Sri Lanka del Nord: una regione dimenticata

Articolo pubblicato il 25 gennaio 2005
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Articolo pubblicato il 25 gennaio 2005

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Località come Galle o Phi Phi Island suonano improvvisamente familiari dopo lo tsunami. Eppure la zona tamil dello Sri Lanka, pur essendo una delle aree più duramente colpite, riceve ben scarsa attenzione dai media internazionali.

Tra cingalesi e tamil, i due maggiori gruppi etnici dello Sri Lanka, si trascina ormai da decenni un conflitto sanguinoso, che affonda le sue radici nel periodo di colonizzazione britannica (1796-1948). Sotto il governo britannico, infatti, sono stati favoriti gli interessi dei tamil, che rappresentano solo il 18% della popolazione del paese, e ciò ha creato le premesse per il conflitto. Con l’indipendenza dall’Inghilterra, i cingalesi hanno ripreso in mano il potere: essendo il gruppo etnico di gran lunga più numeroso (74% della popolazione), infatti, hanno potuto formare un governo pro-cingalese.

La situazione è precipitata negli anni ’80, con la fondazione da parte del gruppo tamil del Fronte di Liberazione Unito Tamil (Tamil United Liberation Front, TULF), un partito che si prefiggeva come scopo la creazione di una nazione tamil indipendente (Tamil Eelam). Inoltre si sono affermati partiti militanti separatisti come le Tigri di Liberazione dell’Eelam Tamil (Liberation Tigers of Tamil Eelam, LTTE), pronti a ricorrere all’uso delle armi nella lotta per l’indipendenza. Il 24 luglio 1983 i guerriglieri delle LTTE uccisero a Jaffna 13 soldati, innescando così la guerra civile che si sarebbe trascinata per 17 anni. Solo nel 2000, grazie alla mediazione norvegese, le LTTE hanno dichiarato unilateralmente un cessate il fuoco, dimostrando la propria disponibilità a raggiungere un accordo di pace.

Tra guerra e pace

Sfortunatamente il processo di pace si è interrotto nel 2003, quando la presidente Kumaratunga ha assunto la guida di tre ministeri chiave in precedenza affidati al primo ministro, scatenando in questo modo una crisi di governo. Kumaratunga riteneva che il premier Ranil Wickremesinghe si stesse dimostrando troppo accondiscendente alle rivendicazioni tamil al fine di raggiungere un accordo. Di conseguenza, si e’ creata una situazione di stallo politico, che vede presidente e premier irrigiditi nelle rispettive posizioni. Kumaratunga si è assicurata le elezioni nella primavera del 2004 grazie ad un’alleanza con il JVP, un partito radicale pro-cingalese, e ha potuto formare così un nuovo governo rimuovendo Wickremesinghe dalla carica di primo ministro. Il periodo precedente al maremoto ha visto moltiplicarsi gli attentati a sfondo politico, e tutto faceva prevedere un nuovo inasprimento della guerra civile.

In conflitto per gli aiuti

In seguito allo tsunami è sembrato in un primo tempo che ci fosse un riavvicinamento tra le due fazioni. La presidente Kumaratunga ha invitato le LTTE a far parte della sua task force – tuttavia solo dopo aver già presentato all’opinione pubblica questi gruppi composti prevalentemente da cingalesi. Ciò è stato ritenuto inaccettabile dall’organizzazione separatista tamil, che ha formato invece un proprio gruppo d’azione. È stata così gettata al vento la prima opportunità di una collaborazione più stretta. Un ulteriore motivo di attrito è stata la visita di Kofi Annan in Sri Lanka: in seguito alle proteste del governo di Colombo, il Segretario Generale dell’ONU ha rinunciato alla visita nella zona tamil, nella parte settentrionale del paese, che era invece originariamente prevista nel suo programma. Nel frattempo è scoppiata una lotta feroce per la distribuzione degli aiuti umanitari e delle donazioni. Le LTTE non sono riconosciute dalla comunità internazionale, e sono per di più nella lista nera delle organizzazioni terroristiche negli USA, in Gran Bretagna e in India. Ciò significa le LTTE non ricevono aiuti dall’estero, ma devono dipendere da un’equa distribuzione degli aiuti inviati a Colombo. E questo al momento non avviene. “Fino ad ora non sono arrivati aiuti umanitari e sul posto operano solamente due organizzazioni umanitarie”, così descrive la situazione Ravishankar Murugan, Presidente dell’Unione degli studenti tamil in Francia (AETF). A mano a mano che le tensioni fra le due fazioni aumentano, le speranze di una pacificazione si affievoliscono sempre di più. “Il dissenso tra il governo dello Sri Lanka e le LTTE è aumentato”, come sostiene Jehan Perera del National Peace Council in Sri Lanka. Il governo Kumaratunga potrebbe sfruttare la situazione per indebolire maggiormente le LTTE e isolarle dalla comunità internazionale. Perera ritiene che “nel lungo termine la comunità internazionale dovrebbe vincolare l’allocazione dei fondi destinati alla ricostruzione del Paese al proseguimento dei colloqui di pace”.

Gli ultimi eventi mostrano chiaramente come il governo dello Sri Lanka e il movimento separatista tamil siano restii a tornare al tavolo delle trattative. L’Ue, in collaborazione con le Nazioni Unite, dovrebbe elaborare un programma d’azione che nel lungo termine eserciti pressioni su entrambe le parti. Solo così si potrà superare la presente fase di impasse.