Sport e omosessualità: tra tabù e vanità

Articolo pubblicato il 23 ottobre 2010
Articolo pubblicato il 23 ottobre 2010
A dodici anni dalla morte del calciatore di colore Justin Fashanu, messo alla berlina e costretto a suicidarsi a soli 37 anni per aver fatto outing, l’omosessualità nello sport resta un tabù. Strano! Molti campioni si spogliano senza problemi e posano nudi con i propri compagni in varie campagne pubblicitarie, e spesso si dicono fieri di essere delle icone gay.
Eppure, di fare outing non se ne parla proprio. Di cosa hanno paura?

Su mezzo milione di calciatori professionisti in attività nel mondo, nessuno ha mai dichiarato apertamente di essere gay. C’è qualcosa che non va. Due ricercatori britannici della Staffordshire University, infatti, Ellis Cashmore e Jamie Cleland, dopo aver intervistato 3.000 tra giocatori, allenatori, arbitri e tifosi, hanno scoperto che più di uno su quattro conosce personalmente almeno un giocatore gay. Ben il 27%. Eppure «nessuno di loro ha fatto il passo di rivelarlo pubblicamente», ha dichiarato Cashmore al Guardian. Difficile spiegare da cosa dipenda. Una cosa è certa: il problema non sono i tifosi. Secondo la stessa ricerca, l’80% di loro si dichiara tollerante e favorevole ad una maggiore sincerità e apertura da parte dei propri beniamini.

Il calcio europeo: tra voci e smentite

La sensazione è che gli sportivi abbiano paura. In Germania, ha fatto discutere la notizia pubblicata sul Financial Times di tre giocatori della nazionale che si sono dichiarati gay, ma che hanno promesso di uscire dall’anonimato solo nel caso in cui almeno altri otto giocatori della squadra avessero fatto lo stesso. Inutile dire che la loro identità è rimasta nell'ombra. In Italia, la musica è la stessa. Malgrado Marcello Lippi, allenatore della nazionale, abbia sempre ribadito che «tra i calciatori, di gay non ce ne sono» e che «in quarant'anni non ne ha mai conosciuti», in tv va in onda l’intervista del giornalista Paolo Colombo a un giocatore di serie C che rivela a tutto il paese di essere regolarmente pagato da alcuni giocatori della nazionale maggiore per delle prestazioni sessuali. Anche 2.000 euro a notte. E chi glielo dice alle ragazzine di togliere i poster dei loro "eroi" dalle pareti delle loro camere?

In Spagna, si fa il possibile per mettere a tacere i “malpensanti”. Le voci di una relazione tra l'ex attaccante del Barcellona Ibrahimovic e il difensore Piqué, immortalati in una posa “sospetta”, sono state congelate dalle dichiarazioni provocatorie del giocatore svedese, che, a una giornalista che gli chiedeva spiegazioni in proposito, ha risposto «presentami tua sorella e poi vediamo!». Quelle secondo cui Guti avrebbe baciato un uomo o, ancora, che avrebbe frequentato un’attrice che prima era un attore (la Bibiana Fernandez dei film di Almodovar), sono state rapidamente smentite o relegate ai cori da stadio. Fatto sta che, dagli spalti del Camp Nou, i tifosi (acerrimi nemici del Real Madrid) lo accolgono al suon di maricon maricon (finocchio). E intanto lui, come tanti altri, si fa fotografare con la modella di turno o è "costretto" a rimorchiare una giornalista in diretta. In Francia, addirittura, la stampa ha ipotizzato che potesse essere stato un caso di omofobia a creare la rottura interna che ha causato la figuraccia dei bleus agli ultimi mondiali. Gli sfidanti? Da una parte Yoann Gourcuff, icona omosessuale a tal punto da finire in prima pagina sulla rivista gay Tetu, e, dall'altra, il duo Nicolas Anelka e Frank Ribery, i “machi” del calcio francese. Ma tutto è rientrato nell'ordine. E Ribery forse rientrerà in prigione.

Il rugby: violata l'ultima frontiera

Il calendario senza veli Dieux du Stade è acquistato per il 90% da uominiSe si fa fatica ad accettare l’omosessualità nel calcio, figuriamoci nel rugby, che, come scrive l’ex giocatore francese Serge Simonin un suo libro «è fondato su dei valori arcaici e sulla rimozione di ogni traccia di femminilità». Ma l’outing del giocatore Gareth Thomas ha sollevato il caso. Mauro Bergamasco, giocatore dello Stade Français e della nazionale italiana, in un’intervista al Corriere dello Sport, ha confermato la tendenza: «So che l'omosessualità c'è nel rugby», salvo precisare: «ma non ne ho mai incontrato uno». Secondo Marco Bortolami, capitano della nazionale italiana, ciò dipende dalla svolta glamour che è stata data a questo sport: «Non è possibile che si associ l'omosessualità al rugby! - ha detto al Riders Magazine. - Tutto è cominciato con il calendario Dieux du Stade, che è acquistato per il 90% da uomini. Bisogna fare attenzione all'immagine che si dà del proprio ambiente».

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François Rousseau, fotografo dell'ultima edizione del calendario Dieux du Stade, è d'accordo, nel senso che «il calendario ha sicuramente contribuito all'evoluzione della mentalità». D'altronde, sempre più sportivi diventano icone gay e si dicono fieri di esserlo (vedi Beckham), così i grandi marchi di moda, da Dolce&Gabbana a Armani, colgono al balzo la tendenza. Le pubblicità pullulano di uomini senza veli: sui giornali, sui cartelloni pubblicitari, dappertutto. «Gli sportivi amano la propria immagine e amano essere desiderati - racconta François Rousseau a cafebabel.com - anche dai gay. Di certo oggi questo è più evidente. [...] Tuttavia credo che l'omofobia sia ancora molto diffusa nei paesi occidentali - aggiunge - e non vi parlo poi degli 80 paesi nel mondo dove essere gay è un crimine! Si deve lavorare ancora tanto per l'accettazione degli omosessuali. Il mondo dello sport - conclude - si evolve allo stesso ritmo della società, non ne è che il riflesso».

Le tenniste sono le più coraggiose

A differenza di altre stelle di questo sport, come Billie Jean King e Martina Navratilova, l'outing non le ha giovato, causandole la perdita di tutti gli sponsor

Ma lo sport più amico degli omosessuali sembra essere il tennis. O almeno lo è secondo il 65% di coloro che hanno partecipato al sondaggio di Stonewall, un'organizzazione gay/lesbo inglese. A pensarci bene, i buoni rapporti tra questo sport e la questione dell'omosessualità non sorprende. Sono fin troppo noti i casi recenti di outing della tennista ceca Martina Navratilova o della francese Amelie Mauresmo. Le donne, insomma, sembrano essere più disinvolte nel fare outing rispetto agli uomini. Il vero tabù è in definitiva lo sportivo gay, anche se a un passo dal paradosso. L'immagine che ci lascia François Rousseau lo riassume bene: «Oggi, un padre di famiglia si divertirebbe a farsi scattare una foto ricordo con moglie e bambino nella hall dei magazzini Abercrombie&fitch a New York con un bell'uomo quasi nudo appena uscito da un film porno... ma se suo figlio gli dovesse annunciare di essere gay, questo lo farebbe ridere molto meno». Che ne dite?

Foto: (cc)degreeszero/flickr; (cc)zequouine/flickr; (cc)Bruno Girin/flickr; video: YouTube