Spiritual Guards: la provocazione dell'arte contemporanea a Firenze

Articolo pubblicato il 20 maggio 2016
Articolo pubblicato il 20 maggio 2016

Dall'arte moderna a quella contemporanea. Firenze è diventata un museo diffuso, in cui troverete esposte fino al 2 ottobre 2016 più di 70 opere di Jan Fabre, l'artista fiammingo protagonista della grande mostra Spiritual Guards. Le opere sono ormai parte integrante del panorama cittadino. E se non fossero installazioni temporanee?

Il 15 aprile Piazza della Signoria e Palazzo Vecchio a Firenze hanno accolto le prime opere di Jan Fabre a Firenze, ma io ero sotto tesi e non lo sapevo. La notte tra il 22 e il 23 aprile, mentre festeggiavo l'agognata laurea andando in giro per il centro della città, Jan Fabre strisciava come un verme tra la sua Searching for Utopia e Cosimo I a cavallo sempre in Piazza della Signoria. E io non lo sapevo.

Ora sono teoricamente libera, o diversamente disoccupata, e all'inaugurazione al Forte di Belvedere il 15 maggio per ammirare il resto delle opere di Spiritual Guards ci sono andata.

Jan Fabre chi?

Passando in Piazza della Signoria è ormai impossibile guardare Palazzo Vecchio con gli stessi occhi di prima, ma si cerca sempre la prospettiva migliore per inquadrarlo insieme "all'uomo sulla tartaruga". Ma chi è che la cavalca? E chi è quell'uomo con il righello nell'Arengario tra le copie del David di Michelangelo e la Giuditta di Donatello ? Sono solo due dei tanti autoritratti di Jan Fabre, l'artista belga protagonista di una grande mostra personale che "occuperà" Firenze fino ad ottobre.  

Nato e cresciuto nella fiamminga Anversa, Fabre ne ha assorbito lo spirito sfaccettato e la dualità che la contraddistingue come città di confine. Eccentrico e visionario artista visivo, ci svela il suo mondo attraverso mille diversi punti di vista: scultore, performer, regista, coreografo, qualsiasi campo artistico è terreno fertile per la sua ricerca dello spirito della bellezza. Uscito dall'Académie royale des Beaux-Arts d'Anvers, all'inizio degli anni '80 comincia a dirigere i suoi primi spettacoli teatrali, i quali ne evidenziano la tendenza all'eccesso e alla provocazione, tanto nello stile che nella loro durata (anche 8 ore). Si presenterà alla Biennale di Venezia 2016 con "The power of theatrical madness", e la sua ricerca narrativa andrà avanti sviluppando personaggi e figure ricorrenti: partendo dalla sua passione per l'entomologia arriva ad elaborare figure ed immagini ricorrenti che col tempo si intrecciano all'immagine del corpo umano.

I guardiani dello spirito

La grande mostra personale che Firenze gli dedica occupa luoghi simbolo della città, aprendo una dialettica propositiva tra spazio storico e monumento contemporaneo. 

L'agorà rinascimentale di Piazza della Signoria incarna il paradigma del rapporto tra spazio pubblico e opera d'arte, perfettamente interpretato dalle due opere che vi sono state collocate. Esse insieme sintetizzano perfettamente l'allegoria simbolica dietro tutto il lavoro di Jan Fabre, il quale autoproclamandosi spiritual guard rivendica il potere dell'immaginazione nella vita dell'uomo.

Un'immaginazione che nell'opera Searching for Utopia lo porta a cavalcare una tartaruga, animale simbolo per antonomasia di lentezza e longevità, in contrapposizione alla velocità del cavallo cavalcato da Cosimo I; in The man who measures the clouds misura con un righello un oggetto mutevole ed effimero come le nuvole. Una rappresentazione simultanea come cavaliere e guardiano che ribadisce metaforicamente il ruolo dell'arte come custode-guardiana dello spirito umano, da sempre sospeso tra l'eterno e il mutevole.

Quello di Fabre è un gioco sottile e continuo di rimandi e contrappunti, ed ogni sua opera ha un preciso ruolo assunto, contestualizzata all'ambiente in cui è inserita. I gusci di scarabei di un verde cangiante decorano il mappamondo che fa da contraltare a quello di Ignazio Danti nella Sala delle Carte Geografiche di Palazzo Vecchio. I volti demoniaci sono i suoi ritratti apotropaici che assolvono la funzione di angeli protettori, mentre gli scarabei sono le nuove vedette del Forte. Simbolo di protezione nei momenti di rinascita, le corazze bronzee degli scarabei di Fabre sono la fortezza dentro cui si nasconde la vulnerabilità umana, parallelismo alla funzione protettiva del forte mediceo, scelto come nucleo centrale della mostra proprio per le sue caratteristiche storiche e spaziali. 

Il Forte di Belvedere ospita circa 60 opere realizzate dal 1978 ad oggi, comprese le riproduzioni video di alcuni suoi spettacoli e performance artistiche: la raccolta completa del lavoro di una vita.

Opere temporanee... E se ce le tenessimo?

Grazie anche alla clemenza del tempo l'inaugurazione ha richiamato un gran numero di visitatori. Mentre la gente si spostava una scultura all'altra, alla ricerca della migliore inquadratura per la foto di rito da postare sui social, forse in pochi si ponevano realmente domande sul significato di ciò che riprendevano nell'obiettivo. Ma questo poco conta: c'è solo da essere felici della contaminazione contemporanea che ha invaso Firenze.

Per quante obiezioni e critiche possano aver sollevato, le installazioni di Fabre sono di fatto già parte integrante dello spazio cittadino. Non c'è persona che passi per la piazza che non ne scatti una foto con le sue opere di sfondo, l'apprezzamento per esse sembra essere veramente generale. A patto però che tutto rimanga sempre "una questione di tempo", che al momento prestabilito tutto ritorni all'originaria bellezza. E se levassimo Cosimo a cavallo e lasciassimo Jan sulla testuggine?

Installazione delle opere di Jan Fabre a Firenze - Gentile concessione di musefirenze.it