Spenta la tv curda con sede in Italia: è censura

Articolo pubblicato il 21 ottobre 2016
Articolo pubblicato il 21 ottobre 2016

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“Hanno vinto le pressioni di Erdogan?”. Interpellanza e interrogazioni parlamentari di Pd e Sinistra Italiana. Il potere politico internazionale censura l'informazione curda in Italia? - redatto da Daniele D'Amico

I curdi, popolo che vive ovunque e in nessun luogo. Parlano dall’esilio anche attraverso una tv che ha le strutture produttive in Belgio e la sede legale in Italia, nel piccolo Molise, a Campobasso nello specifico. La televisione si chiama Med Nuce e dal 3 ottobre è uno schermo nero. Spenta. La mano che teneva il telecomando ed ha premuto il tasto off è quella di Eutelsat, un colosso con il quartier generale a Parigi, uno dei tre maggiori operatori satellitari del mondo. La holding, noleggiando infrastrutture e commercializzando la banda, trasmette oltre 4 mila canali, dei quali più di mille dalla flotta dei satelliti Hot Bird.  

Il 29/09/2016 il direttore di Med Nuce, Antonio Ruggeri, riceve una mail nella quale è scritto che a brevissimo sarebbero state sospese le trasmissioni. Quattro giorni dopo il segnale si spegne. «Hotbird ha ricevuto una comunicazione da Eutelsat e ha eseguito subito l’ordine: fermare immediatamente la trasmissione della tv curda sul satellite» spiega Ruggeri. Questi sono i fatti reali. Poi ci sono le opinioni e le accuse, precise, circostanziate, che hanno movimentato la comunità curda, isindacati e le associazioni dei giornalisti in mezza Europa, con presidi sotto la sede centrale di Eutelsat a Parigi, sotto quelle in Italia e in Germania. 

«Le pressioni di Erdogan hanno avuto successo – attacca Ruggeri – Eutelsat ha un contratto in itinere per il lancio in Turchia di satelliti a uso militare e di controllo di polizia. In cambio Erdogan, attraverso Rtuk, il Consiglio supremo del governo per radio e tv, ha chiesto e ottenuto di spegnere la nostra televisione. Lo abbiamo denunciato e nessuno ci ha smentito». Non è stata neanche addotta una giustificazione formale, o una spiegazione. Niente. Quattro righe di comunicato hanno zittito una delle voci dei curdi della diaspora. Med Nuce, il cui signifato che è "notizie dal Medioriente", racconta la cultura, la resistenza, la lotta, le sofferenze di un popolo senza Stato messo alla gogna dall' l’Isis e dal Sultano di Ankara.

Per trasmettere, Med Nuce ha avuto una regolare licenza rilasciata in Italia dall’AgCom. «Stiamo assistendo a uno sconfinamento in Occidente della repressione turca del 15 luglio» spiega Anna Del Freo, membro del comitato esecutivo della Federazione europea dei giornalisti (Efj) e segretario generale aggiunto della FNSI, presente alla conferenza stampa convocata alla Camera. In Turchia ci sono ancora 90 giornalisti in carcere e circa 200 hanno perso il lavoro: «E’ la più grande prigione per giornalisti d’Europa» continua De Freo. Accanto a lei e a Ruggeri, a Montecitorio, ci sono il capogruppo di Sinistra Italiana Arturo Scotto, il consigliere di amministrazione della Rai Carlo Freccero e Ozlem Tanrikulu, per Uiki onlus, l’ufficio d’informazione del Kurdistan in Italia.  

«Dal 15 luglio in Turchia sono stati chiusi 12 canali televisivi e 11 stazioni radiofoniche – denuncia Tanrikulu – Hanno spento le trasmissioni delle minoranze dialettali e quelle di alcuni cartoni animati. E’ una guerra sporca che nega tutti i diritti, anche quello di avere informazioni per chi vive in esilio. L’Europa non può restare in silenzio, altrimenti è complice». Sinistra italiana, rivolta al governo e all’Agcom, ha già depositato un’interpellanza urgente. Il Pd ha presentato un’interrogazione firmata da Sandra Zampa per chiedere di ripristinare immediatamente le trasmissioni. «E’ inquietante che Erdogan possa influenzare le democrazie occidentali – conclude Ruggeri – Ma ancora di più che possa farlo senza che nessuno ci dia una spiegazione».  

In questa assurda vicenda, di per sé gravissima, però non c’è “solo” in ballo la libertà di stampa. A questo infatti si aggiunge la sistematica azione di repressione delle voci curde in Turchia, a partire dallo stesso partito HDP, che, nonostante conti su 59 parlamentari, è scomparso dai media turchi, perché quelli che si sono opposti alle pressioni del governo e hanno continuato a riportare le loro iniziative e dichiarazioni sono stati semplicemente chiusi, come sta avvenendo a tutte le voci indipendenti.

Fonte News: La STAMPA e Articolo21