Sonno di un cittadino del presente

Articolo pubblicato il 11 novembre 2016
Articolo pubblicato il 11 novembre 2016

Stato, Dio, famiglia. Spettri che si aggirano nelle nostre strade. Sempre connessi. Pronti a ricevere un commento, un like, un endorsement.

Questa notte ho sognato Bauman. Ne parlano tutti. Parla a tutti.

Mi sono svegliato sudato. Devo andare ad un convegno. Poi ha vinto Trump. Alle 2 ci sono i Simpson. Dal lavoro non chiamano.

Sembro pazzo. Ma, come si chiedeva Fromm, "può un'intera società essere malata?". A no, forse è solo il pensiero debole.

E poi non sopporto più l'ipocrisia. Soffro inutilmente.

Ma questo pensiero è frammentario, volatilizzato, vaporizzato. Toglie forze anche a me che l'ho sempre approvato.

Perché noi non siamo nichilisti, siamo cittadini del presente. Ciudadanos del presente, come dice Manu Chao. E poi lui ha un paio di locali bellissimi a Barcellona. Volevo dire Barna, scusate.

La politica è chiusa, l'università è chiusa. Conoscenza senza relazione, comunicazione autoreferenziale.

Mangio poco, bevo poco, ma se posso mi sbronzo. Ho le coliche. Dostoievskij cura le mie malattie. A no, Dostoievskij è superato. Allora leggo il libro di un giornalista discretamente scolarizzato.

Pensiero debolissimo.

Però Hegel vale ancora. Stato, Dio, famiglia. Spettri che si aggirano nelle nostre strade. Sempre connessi. Pronti a ricevere un commento, un like, un endorsement. Ad accoglierci come una mamma.

Forse la colpa di tutto questo è sua. Della genitrice, madre natura, Pachamama. Basta che non citi Freud perché non se ne può più.

La solitudine dell'intellettuale. Inerme di fronte alla nouvelle vague. Cerca ragioni nell'irragionevolezza dei tempi. Da valore a chi non ne ha. Prova a leggere il reale, conferendogli una logica della quale forse è privo.

Borges non basta più.

Si riaddormenta.

La valigia sempre pronta in un angolo della camera.

Impossibilitato com'è a creare una nuova egemonia culturale.