Squadriglie anti-rom in Ungheria: il caso Gyöngyöspata

Articolo pubblicato il 23 settembre 2011
Articolo pubblicato il 23 settembre 2011
In Ungheria, le tensioni tra l'estrema destra e la comunità rom si riassumono negli eventi di Gyöngyöspata, un piccolo villaggio di 2.500 abitanti. Dal mese di marzo, vengono a sfilare milizie paramilitari, che hanno scelto il paese in seguito alle tensioni tra rom e abitanti. Poi Oszkár Juhász, membro del partito di destra Jobbik, è stato eletto sindaco.

Gyöngyöspata è un paesino di 2.500 anime sperduto nel nord dell’Ungheria, a 81 km da Budapest. Circondato da vigneti e campi di girasoli, sembra un borgo tranquillo. Pulizia, giardini cinti da roseti e abitanti che si spostano in bici: è come sentirsi trasportati nel bel mezzo di una brochure turistica. Quando varchiamo l’ingresso della chiesa siamo vicini all’estasi. L’altare è stato scolpito in modo da rappresentare l’albero genealogico di Gesù. La Madonna sovrasta l’istallazione, benedice il visitatore. Uno slancio mistico rischia di impadronirsi di qualunque neofita religioso. Eppure l’incanto si spezza quando l’innocua vecchietta addetta alla visita si lascia scappare: “A causa dei 500 rom che abitano qui, ci sono meno fedeli di quanti ce ne dovrebbero essere”. A causa di… Bastano poche parole a far svanire l’incanto. Ritorno alla realtà.

A 81 km da Budapest.

Provocazioni delle milizie fasciste su uno sfondo di emarginazione sociale

Il Véderő (“Per un futuro migliore” in ungherese), una milizia paramilitare fascista, ha scelto come domicilio per due settimane, a marzo, questo incantevole paesino per installarvi un campo di addestramento. Fino all’estate, l’occupazione si è rinnovata a più riprese. Il loro bersaglio preferito? I rom. All’epoca dei fatti, János Farkas, il capo della comunità zigana, ci ha confidato di avere visto “uomini in uniforme e stivali neri che sfilavano nel quartiere al ritmo di canti militari”. All’origine di tali provocazioni ci sarebbe un fatto di cronaca. A gennaio un pensionato ungherese si sarebbe suicidato in seguito a parecchi furti commessi dai rom del posto. Il fatto ha rilanciato il meccanismo dei dibattiti intorno alla “questione rom”. La loro presenza in tutto il paese è stimata tra 450.000 e un milione di persone. Eppure, mentre il tasso globale di disoccupazione è pari al 10,8%, esso sfiora il 50% se si circoscrive a questa comunità. La mancanza d’integrazione è netta. La maggior parte dei rom è stata sedentarizzata sotto il comunismo e, al momento del passaggio a un’economia di mercato, non è stata avviata nessuna politica efficace per facilitare l’assimilazione con il resto della società ungherese. A Gyöngyöspata, per esempio, sono alloggiati ai margini del paese. Il posto è molto meno idilliaco delle restanti abitazioni. Case fatiscenti e strade sterrate, ecco come si presenta il quartiere tzigano. Tale constatazione si accompagna spesso a un altro dato, le statistiche demografiche. In Ungheria, entro il 2050, più del 20% della popolazione potrebbe essere di origini rom. Precarietà, emarginazione e pressione demografica rendono l’argomento più esplosivo di un cocktail molotov.

Oscuri collegamenti tra il Jobbik e il Véderő

La “minaccia” dei numeri funziona, l’estrema destra l’ha capito. I rom ormai hanno il ruolo di capro espiatorio. E il Jobbik – principale partito di estrema destra – non è estraneo agli avvenimenti di Gyöngyöspata visto che il Véderő è una fazione nata dalla Magyar Gárda, la vecchia milizia armata del partito. L’organizzazione è stata smantellata dalla giustizia nel 2009 e i suoi partigiani si sono raggruppati in molti altri movimenti estremisti. Ufficialmente non ci sono legami giuridici tra il partito e le milizie, anche se il capo del Véderő, Tamás Eszes, era un dirigente della Magyar Gárda. Nonostante tutto, il Jobbik nega ogni tipo di coinvolgimento. Sul suo sito ufficiale si legge: “Il Jobbik desidera respingere tutte le accuse secondo cui le atrocità contro gli zingari sarebbero state commesse da membri del partito.”

Un sindaco Jobbik alla guida del paese

Dopo questi avvenimenti nel paese sono state indette per il 17 luglio elezioni municipali anticipate. Oszkár Juhász è stato eletto sotto la bandiera del Jobbik con il 33% dei voti, mentre la candidata sostenuta dal Fidesz, il partito al potere della destra conservatrice, ha ottenuto il 26%. Il candidato del Véderő ha ottenuto solo il 10%. Pur senza disporre di dati sul tasso di partecipazione, in particolare per quanto riguarda la comunità rom, emerge chiaramente il sostegno della popolazione alle idee estremiste. In definitiva, Oszkár Juhász, 36 anni, tenta di calmare le acque. Ha promesso di ridare lavoro a tutti, senza distinzioni etniche. Ha affermato di voler “liberare il comune dall’insicurezza e ristabilire la concordia sociale tra tutti gli abitanti di Gyöngyöspata", e fare in modo "che chiunque aspiri a inserirsi e lavorare abbia un’opportunità”. Oggi i miliziani non ci sono più ma nelle strade del centro non si vedono rom. Il Jobbik ha promesso di fare di Gyöngyöspata una città dalla governance esemplare. Una faccenda da seguire.

Foto : (cc) zatamas/flickr ; Texte : Gyöngyöspata ©Laurène Daycard, Magyar Gárda (cc) Leigh Phillips/flickr ; fra9477/youtube