Stagisti: carne da macello per il mercato del lavoro

Articolo pubblicato il 02 dicembre 2009
Articolo pubblicato il 02 dicembre 2009

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Sei giovane, competente e cerchi un posto di lavoro nelle grandi città europee? Scordatelo. Tutto quello che il settore privato ti può offrire è uno stage: cioè lavorare sodo, e gratis. Gli stage rappresentano una nuova “moda” sul mercato del lavoro che si è adeguato alla crisi economica. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi?
Perché i giovani accettano, nonostante tutto, uno stage e perché le compagnie li preferiscono agli assunti a tempo pieno? Che cosa pensano di fare i rappresentanti delle istituzioni europee per difendere i giovani?

Siti come Euractiv.com, Eurobrussels.com, Jobsinbrussels.com e altri sono pieni di offerte di stage del settore privato. La città degli stage per eccellenza è Bruxelles, che attira giovani da tutte le parti dell’Europa, specializzati in diversi settori. Sia che arrivino dall’ambito non-governativo sia dal settore privato, gli stage non vengono pagati (oppure le ricompense sono bassissime), ma prevedono le responsabilità di una persona regolarmente assunta. Nonostante le aziende sembrino abusare dei giovani, c’è qualcosa di comico in una tale realtà: i giovani continuano a lottare per questi stage, consapevoli che “da qualche parte devono pur iniziare”.

Anche gli stage non sono più gli stessi

(generation-p.org)Pensato inizialmente come metodo per facilitare il passaggio dei giovani dalle aule universitarie al mercato del lavoro, lo stage è diventato una soluzione temporanea per tutte le aziende in crisi dal punto di vista finanziario e delle risorse umane. Alcune, per invogliare i giovani, parlano di possibilità di assunzione alla fine dello stage nel caso in cui lo stagista non deluda le aspettative. E invece… le cose possono cambiare durante i 3 - 6 mesi del periodo di praticantato. Altre aziende offrono retribuzioni 3 o 4 volte inferiori rispetto allo stipendio che riceverebbe una persona assunta a tempo pieno per lo stesso posto di lavoro.La diversa interpretazione del concetto di stage è riconosciuta anche da Celestino Corbacho, ministro spagnolo del Lavoro e dell’Immigrazione: «Purtroppo la crisi ha portato e continuerà a portare ad una regressione sul mercato del lavoro, e uno dei suoi risultati è l’utilizzo sempre più frequente di contratti deboli, vaghi o addirittura la rinuncia a qualsiasi tipo di contratto», afferma il ministro spagnolo, in riferimento agli stage. Per i primi sei mesi dell’anno prossimo, quando la Spagna assumerà la presidenza di turno dell’Unione Europea, Corbacho avrà l’enorme responsabilità di ammortizzare gli effetti della crisi sul mercato del lavoro.

Stagista sì, e con il lavoro da impiegato full time

«Ho i miei clienti e responsabilità e compiti, ma continuo ad essere formalmente una stagista, e pagata come tale»

Ioana è romena e stagista in una compagnia di social-media con sede a Bruxelles. «Cercavo uno stage per l’estate e ne ho trovato uno in un’agenzia per la misurazione delle conversazioni nei social media, per tre mesi. Ho iniziato dopo qualche giorno dalla selezione e, secondo gli accordi iniziali, lo stage doveva anticipare un’assunzione. Questo è un dettaglio che motiva tantissimo gli stagisti, dunque mi sono impegnata al massimo», dice Ioana.Dopo i primi due mesi, Ioana ha affrontato l’argomento assunzione, ma il manager della compagnia le ha spiegato che l’agenzia sta attraversando un momento difficile a causa della crisi, anche se che sono molto contenti del lavoro che lei ha svolto. Il datore di lavoro ha proposto a Ioana di continuare lo stage per tutto il tempo che desiderava e fino a quando non avrebbe trovato un posto di lavoro retribuito. «Ho accettato», dice Ioana.

I tre mesi di stage sono finiti, ma Ioana è rimasta per accumulare esperienza fino a quando non avesse trovato un lavoro pagato. «Sono arrivata ai livelli professionali di una persona regolarmente assunta, ho i miei clienti, responsabilità e compiti anche negli altri dipartimenti oltre a quello in cui lavoro, ma continuo ad essere formalmente una stagista, e pagata come tale», spiega Ioana.

Senza doveri legali o finanziari

Sempre più neo-laureati cercano un posto di lavoro che non trovano, e allora preferiscono accettare uno stage anche se non offre alcuna certezza

Le aziende caricano gli stagisti di lavoro, ma non si assumono alcuna responsabilità sull’assicurazione sanitaria o altri tipi di assicurazioni o doveri di cui un datore di lavoro dovrebbe farsi carico. Ioana, come stagista, ne è consapevole, ma non può farci niente fino a quando non troverà un altro lavoro, questa volta retribuito. «Si tratta di una situazione vantaggiosa, innanzitutto per l’azienda che utilizza il lavoro a tempo pieno di una persona nei confronti di cui, però, non ha alcun dovere legale o finanziario. Io accetto per avere un impiego stabile e per farmi dell’esperienza fino a quando non troverò un vero lavoro. Se mai lo troverò».

Questa realtà degli stage ha un effetto negativo anche sul lavoro svolto dall’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute del Lavoro (European Agency for Safety and Health at Work, EU-OSHA): «In questo periodo di crisi i primi a perdere il lavoro sono stati i giovani, quelli con meno esperienza. Sempre più neo-laureati cercano poi un posto di lavoro che non trovano e allora preferiscono accettare uno stage, anche se questo non offre alcuna certezza. Dal nostro punto di vista, utilizzare lo stagista come se fosse una persona assunta regolarmente è una pratica sbagliata», dice Jukka Takala, direttore dell’EU-OSHA.

Ci sono sempre altre priorità

Pare che il problema della sostituzione delle persone regolarmente assunte con gli stagisti non sarà risolto a breve. Rendere più chiaro questo tipo di rapporto lavorativo non è tra le priorità della presidenza spagnola, mentre quella della Svezia non potrà fare molto nelle quattro settimane rimaste per il suo mandato. Il ministro svedese del Lavoro, Sve Otto Littorin, afferma che i giovani sono attualmente vittime del mercato in quanto categoria più vulnerabile: «Una cosa è certa: il lavoro deve essere retribuito. Gli stage sono un buon metodo per accorciare le distanze tra la pratica e la teoria che un giovane acquisisce durante gli studi, ma non devono sostituire i veri posti di lavoro», dice Littorin. Sulle misure concrete che potrebbero essere adottate, l’unica risposta di Corbacho, il ministro spagnolo del Lavoro, è stata: «Sì, questo problema deve essere affrontato e dobbiamo trovare soluzioni a livello nazionale».

Più suicidi, meno incidenti

Gli effetti imprevisti della crisi: in diretta dal Vertice europeo su Sanità e Lavoro che si è svolto a Bilbao il 17 novembre 2009

Il numero dei suicidi in seguito alla perdita del posto di lavoro è cresciuto in modo allarmante. Anche se non esistono dati e informazioni esatte sui suicidi, il direttore EU-OSHA dice che i primi a perdere il posto di lavoro sono i giovani. Sono sempre loro ad avere maggiore difficoltà a trovarne uno, a causa della mancanza d’esperienza.

A livello europeo, il numero delle morti bianche è diminuito: questo perché ci sono meno posti di lavoro, soprattutto nei settori ad alto rischio (pesca, agricoltura, edilizia)

Nonostante questo, 457 persone muoiono ogni giorno nei Paesi dell’UE a causa di malattie professionali o incidenti sul lavoro. Il numero dei morti è due volte superiore tra gli immigrati.

L'articolo originale, in romeno, può essere letto sul sito dell'autrice,Mădălina Mocanu.  Grazie a Delia Cosereanu che l'ha tradotto direttamente in italiano per Cafebabel.com