Spagna: Gamonal a ferro e fuoco

Articolo pubblicato il 05 febbraio 2014
Articolo pubblicato il 05 febbraio 2014

A gen­na­io, Ga­mo­nal, un quar­tie­re ope­ra­io di Bur­gos, in Spa­gna, ha as­si­sti­to alla ri­bel­lio­ne dei suoi abi­tan­ti di fron­te a un pro­get­to edi­li­zio spe­cu­la­ti­vo. Con la città messa a ferro e fuoco, l'am­mi­ni­stra­zio­ne co­mu­na­le ha di­chia­ra­to la scon­fit­ta.  

Ga­mo­nal ha de­ci­so di mo­bi­li­tar­si per dare un freno alle aspi­ra­zio­ni di un co­mu­ne che vo­le­va in­ve­sti­re oltre 8 mi­lio­ni di euro in un pro­get­to edi­li­zio spe­cu­la­ti­vo. I ma­ni­fe­stan­ti hanno po­tu­to con­ta­re sulla com­pli­ci­tà e il so­ste­gno di cen­ti­na­ia di abi­tan­ti di Bur­gos al­tret­tan­to in­di­gna­ti per la co­stru­zio­ne di un viale in calle Vi­to­ria, una delle ar­te­rie prin­ci­pa­li della città, che col­le­ga l’a­rea in­du­stria­le Pen­ta­sa con il cen­tro. Le ra­gio­ni? I la­vo­ri pre­ve­de­va­no l’e­li­mi­na­zio­ne di più di 300 par­cheg­gi in su­per­fi­cie e una cor­sia per senso di mar­cia. Inol­tre era pre­vi­sta la crea­zio­ne di un par­cheg­gio sot­ter­ra­neo pri­va­to con posti auto dal costo di 20.000 euro cia­scu­no; e non sa­reb­be­ro stati ven­duti, bensì af­fit­ta­ti per 40 anni. Tutto que­sto in un quar­tie­re dove la di­soc­cu­pa­zio­ne la fa da pa­dro­ne.

Sin dal primo mo­men­to, gli abi­tan­ti di Ga­mo­nal hanno cer­ca­to di con­fron­tar­si con il sin­da­co di Bur­gosJa­vier La­ca­lle (Par­ti­to Po­po­la­re, nda.), mo­stran­do il pro­prio dis­sen­so nei con­fron­ti del pro­get­to; tut­ta­via, il ri­fiu­to al dia­lo­go è sfo­cia­to in una set­ti­ma­na di lotte, ma­ni­fe­sta­zio­ni mas­si­ve, adu­na­te per sta­bi­li­re grup­pi di la­vo­ro, in­ter­mi­na­bi­le vi­gi­lan­za not­tur­na, ri­vol­te e at­tac­chi della po­li­zia ter­mi­na­ti con 46 ar­re­sti e nu­me­ro­si fe­ri­ti.

Il primo cit­ta­di­no di Bur­gos ha ce­du­to in ma­nie­ra de­fi­ni­ti­va la sera del 17 gen­na­io, no­no­stan­te aves­se an­nun­cia­to ore prima il pro­se­gui­men­to dei la­vo­ri. La no­ti­zia è stata dif­fu­sa da un mem­bro della Pla­ta­for­ma No al Bu­le­var dopo un con­cer­to rap te­nu­to­si nella co­sid­det­ta area zero.

censura dei social media?

Le pro­te­ste pa­ci­fi­che pre­ce­den­ti al 10 gen­na­io sono pas­sa­te in sor­di­na sui media na­zio­na­li. Cio­nno­no­stan­te, l'eco delle pro­te­ste cit­ta­di­ne di Ga­mo­nal è riu­sci­ta a dif­fon­der­si.

No­no­stan­te ab­bia­no spie­ga­to, più o meno abil­men­te, il con­te­sto e l’o­ri­gi­ne del con­flit­to, i mag­gio­ri mezzi di co­mu­ni­ca­zio­ne hanno evi­den­zia­to il ca­rat­te­re vio­len­to dei ma­ni­fe­stan­ti. Si è ad­di­rit­tu­ra par­la­to di ra­di­ca­li di estre­ma si­ni­stra che si di­ri­ge­va­no a Bur­gos con l’o­biet­ti­vo di fare del ter­ro­ri­smo di stra­da. "Fin­ché non si è ar­ri­va­ti al fuoco, non se ne è par­la­to", di­chia­ra Shei­la, una gio­va­ne di Bur­gos del quar­tie­re di San Pedro che ha par­te­ci­pa­to at­ti­va­men­te alle pro­te­ste cit­ta­di­ne.

Di fron­te al gior­na­li­smo tra­di­zio­na­le, i so­cial net­work e i blog hanno avuto un ruolo im­por­tan­te. Mi­glia­ia di in­ter­nau­ti hanno ver­sa­to fiumi di in­chio­stro espri­men­do la loro opi­nio­ne, con­di­vi­den­do in­for­ma­zio­ni o in­di­can­do l’ora e il luogo degli in­con­tri e delle ma­ni­fe­sta­zio­ni. Pur­trop­po, sem­bra che Twit­ter sia stato og­get­to di cen­su­ra, dato che "molti com­men­ti e foto ca­ri­ca­te on­li­ne non erano vi­si­bi­li", pre­ci­sa Shei­la, che ha de­ci­so di iscri­ver­si a Twit­ter per rac­con­ta­re per­so­nal­men­te le sue im­pres­sio­ni.

la so­li­da­rie­tà CON­TA­GIO­SA

La co­mu­ni­ca­zio­ne sui so­cial media ha per­mes­so, in tempo re­cord, di fare ap­pel­lo alla so­li­da­rie­tà di tutta la Spa­gna nei con­fron­ti di Ga­mo­nal. Da mer­co­le­dì 14 a ve­ner­dì 17, oltre 30 città hanno so­ste­nuto i ma­ni­fe­stan­ti in di­fe­sa della pro­te­sta.

Juan Ma­nuel Alon­so, por­ta­vo­ce di Ga­mo­nal, af­fer­ma che "senza la so­li­da­rie­tà di altre città spa­gno­le e di al­cu­ni media, ciò non sa­reb­be stato pos­si­bi­le". Ecco per­ché ga­ran­ti­sce l’ap­pog­gio del suo quar­tie­re a qual­sia­si ini­zia­ti­va fu­tu­ra a fa­vo­re della giu­sti­zia so­cia­le, visto che "ciò che ci pre­oc­cu­pa sono le per­so­ne, in quan­to val­go­no più dei par­ti­ti, delle or­ga­niz­za­zio­ni, dei mat­to­ni o dei viali".

LA lotta con­ti­nua

È stata vinta una bat­ta­glia, ma non la guer­ra. "Con­ti­nuia­mo a lot­ta­re per un città li­be­ra da spe­cu­la­zio­ni, dove le per­so­ne pos­sa­no vi­ve­re in con­di­zio­ni degne", di­chia­ra­no dalla Asam­blea de Ga­mo­nal 2014, che la­vo­ra af­fin­ché il resto delle ri­ven­di­ca­zio­ni trovi ri­scon­tro con­cre­to.

Dopo l'in­ter­ru­zio­ne de­fi­ni­ti­va dei la­vo­ri, la prio­ri­tà prin­ci­pa­le è quel­la di as­si­cu­ra­re la li­ber­tà dei ma­ni­fe­stan­ti evi­tan­do ac­cu­se o ar­re­sti. Per que­sto mo­ti­vo, Alon­so e di­ver­si abi­tan­ti hanno ri­chie­sto for­mal­men­te al Co­mu­ne e agli enti ban­ca­ri che hanno su­bito danni di non co­sti­tuir­si come parte ci­vi­le nei pro­ces­si giu­di­zia­ri.

Gli altri due gran­di pro­po­si­ti della Asam­blea de Ga­mo­nal sono il ri­ti­ro delle forze an­ti­som­mos­sa da Bur­gos e le di­mis­sio­ni ir­re­vo­ca­bi­li di Ja­vier La­ca­lle. Se­con­do Shei­la, "è dif­fi­ci­le che tutti le no­stre ri­chie­ste ven­ga­no ac­col­te, ma il sin­da­co è sotto pres­sio­ne, so­prat­tut­to da parte del suo par­ti­to". In­tan­to, il por­ta­vo­ce di Ga­mo­nal con­si­de­ra fon­da­men­tale crea­re "un'or­ga­niz­za­zio­ne che per­met­ta di lot­ta­re quo­ti­dia­na­men­te, dato che, a di­stan­za di un mese o un anno, po­trem­mo tro­var­ci in una po­si­zio­ne peg­gio­re di quel­la at­tua­le".

In ogni caso, Ga­mo­nal si è ri­ve­la­to un esem­pio di come met­te­re in pra­ti­ca la de­mo­cra­zia e col­pi­re una clas­se po­li­ti­ca sem­pre meno in­toc­ca­bi­le. È pos­si­bi­le che ven­ga­no ac­cu­sa­ti di es­se­re vio­len­ti, ma come ha os­ser­va­to il can­tan­te rap di Bur­gos Ko­poet dopo lo spet­ta­co­lo nel­l’a­rea zero, "non siamo noi i vio­len­ti. La vera vio­len­za è la li­mi­ta­zio­ne dei no­stri di­rit­ti o gli sfrat­ti con cui si la­scia­no in­te­re fa­mi­glie in mezzo alla stra­da"