivolto alle malattie neurodegenerative, e si baserebbe sulla conversione di cellule staminali mesenchimali in neuroni. Ma è anche una storia sulla continua contrapposizione tra tesi non sempre opposte,  che continuamente cambiano le carte in tavola, a favore prima della logica e poi dell'etica.

Il bi­so­gno pres­san­te è di fare chia­rez­za su tutta la vi­cen­da. Ci hanno pro­va­to in molti, e riu­sci­to in pochi. Pro­va­re a ca­pi­re a chi dare ra­gio­ne o a chi torto per ri­spet­ta­re un ina­mo­vi­bi­le sche­ma di bian­co e nero, dove c'è chi sba­glia con­tro chi vince è dif­fi­ci­le. E la si­tua­zio­ne di Sta­mi­na que­sto sche­ma qui pro­prio non lo pre­ve­de. 

il boom: CO­S'E' IL ME­TO­DO STA­MI­NA

L'in­te­res­se del gran­de pub­bli­co per la vi­cen­da è ini­zia­to dopo la messa in onda dei ser­vi­zi del pro­gram­ma te­le­vi­si­vo Le Iene Show, ma la sto­ria co­min­cia molto prima. Lo show tra­smet­te sto­rie di sog­get­ti af­fet­ti da pa­to­lo­gie gravi (ictus, le­sio­ni spi­na­li, pa­ra­li­si ce­re­bra­le) o ma­lat­tie de­ge­ne­ra­ti­ve del si­ste­ma ner­vo­so tra cui il morbo di Par­kin­son, la scle­ro­si mul­ti­pla, la scle­ro­si la­te­ra­le amio­tro­fi­ca (Sla). Le pro­mes­se sono chia­re: gua­ri­gio­ni quasi mi­ra­co­lo­se e re­cu­pe­ri che vanno dal 70% al 100% della con­di­zio­ne ini­zia­le. No­no­stan­te le suc­ces­si­ve ret­ti­fi­che del pro­gram­ma, i ser­vi­zi chia­ra­men­te po­ne­va­no sotto una luce po­si­ti­va l'in­te­ro me­to­do, schiac­cian­do ri­pe­tu­ta­men­te l'in­ter­rut­to­re sen­ti­men­ta­le ed emo­ti­vo, e po­nen­do il pro­ta­go­ni­sta della vi­cen­da Da­vi­de Van­no­ni, lau­rea­to in Scien­ze della Co­mu­ni­ca­zio­ne e au­to­re di testi di co­mu­ni­ca­zio­ne per­sua­si­va, in un'ot­ti­ca de­ci­sa­men­te fa­vo­re­vo­le. 

Van­no­ni si fa pro­mo­to­re del me­to­do Sta­mi­na, ga­ran­ten­do di aver­lo pro­va­to su sé stes­so. Nel 2004 si sve­glia con un'im­prov­vi­sa pa­re­si fac­cia­le e dopo aver ten­ta­to in tutta Ita­lia di­ver­se cure nes­su­na delle quali sem­bra­va  fun­zio­na­re, si reca in Ucrai­na  dove era in corso una ri­cer­ca su cel­lu­le sta­mi­na­li. A Khar­kov in­con­tra i bio­lo­gi ucrai­ni Elena Sche­gel­ska­ya e Vya­che­slav Kly­men­ko, si fida e si sot­to­po­ne alle cure con la spe­ran­za che pos­sa­no ri­pri­sti­na­re il di­fet­to nel suo volto.  Da lì ini­zia tutto. Van­no­ni vede ri­sul­ta­ti po­si­ti­vi, si ap­pas­sio­na allo stu­dio, e de­ci­de di im­por­ta­re il me­to­do anche in Ita­lia.

il di­lem­ma delle CURE COM­PAS­SIO­nE­VO­Li

Le cure com­pas­sio­ne­vo­li rap­pre­sen­ta­no la pos­si­bi­li­tà di uti­liz­za­re, a fini te­ra­peu­ti­ci, me­di­ci­na­li o te­ra­pie per i quali non è an­co­ra stata com­ple­ta­ta la fase di­spe­ri­men­ta­zio­ne cli­ni­ca. E il me­to­do Sta­mi­na rien­tra tra que­ste. Ma il pro­ble­ma è ca­pi­re dove i ten­ta­ti­vi esa­spe­ra­ti di sal­va­re la vita di qual­cu­no vi­ci­no, ab­bia­no por­ta­to chi si è af­fi­da­to a Van­no­ni&Co. Fin dove si può spin­ge­re la pro­pria fi­du­cia? 

Nel 2009 in­fat­ti un'in­chie­sta è stata av­via­ta nei con­fron­ti di Van­no­ni e della Sta­mi­na Foun­da­tion ONLUS, as­so­cia­zio­ne senza scopo di lucro che Van­no­ni ha fon­da­to con Ma­ri­no An­do­li­na, fino al 2011 di­ret­to­re del Di­par­ti­men­to tra­pian­ti del­l’o­spe­da­le Burlo Ga­ro­fa­lo, di Trie­ste, coin­vol­to nella vi­cen­da pro­prio per la som­mi­ni­stra­zio­ne del me­to­do. At­tual­men­te si ri­tie­ne in­fat­ti che il me­to­do, per la mag­gior parte del tempo te­nu­to se­gre­to dai suoi pro­mo­to­ri nelle me­to­di­che e nei par­ti­co­la­ri, sia privo di una va­li­di­tà scien­ti­fi­ca che ne at­te­sti l'ef­fi­ca­cia dal punto di vista te­ra­peu­ti­co. Inol­tre non ri­sul­ta siano mai state rese note pub­bli­ca­zio­ni, senza il giu­di­zio della co­mu­ni­tà scien­ti­fi­ca in­ter­na­zio­na­le, che in­fat­ti ha sol­le­va­to nu­me­ro­se obie­zio­ni e la­cu­ne, no­te­vol­men­te pre­oc­cu­pa­ta per l'in­ci­den­za che il me­to­do stava ot­te­nen­do.  Lo sche­ma del buono e cat­ti­vo, al­lo­ra sem­bra chia­ro e fa­ci­le da de­fi­ni­re: Van­no­ni è un im­po­sto­re e le per­so­ne che sono en­tra­te nel suo giro, solo po­ve­re vit­ti­me. 

Ma un'al­tra real­tà rende il piano più com­pli­ca­to. Quel­la di al­cu­ni pa­zien­ti che con­ti­nua­no a di­fen­de­re Sta­mi­na e il loro di­rit­to a sot­to­por­si a pro­prio ri­schio alla spe­ri­men­ta­zio­ne. 

Quin­di ar­ri­va­re ad ac­cet­ta­re tutto, e cioè che anche un me­to­do a cui non è mai stata ri­co­no­sciu­ta una va­li­di­tà scien­ti­fi­ca e che anzi, da quan­to emer­ge dai ver­ba­li dei NAS sui cam­pio­ni, non mo­stre­reb­be che qual­che trac­cia di cel­lu­le sta­mi­na­li al loro in­ter­no, sem­bra es­se­re un prez­zo da pa­ga­re non trop­po gra­vo­so per chi è coin­vol­to. Il la­vo­ro in­fat­ti non rien­tra nelle Good ma­nu­fac­tu­ring prac­ti­ces (Gmp), cioè nelle Norme di buona fab­bri­ca­zio­ne, che fanno in modo che il pre­pa­ra­to da som­mi­ni­stra­re sia im­pec­ca­bi­le dal punto di vista della for­mu­la­zio­ne e si­cu­ro per il pa­zien­te. 

La ra­gio­ne quin­di po­treb­be stare nelle fa­mi­glie che so­sten­go­no il loro di­rit­to a sot­to­por­si a Sta­mi­na, come una scel­ta li­be­ra e unica al­ter­na­ti­va ri­ma­sta. Ma nella si­tua­zio­ne emo­ti­va in cui que­ste si ri­tro­va­no la ratio obiet­ti­va è la­scia­re loro que­sta li­ber­tà, spin­ta dall' im­pul­so della di­spe­ra­zio­ne, op­pu­re far pre­va­le­re la lo­gi­ca del­l'il­le­ga­li­tà che evi­den­te­men­te emer­ge nella com­ple­ta in­fon­da­tez­za del me­to­do sta­mi­na? 

UN "NON DOT­TO­RE"

La que­stio­ne è anche un'al­tra: una per­so­na qual­sia­si, nello spe­ci­fi­co un esper­to di co­mu­ni­ca­zio­ne, ha avuto la ca­pa­ci­tà di scuo­te­re il mondo della ri­cer­ca scien­ti­fi­ca, ed è stato l'u­ni­co in grado di dare un'al­ter­na­ti­va, a quan­to pare non trop­po va­li­da. Un que­si­to che ri­cor­re per tutta la vi­cen­da ri­guar­da il modo in cui un trat­ta­men­to non ap­pro­va­to sia riu­sci­to ad en­tra­re al­l’in­ter­no del­l’o­spe­da­le pub­bli­co di Bre­scia. Lo spa­ven­to­so sce­na­rio di un paese il no­stro, in cui "chiunque", senza la co­no­scen­za e la pro­fes­sio­na­li­tà che il campo ri­chie­de, può farsi pro­mo­to­re di una cura, ac­qui­si­re la fi­du­cia di mi­glia­ia di per­so­ne (dal 2008 sono stati trat­ta­ti 65 pa­zien­ti in Ita­lia, ma a Sta­mi­na Foun­da­tion sono ar­ri­va­te più di 10 mila ri­chie­ste) ed es­se­re ca­pa­ce di ge­sti­re de­ci­ne di mi­glia­ia di euro senza trop­pi in­top­pi.  Come ha fatto l’I­ta­lia a dare cre­di­to alla sua fon­da­zio­ne? “Fab­bri­che di cure”, ge­sti­te come un bui­sness, e ma­ga­ri con l'as­sen­za della pro­fes­sio­na­li­tà ne­ces­sa­ria, po­treb­be­ro di­ven­ta­re un fu­tu­ro non trop­po im­pro­ba­bi­le.

In­fi­ne gli in­te­res­si. Van­no­ni ha sem­pre so­ste­nu­to la ne­ces­si­tà della se­gre­tez­za pro­prio per evi­ta­re che altri po­tes­se­ro ap­pro­fit­ta­re della sua sco­per­ta con l'in­ten­to di di­fen­der­si dal mo­no­po­lio delle case far­ma­ceu­ti­che ma si è. La bi­lan­cia del torto e ra­gio­ne sem­bra de­fi­ni­ta con Van­no­ni di­fen­so­re del di­rit­to al sa­pe­re, con­tro il grup­po chiu­so della casta far­ma­ceu­ti­ca. Ma se­con­do al­cu­ni, il me­to­do sa­reb­be stato già ven­du­to da Van­no­ni, pro­prio ad un grup­po di ri­cer­ca e spe­ri­men­ta­zio­ne far­ma­ceu­ti­ca, quan­do lo stes­so di­ce­va che, nel caso fosse stata av­via­ta una spe­ri­men­ta­zio­ne na­zio­na­le, le cure sa­reb­be­ro state gra­tui­re.

A pre­scin­de­re dal­l'e­vo­lu­zio­ne di que­sta spe­ci­fi­ca vi­cen­da, an­co­ra una volta sorge un dub­bio: quan­to c'è di giu­sto e quan­to di sba­glia­to nel voler di­vul­ga­re au­to­no­ma­men­te le pro­prie sco­per­te?Sa­reb­be scon­ta­to un giu­di­zio po­si­ti­vo per la dif­fu­sio­ne au­to­no­ma: se guar­dia­mo al mondo della ri­cer­ca, for­te­men­te in­fluen­za­to dalle lobby, può non sem­bra­re del tutto sba­glia­to che Van­no­ni o chiun­que altro pensi di voler gua­da­gna­re su una sco­per­ta con­dot­ta au­to­mo­ma­ne­te al posto di di­vul­gar­la e far sì che anche altri pos­sa­no trar­ne be­ne­fi­cio. Il ri­schio in op­po­sto è però que­sto: un alto li­vel­lo di in­cer­tez­za tra quel­lo che è scien­ti­fi­ca­men­te va­li­do e quel­lo che non lo è. Il con­trol­lo sui con­te­nu­ti e sulla pro­fes­sio­na­li­tà ri­schie­reb­be di sfug­gi­re di mano, come ef­fet­ti­va­men­te è suc­ces­so in que­sto caso.

Que­sta di Sta­mi­na po­treb­be es­se­re anche l'oc­ca­sio­ne per av­via­re un serio di­bat­ti­to sul­l'ar­go­men­to e ri­sol­ve­re la con­fu­sio­ne sulla re­go­la­men­ta­zio­ne della spe­ri­men­ta­zio­ne e delle cure com­pas­sio­ne­vo­li di cui (unico dato certo) Van­no­ni ha evi­den­te­men­to ap­pro­fit­ta­to. Re­sta­no quin­di tanti dubbi, con la dif­fi­col­tà di schie­rar­si e pren­de­re una po­si­zio­ne in que­sto in­tri­ca­to sche­ma di giu­sto o sba­glia­to. La do­man­da prin­ci­pa­le in­fat­ti resta: e la lo­gi­ca o etica a dover pre­va­le­re?