Sotto le bombe a Palermo

Articolo pubblicato il 10 ottobre 2016
Articolo pubblicato il 10 ottobre 2016

Nell'ambito de Le Vie dei Tesori abbiamo visitato il Rifugio Antiaereo di Palazzo di Città, situato proprio sotto Piazza Pretoria. Ecco una fotogallery che ne svela i segreti e ci riporta ai tempi di una città sotto assedio.

Cristian è il giovane volontario che ci accompagna alla scoperta di uno dei siti più affascinanti di questa edizione de Le Vie Tesori, che l'anno scorso ha registrato 150.000 visitatori ponendosi di fatto come il principale evento culturale cittadino. Una volta erano tre gli accessi principali al Rifugio Antiaereo di Palazzo di Città, ospitati accanto alle statue leonine di Piazza Pretoria (oggi ostruiti dalla scalinata), alla fontana e dentro Palazzo delle Aquile.

Cristian ci fa entrare direttamente da quest'ultimo: nella stanzetta della guardianìa vi è un basso varco attraverso un muro. La ragione di più accessi era giustificata dal non voler creare una calca umana in caso di bombardamenti improvvisi e avere un'alternativa con gli altri passaggi ostruiti da detriti.

Scendiamo un'oscura rampa di gradini. L'aria si fa immediatamente umida e ristagna uno strano odore di muffa e carburante.

Eccoci finalmente camminare lungo i tunnel di uno dei rifugi antiaerei più grandi di Palermo, un ricovero pubblico iniziato nel 1935 e terminato nel 1942, proprio quando i bombardamenti divennero più intensi. Costruito con materiale cementizio sormontato da 70 centimetri di calcestruzzo e un'ulteriore coltre di terra a coprire, era ben più sicuro dei rifugi antiaerei privati improvvisati nelle cantine delle ville. Di rifugi a Palermo se ne contarono oltre 200 in quegli anni.

Questo però recepì alcuni standard costruttivi emanati già del 1932: vi erano dunque impianti di luce elettrica, acqua potabile, bagni, infermeria e impianti di areazione per mantenere salubri gli ambienti.

Essi avevano un sistema di pompaggio elettrico e uno manuale, poichè durante i bombardamenti andava via la corrente elettrica. Erano anche dotati di bocchettoni per sbarrare la strada a eventuali gas nocivi: durante la Prima Guerra Mondiale si fece ampio uso di bombe a gas, mentre nella Seconda Guerra l'uso scemò.

Nel rifugio antiaereo potevano entrare circa 200 persone, che avevano a disposizione mezzo metro quadrato di seduta ciascuno. Con il panico causato dai bombardamenti, tuttavia, il rifugio arrivò ad ospitare oltre 600 persone in una volta sola, alle quali capitò di sostare anche per 6 ore di fila.

Le scritte "vietato fumare" sono originali dell'epoca, perché si temeva una non corretta ossigenazione dei locali ed eventuali incendi. Mette i brividi anche la scritta "vietato soffermarsi" vicino alle rampe di scale: Cristian ci racconta che «[...] qui si verificarono scene di panico, spintoni e cadute durante i bombardamenti, con diverse persone morte schiacciate dalla folla».

Pannelli informativi raccontano poi alcune vicende di Palermo sotto le bombe. Il primo attacco dal cielo fu sferrato dai francesi il 23 giugno 1940. La nostra giovane e instancabile guida ci riferisce che «Particolarmente violento fu l'attacco aereo del 22 marzo 1943 che colpì al porto di Palermo la nave portamunizioni Alessandro Volta. Si generò un'esplosione gigantesca che fece schizzare l'ancora della nave sull'edificio della Banca d'Italia, in via Cavour. L'esplosione provocò anche un mini-tsunami che trascinò due navi della flotta militare italiana sulla banchina del porto». In totale, in quegli anni, furono oltre 70 gli attacchi aerei su Palermo.

Gli americani fecero largo uso di bombe a scoppio ritardato, che esplodevano dentro gli edifici dopo qualche secondo dall'impatto, causando danni ancora più ingenti. Palermo fu la città italiana più colpita, sulla quale gli americani fecero i primi test di bombardamento a tappeto utilizzando oltre 400 aerei.  Il 43% della città fu rasa al suolo dal 1940 al 1943. 

Prima di risalire in superficie, Cristian ci racconta un altro aspetto della Palermo sotto le bombe: «Si utilizzarono anche tecniche da guerra psicologica: di notte i ricognitori aerei lanciavano uno o due bombe giusto per far scattare gli allarmi e stressare la popolazione, svegliandola in piena notte in modo da aumentarne la tensione psicologica e portare le difese allo sfinimento e alla sottomissione». I morti durante i bombardamenti aerei a Palermo furono 2.123, i feriti oltre 30.000.