«Sono un animale politico»: una comunista italiana nella Bundestag 

Articolo pubblicato il 18 luglio 2014
Articolo pubblicato il 18 luglio 2014

Nata in To­sca­na, Paola Gia­cul­li era già un'at­ti­vi­sta co­mu­ni­sta al­l'e­tà di 15 anni. Ma ora que­sto "ani­ma­le po­li­ti­co" si è spo­sta­to alla Bun­de­stag, dove com­bat­te la sto­ria, il ca­pi­ta­li­smo e An­ge­la Mer­kel in nome del par­ti­to te­de­sco di estre­ma si­ni­stra, Die Linke. A un certo punto è anche stata al Par­la­men­to Eu­ro­peo. L'abbiamo in­con­tra­ta a Ber­li­no...

In­con­tria­mo Paola Gia­cul­li al Die Eins Café al­l'an­go­lo della sede del Bun­de­stag. Biz­zar­re scul­tu­re si an­ni­da­no agli an­go­li dei muri, un tocco di fri­vo­lez­za che con­tra­sta con gli au­ste­ri ta­vo­li neri, ta­glien­ti e splen­den­ti. Teu­to­ni­ci. Quan­do Paola Gia­cul­li ar­ri­va ci ri­co­no­scia­mo im­me­dia­ta­men­te, anche se non ci siamo mai in­con­tra­ti prima. Si vede che ci siamo fatti un'i­dea molto ac­cu­ra­ta l'uno del­l'al­tra, at­tra­ver­so le no­stre co­mu­ni­ca­zio­ni e-mail. O forse è stato un pro­ces­so ad esclu­sio­ne, sono la sola per­so­na se­du­ta nel lo­ca­le, quin­di devo es­se­re io per forza.

Paola Gia­cul­li è una co­mu­ni­sta ita­lia­na nella Bun­de­stag. Ma la cosa che mi in­te­res­sa mag­gior­men­te, forse in ma­nie­ra con­tro-in­tui­ti­va, è que­sta: cosa fa una co­mu­ni­sta ita­lia­na della Bun­de­stag quan­do non si trova nel pa­laz­zo? La do­man­da è sem­pli­ce, ma a quan­to pare è un tiro de­via­to. Si­len­zio... poi la Gia­cul­li ride: "è una do­man­da dif­fi­ci­le per­ché io sono un "ani­ma­le po­li­ti­co". Oddio. Ride, ma non sta scher­zan­do. Dalla ri­sa­ta passa al­l'en­tu­sia­smo. "Sono nata con que­sta pas­sio­ne. Per me è pas­sio­ne e rab­bia con­tro ogni ge­ne­re d'in­giu­sti­zia".

Pri­gio­nie­ri della sto­ria

Die Linke è nata dalle ce­ne­ri del Par­ti­to Co­mu­ni­sta della Ger­ma­nia del­l'E­st, che ha go­ver­na­to la Ger­ma­nia orien­ta­le dal 1949 al 1989. Alle ele­zio­ni par­la­men­ta­ri del 2013 sono stati il terzo par­ti­to in Ger­ma­nia, con l'8,6% dei voti. I re­lit­ti del pas­sa­to della Ger­ma­nia di­vi­sa sono ri­co­no­sci­bi­li in tutta la ca­pi­ta­le.Guar­dan­do dalla fi­ne­stra si ve­de Mar­schall­brücke Brid­ge, che i na­zi­sti hanno fatto sal­ta­re in aria nel ten­ta­ti­vo di ar­re­sta­re l'a­van­za­ta del­l'Ar­ma­ta Rossa. Allo stes­so modo, un re­si­duo di ran­co­re sto­ri­co è an­co­ra vi­si­bi­le nelle pro­ce­du­re di fun­zioa­na­men­to del­l'au­la par­la­men­ta­re. "A volte, quan­do sono lì den­tro, ho la sen­sa­zio­ne che siamo an­co­ra negli anni Cin­quan­ta, al tempo della Guer­ra Fred­da", os­ser­va aspra­men­te la Gia­cul­li, men­tre in­col­pa l'U­nio­ne De­mo­cra­ti­ca Cri­stia­na di An­ge­la Mer­kel, ri­cor­dan­do, in­di­gna­ta di es­se­re stata ac­cu­sa­ta di es­se­re una cri­mi­na­le Sta­li­ni­sta. "Ma fin­ché que­sta gente non crepa, ti devi ras­se­gna­re", Gia­cul­li ride ma­li­zio­sa­men­te.

No­no­stan­te Die Linke sia par­ti­co­lar­men­te po­po­la­re tra i no­stal­gi­ci della Ger­ma­nia del­l'E­st, il par­ti­to non è ana­cro­ni­sti­co. Gia­cul­li la de­scri­ve con al­cu­ni ter­mi­ni molto mo­der­ni: aper­tu­ra, fre­schez­za, cul­tu­ra, fe­sti­val, un'im­ma­gi­ne con­fer­ma­ta dai miei in­con­tri for­ti­tui­ti con il par­ti­to a Ber­li­no. Ho visto al­cu­ni rap­pre­sen­tan­ti di Die Linke da­van­ti al Mi­ni­ste­ro della Fa­mi­glia che sa­lu­ta­va­no l'in­nal­za­men­to della ban­die­ra ar­co­ba­le­no sopra il Mi­ni­ste­ro, per la prima volta. Al­cu­ni gior­ni dopo, ho visto una ban­die­ra di Die Linke sven­to­la­ta su una di­ste­sa di torsi nudi e di na­ti­che dan­zan­ti al Fe­sti­val dei Gay e delle Le­sbi­che. I mem­bri del par­ti­to si me­sco­la­va­no tra la folla, par­lan­do di po­li­ti­ca tra mu­si­ca tech­no mar­tel­lan­te.

L'im­mi­gra­zio­ne è un un in­gre­dien­te di base nella dieta di ogni ani­ma­le po­li­ti­co pu­ro­san­gue eu­ro­peo, che sia di de­stra o di si­ni­stra e Paola Gia­cul­li non fa ec­ce­zio­ne. In Eu­ro­pa per mesi, se non per anni, le no­stre po­ve­re orec­chie sono state mar­tel­la­te di di­scor­si an­ti-im­mi­gra­zio­ne: dai co­mi­zi della Mer­kel e di Ca­me­ron sul "tu­ri­smo so­cia­le/op­por­tu­ni­sta", al­l'I­sla­mo­fo­bia di Le Pen, sino al ron­zio ri­cor­ren­te degli at­tac­chi dell' UKIP con­tro gli Eu­ro­pei del­l'E­st. Anche i par­ti­ti "pro-im­mi­gra­zio­ne" af­fron­ta­no il pro­ble­ma in ter­mi­ni pra­ti­ci, ri­du­cen­do il di­bat­ti­to a sca­ra­muc­ce nu­me­ri­che su tasse e be­ne­fi­ci. In que­sto con­te­sto, le idee uto­pi­che di Paola Gia­cul­li con­fe­ri­sco­no alla di­scus­sio­ne una vi­ta­li­tà rin­fre­scan­te.

"Non credo ad un mondo di­vi­so da fron­tie­re", dice con una sin­ce­ri­tà che è più con­for­tan­te delle sta­ti­sti­che più ot­ti­mi­ste. In­ve­ce di pre­oc­cu­par­si di fu­ti­li la­men­te­le sul tema del­l'im­mi­gra­zio­ne, Gia­cul­li dice di es­se­re più pre­oc­cu­pa­ta dai pro­ble­mi meno fu­ti­li che sono alla base del­l'im­mi­gra­zio­ne. Gli im­mi­gra­ti ven­go­no in Eu­ro­pa per "fug­gi­re dalla guer­ra, dalla fame, dalla tor­tu­ra". Crede che tutti gli Eu­ro­pei do­vreb­be­ro avere lo stes­so pas­sa­por­to. Que­st'i­dea di uni­ver­sa­li­tà e trans-na­zio­na­li­smo ri­spon­de a una delle mie do­man­de più ur­gen­ti, anche se meno pro­fon­de: cosa ci fa un'ex co­mu­ni­sta ita­lia­na nella Bun­de­stag? "Credo in un pro­get­to eu­ro­peo", ri­spon­de Gia­cul­li, "quin­di non im­por­ta dove la­vo­ro".

Ri­pren­dia­mo­ci que­sti mi­liar­di

E la bat­ta­glia con­tro il ca­pi­ta­li­smo, la mi­ti­ca bat­ta­glia del ven­te­si­mo se­co­lo che è stata riac­ce­sa dalla Gran­de Re­ces­sio­ne? Le at­ten­zio­ni di Gia­cul­li sono con­cen­tra­te sul Tran­sa­tlan­tic Trade and In­vest­ment Part­ner­ship  (Trat­ta­to tran­sa­tlan­ti­co sul com­mer­cio e gli in­ve­sti­men­ti). "Ter­mi­na­re il TTIP è la gran­de sfida della nuova era del ca­pi­ta­li­smo", spie­ga con ar­do­re. Ri­tie­ne che l'ac­cor­do sia un at­tac­co di­ret­to nei con­fron­ti della de­mo­cra­zia, una mi­nac­cia ai di­rit­ti dei la­vo­ra­to­ri che hanno com­bat­tu­to stre­nua­men­te per in­te­ri de­cen­ni.

In real­tà la Gia­cul­li ri­con­du­ce la mag­gior parte delle in­giu­sti­zie al ca­pi­ta­li­smo. Pa­ci­fi­sta fer­ven­te, in­vei­sce con­tro il com­mer­cio degli ar­ma­men­ti, "Come si pos­so­no pro­dur­re stru­men­ti di morte?  È as­sur­do e ter­ri­bi­le!". Sputa ve­le­no con­tro un si­ste­ma che paga una mi­se­ria chi pro­du­ce og­get­ti di va­lo­re che non potrà mai ac­qui­sta­re. Lan­cia una frec­cia­ti­na alla Fran­cois Hol­lan­de con­tro gli spre­co­ni di que­sto mondo: "ci sono trop­pe per­so­ne con trop­pi mi­liar­di. Vo­rrei por­tar­gli via que­sti mi­liar­di".

Ma in­ve­ce di cam­bia­re sem­pli­ce­men­te il modo in cui il mondo fun­zio­na, Gia­cul­li pensa che dob­bia­mo ri­vo­lu­zio­na­re il modo in cui lo espe­ria­mo. At­tac­ca il fe­ti­ci­smo del lusso e del ca­pi­ta­le, che ci porta ad aver bi­so­gno di cose che non ci ser­vo­no. So­stie­ne che i va­lo­ri ca­pi­ta­li­sti­ci ci na­scon­da­no ciò che conta dav­ve­ro, co­struen­do il­lu­sio­ni e tra­sfor­man­do le per­so­ne in stru­men­ti, un ri­fe­ri­men­to alla teo­ria del­l'a­lie­na­zio­ne di Marx. "Non hai bi­so­gno di tutto que­sto per vi­ve­re bene", dice, ri­cor­dan­do un po', senza vo­ler­lo, Gesù Cri­sto. MA se Gesù è stato il primo co­mu­ni­sta della sto­ria, i de­mo­cra­ti­ci "cri­stia­ni" di de­stra di An­ge­la Mer­kel sono dalla parte sba­glia­ta.

Men­tre l'in­ter­vi­sta si con­clu­de, un gran­de scher­mo bian­co ap­pa­re pro­prio die­tro alla testa di Gia­cul­li. Un pro­iet­to­re pren­de vita in un lampo di luce che quasi la ac­ce­ca. Si gira e dice: "Mes­si­co- Ca­me­roon", prima di lan­ciar­si in un di­scor­so sui Mon­dia­li. Salta così fuori che Gia­cul­li ha la­vo­ra­to nel 1990 per due anni per la stam­pa in­ter­na­zio­na­le dei Mon­dia­li, in Ita­lia. No­no­stan­te "fosse ab­ba­stan­za di­ver­ten­te", il suo pe­rio­do di la­vo­ro a Ita­lia '90 le ha sve­la­to il car­na­io ca­pi­ta­li­sta che c'è die­tro. Pro­nun­cia i nomi di Blat­ter e Ha­ve­lan­ge come se fos­se­ro pa­ro­lac­ce. "Sono dav­ve­ro la mafia", dice fu­rio­sa, "Mi fanno schi­fo. Hanno ro­vi­na­to tutto. Il ca­pi­ta­li­smo ro­vi­na tutto. Hanno ro­vi­na­to il di­ver­ti­men­to".

Que­sto ar­ti­co­lo fa parte di uno spe­cia­le su Ber­li­no. È parte di "EU-to­pia: Tempo di Vo­ta­re", un pro­get­to di­ret­to da Ca­fe­ba­bel in col­la­bo­ra­zio­ne con la fondazione Hip­pocrène, la commissione Eu­ro­pea, il Min­istero degli Af­fa­ri Este­ri francese e la fondazione EVENS. L'in­te­ro dos­sier sarà pre­sto di­spo­ni­bi­le in co­per­ti­na.