Sos Mediterranée, un anno di soccorsi e solidarietà in mare  

Articolo pubblicato il 21 febbraio 2017
Articolo pubblicato il 21 febbraio 2017

Dal 2015 l'organizzazione umanitaria franco-italo-tedesca Sos Mediterranée salva vite umane nel Mediterraneo. Daniel Pennac l'ha definita "l'onore dell'Europa e della Francia", grazie al lavoro dei volontari, dei dottori di Medici Senza Frontiere.  In occasione del primo compleanno dell'associazione, siamo saliti a bordo dell'Aquarius.  

Tredicimila persone accolte, 8.755 vite strappate alla crudeltà del mare in 64 operazioni di salvataggio da febbraio dell'anno scorso. Se fosse una questione di numeri, il lavoro di Sos Mediterranée, organizzazione italo-franco-tedesca che ogni giorno sfida le insidie delle acque internazionali a poche miglia marine dalle coste libiche per sottrarre più anime possibili al mare, si tratterebbe di una missione pienamente compiuta e superata a pieni voti.

Ma dietro i salvataggi e i tanti (troppi) morti - 5mila solo nel 2016 secondo l'Unhcr - c'è una grande storia di amore e umanità da raccontare, che si può intuire salendo a bordo, parlando con i giovani volontari e quelli che fanno la loro parte dalla terraferma. Oppure fermandosi alcuni minuti a osservare le foto di vita quotidiana nella grande frontiera del mare.  

Il 19 febbraio del 2016, a Palermo, nasceva Sos Mediterranée Italia, branca italiana di un network della società civile fondato nel maggio del 2015 in Germania con un semplice scopo: salvare quante più vite possibili nel Mediterraneo e testimoniare al mondo intero una delle più grandi tragedie della storia umana. Un anno dopo, sul molo del porto di Palermo, dove tante volte in questi anni è sbarcata la speranza e anche il dolore, c'era una bella giornata e sull'Aquarius, un'ex imbarcazione da pesca lunga 77 metri utilizzata per le missioni di salvataggio, Sos Mediterranée Italia ha festaggiato il primo compleanno. 

«I migranti sono il capro espiatorio d'Europa»

A bordo, oltre al presidente tedesco Klaus Vogel e i rappresentanti di Sos Mediterranée France, c'era anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando che ha consegnato le preziose tessere del mosaico palermitano dell'accoglienza. «Recentemente sono stato intervistato da un giornalista del Der Spiegel che mi domandava quanti migranti ci fossero a Palermo e io ho risposto che non ce n'era nessuno, chi arriva a Palermo per noi è palermitano», racconta il sindaco. E poi l'ospite d'onore Daniel Pennac: «I migranti sono il capro espiatorio dell'Europa. Sos Mediterranee è l'onore dell'Europa e della Francia, in un momento di totale regressione morale», ha detto il padre di Malaussene, capro ispiratorio letterario per antonomasia.

Un'affermazione che suona come risposta ai venti populisti che soffiano in Europa, a partire proprio dalla sua Francia, dove cresce Marine Le Pen, ma anche alla notizia di un'inchiesta conoscitiva della procura di Catania sulle organizzazioni che soccorrono i profughi nel Canale di Sicilia, per presunte "collusioni con gli scafisti". «Rigettiamo queste accuse assurde- ha detto il presidente di Sos Mediterranée Italia Valeria Calandra-Collaboriamo con le autorità e abbiamo l'obiettivo opposto dei trafficantim ci finanziamo con le donazioni dei privati. Non possiamo mai essere la sponda di chi mercanteggia la vita umana». Le fa eco anche la portavoce dell'Unhcr Carlotta Sami: «Le Ong sono un'espressione della società civile e il fatto che ci sia questo impegno per salvare vite umane è essenziale. Negli ultimi due anni hanno salvato il 25% delle persone che sono state trovate in mare tra Libia e Italia. Un ruolo dunque fondamentale».   

Ma i protagonisti sono loro, i giovani volontari, "sempre allegri", come sottolinea ancora Valeria Calandra, che operano ogni giorno, senza orari e spesso di notte, nella zona Sar (Search and rescue). C'è uno psicologo livornese che ha lavorato con i centri di accoglienza a terra pronto a imbarcarsi per dare una mano in mare. C'è Pablo, sommozzaore ecuadoregno da un anno in Italia, che si è imbarcato tre settimane fa. «Ho partecipato ad alcuni salvataggi in gommone, può avvenire a qualsiasi ora, anche la notte - racconta - In genere si individua un obiettivo, si iniziano le manovre di avvicinamento e ci si avvicina con un gommone dove c'è un interprete che parla inglese, francese e arabo, a quel punto dopo aver studiato la situazione diamo il salvagente e cominciamo portarli in salvo in gruppi anche di 20 persone alla volta».

A bordo poi c'è una squadra di Medici Senza Frontiere pronta a prestare assistenza. E i primi giorni dello scorso frebbraio c'era anche Pablo quando l'Aquarius ha tratto in salvo 786 profughi con 7 operazione condotte in più di 24 ore. «Quando sei lì ti colpisce vederli bagnati, spesso scalzi e impauriti, soprattutto la notte, e io sono qui da poco e non ho ancora assistito a scene 'forti'», dice ancora il sommozzatore. E sono proprio i bambini a colpire di più il cuore di chi li salva. «Siamo stati una delle poche imbarcazioni a restare sul mare per tutta la stagione invernale e il 24% dei migranti che salviamo sono bambini di cui l'84% minori non accompagnati», dice ancora Valeria Calandra. Alcuni sono persino nati a bordo della nave, come il il piccolo Dentiné Alex, venuto alla luce il 25 maggio 2016 alle 17, Newman Otas, nato il 2 settembre alle 7 o l'ultimo, Emeka Lska Favour che ha visto la luce l'11 dicembre. E poi i 12 casi medici gravi affrontati con la grande professionalistà dell'equipe medica di Msf, che purtroppo nulla a potuto contro la morte di almeno 40 persone.    

Sulla terraferma palermitana ci sono invece le giovani volontarie di Sos Mediterranée Italia, che con la loro passione cercano di rimboccarsi le maniche. «Sono volontaria alla logistica e al coordinamento e ho sposato questa causa perché offre l'unica risposta possibile al fenomeno migratorio», dice Irene, psicologa di 25 anni. L'abbiamo incontrata nei locali dell'Arsenale della Marina Regia di Palermo, dove per due giorni sono state esposte la video istallazione "Aquarius" di Amelia Giordano e Stefano Ferri e le fotografie di Marco Panzetti e Andrea Kunkl. Sono proprio gli scatti degli unici due fotografi italiani imbarcati sulla nave a descrivere le emozioni e l'umanità che passa a bordo dell'Aquarius, attraverso immagini della preghiera musulmana a bordo, i canti delle donne nigeriane, il sorriso o la paura di chi viene salvato. E, infine, i disegni dei minori tratti in salvo, come la cartina geografica dell'Africa Subsahariana, lo schizzo del villaggio d'origine, il gommone e i messaggi di amore speranza scritti in francese: «Dio benedica la Croce Rossa e Sos Mediterranée».