Spagna: chi ha imbavagliato la democrazia?

Articolo pubblicato il 18 dicembre 2014
Articolo pubblicato il 18 dicembre 2014

Mentre i partiti conservatori tengono in pugno molte delle nazioni europee, la Spagna ha dimostrato ancora una volta di essere uno dei bastioni più conservatori d'Europa. Ecco la legge bavaglio approvata dal Parlamento, a cui si oppone l'82% della cittadinanza. Benvenuti nel nuovo ordine spagnolo.

Jesús Posada, 70 anni, Presidente della Camera dei Deputati spagnola, era seduto sgomento, con un'espressione esterrefatta che si rifletteva sulle sue morbide guance rotonde. In Parlamento si è scatenato il caos, ma non sottoforma di scazzottate e ostruzionismi come spesso succede negli altri paesi durante le discussioni politiche. A questo giro, dai balconi del palazzo è esploso un coro, urlando il testo drammatico della canzone "Do you hear the People Sing" del famoso musical Les Misérables.

Appena pochi secondi prima, sette deputati del gruppo parlamentare della Sinistra Pluralista avevano opposto una resistenza silenziosa, con le bocche imbavagliate da fazzoletti bianchi. «Vi chiedo di piantarla con queste pagliacciate» ha detto più volte Posada, evidentemente esasperato, prima che i deputati finalmente obbedissero.

Gli avvenimenti del pomeriggio erano una performance di arte contemporanea? No, erano una protesta contro una legge impopolare passata in Parlamento nonostante una diffusa opposizione. Giovedì 11 Dicembre 2014 la Camera Bassa del Parlamento ha approvato la Legge sulla Sicurezza dei Cittadini, conosciuta nel paese come "Ley Mordaza", o legge bavaglio.

La costruzione di uno stato di polizia

La legge impone una serie di misure mirate a soffocare i dissensi e le proteste popolari. Fotografare e filmare la polizia, o persino condividere queste foto sui social media, può portare ad una multa tra i 300 e i 600 euro, rendendo di fatto quasi impossibile per i cittadini accusare i poliziotti per abuso di potere. La disobbedienza pacifica all'autorità, attraverso l'organizzazione di manifestazioni non autorizzate, l'ostacolamento o l'impedimento di uno sfratto, l'incontro o il raduno davanti al Parlamento, oppure la visita di uno spazio occupato, può portare ad una multa tra i 100 e i 30,000 euro.

Il Senato Spagnolo ora dovrà rivedere la legge prima di rimandarla al Parlamento per l'approvazione finale. Ma visto che il Partito Popolare (PP) - la mente conservatrice che sta dietro questa legge - gode di una considerevole maggioranza sia in Parlamento sia in Senato, è improbabile che la legge non passi la fase finale.                                                                                          

Intanto la Ley Mordaza viene criticata da praticamente ogni partito all'opposizione e da una vasta maggioranza della popolazione spagnola. Gli oppositori sostengono che sia la libertà di espressione, sia il diritto di assemblea siano sotto attacco. Per gli avversari più radicali si tratta di una violazione legalizzata dei diritti umani  mentre i membri dell'opposizione hanno messo in luce la sua somiglianza con il Tribunale dell'Ordine Pubblico, il famigerato "TOP" dell'ex dittatore Francisco Franco.

Giro di vite contro i cittadini dissidenti

Le ragioni del governo per far passare questa legge sono chiare. Negli ultimi cinque anni la Spagna è stata duramente colpita dalla crisi economica e la protesta civile, insieme alla disobbedienza, è diventata il modus operandi di molti cittadini scontenti di quella che viene percepita come l'inattività del governo. Quando tra le persone sfrattate dalle proprie case per inadempienza sulle loro ipoteche hanno cominciato a diffondersi i suicidi, i cittadini, preoccupati, hanno cominciato ad aiutare i propri vicini nell'opporre resistenza allo sfratto o nell'occupare edifici abbandonati che potevano essere convertiti in case. Il governo però, invece di rispondere alle lamentele dei cittadini, intende applicare una legge che imponga pesanti sanzioni per questo tipo di solidarietà.

Come se la legge non fosse già abbastanza dura di suo, ora si è deciso di prendere ancora più di mira i deboli includendo forti misure anti-immigrazione. Grazie ad un emendamento recentemente aggiunto alla legislazione vigente, le autorità spagnole saranno in grado di deportare immediatamente i migranti che entrano illegalmente in Spagna attraversando la frontiera col Marocco a Ceuta o a Melilla. In risposta, la rappresentante di Amnesty International Maria Serrano ha dichiarato pubblicamente che questa legge priva gli immigrati del diritto di asilo e toglie ogni garanzia di potersi rivolgere a consulenti.

Nonostante la direzione del PP sostenga che la legge sia necessaria a causa dell'elevato numero di "agitazioni violente" che hanno avuto luogo negli ultimi tre anni, le recenti dichiarazioni del Ministro degli Interni Jorge Fernández Díaz confermano che il PP esagera quando parla del numero di incidenti violenti per giustificare l'approvazione della legge. Secondo il Ministro, ci sarebbe stata violenza solo durante 72 delle 90,000 manifestazioni pacifiche tenutesi negli ultimi tre anni.

Ora, sono in molti ad essere convinti che il PP consideri i cittadini dissidenti come nemici dello stato e quelli economicamente più deboli come una seccatura da eliminare. Di conseguenza, la popolarità del partito è precipitata e, secondo i sondaggi, se oggi si andasse alle elezioni il PP perderebbe. Al contrario Podemos, il partito di sinistra formatosi di recente, organizzatore della protesta degli Indignados, sarebbe il vincitore. Il leader di Podemos, il giovane politologo dalla coda di cavallo Pablo Iglesias, ha già capeggiato un'iniziativa contro la Ley Mordaza nel Parlamento Europeo.

Con un impressionante 82% della popolazione contrario alla nuova legge, e con le prossime elezioni tra solo un anno, molti credono che sia solo questione di tempo perché la Ley Mordaza venga abrogata. Ma ci sono ancora 12 lunghi mesi, durante i quali dissensi e critica incontreranno punizioni esemplari e sanzioni pecuniarie che la maggior parte degli attivisti non si può nemmeno permettere di pagare. Resta solo da vedere se i cittadini arrabbiati inventeranno nuovi modi per esprimere il proprio malcontento, eludendo questa legge draconiana, oppure se una diffusa disobbedienza civile renderà impossibile applicarla.