“Solidarietà non vuol dire comunismo”

Articolo pubblicato il 21 dicembre 2004
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Articolo pubblicato il 21 dicembre 2004

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5 domande a Alain Philippe, Presidente della Fondazione MACIF, che promuove l’economia sociale in Francia e Europa.

Solidarietà, democrazia, aiuto reciproco. Ecco il credo della Fondazione MACIF che interviene per incoraggiare e far conoscere l’economia sociale in Francia e non. Café babel ne ha intervistato il Presidente, Alain Philippe. Al centro della conversazione: il senso dell’economia sociale nell’Europa di oggi.

Come definirebbe l’economia sociale?

Nell’espressione “economia sociale”, ci sono due parole. La prima, economia più che nell’accezione volgare, è intesa come l’insieme delle attività della collettività umana. Per quanto ci riguarda la definiamo “pratica imprenditoriale”. La seconda parola, “sociale”, è, per noi, una rotta, una direzione. Essa fissa all’economia un obiettivo differente da quello espresso da altri concetti come, per esempio, “economia capitalista” o “economia liberale”. L’insieme formato da queste due parole è ricco di significati, visto che l’economia sociale è legata al rispetto di alti principi ed alla promozione di valori universali, i quali non cambiano affatto quando si oltrepassano le barriere di frontiera dei differenti paesi dell’Unione europea.

Lei è il Presidente di una fondazione francese. L’economia sociale è una specificità gallica? Quali sono i paesi nei quali essa è più radicata?

Pur soffrendo qui in Francia di un deficit di immagine, è vero che l’economia sociale vi è particolarmente attiva. Essa è, certamente, più presente nel nostro paese e nell’Europa meridionale, che nell’insieme dei 25 paesi dell’Unione. Tra questi paesi “attivi” bisogna menzionare in particolare Italia, Spagna, Portogallo e Grecia, senza dimenticare, ma questa volta al nord del continente, Belgio, Lussemburgo e Svezia.

Quando si parla di alternative al capitalismo, gli europei originari dei paesi dell’antico blocco dell’Est si fanno diffidenti: lo spettro del comunismo è sempre presente. Come rassicurarli?

L’economia sociale non si basa su un’ideologia. È fondata su solidarietà e aiuto reciproco. Essa è governata secondo metodi democratici, e la sua attività è prevalentemente commerciale, anche se il suo obiettivo non è il lucro. Democrazia non equivale a collettivismo, e solidarietà non è sinonimo di comunismo. Sarebbe un peccato che nei paesi dell’Europa centrale ed orientale, il bilanciere vada, oggi, dall’altro lato della mediana, e quasi al estremo opposto di un tempo. L’economia sociale deve poter dare la prova di incarnare questa linea mediana, cara alle popolazioni cui sono cari i valori della solidarietà, della cittadinanza, della democrazia e della ricerca di un maggior benessere quotidiano.

Lo statuto della cooperativa europea è appena stato approvato dall’Unione europea, mentre lo statuto di associazione è sempre bloccato. Qual è la posta in gioco di queste innovazioni legislative? Quali sono le possibilità che aprono agli europei?

Da parte nostra, militiamo perché nelle grandi famiglie dell’economia sociale, cooperative, società di mutuo soccorso, associazioni e fondazioni, e almeno per le tre che non ne sono dotate, ci sia uno statuto europeo. In quanto fondazione, visto che i nostri scopi sociali portano le nostre ambizioni al di là dei limiti delle nostre frontiere nazionali, sarebbe, innanzitutto, simbolicamente importante che la nostra struttura giuridica sia europea e che dei cittadini residenti all’estero di altri paesi dell’Unione siedano nelle nostre istituzioni e questo nel quadro di programmi d’azione comunitari. In secondo luogo, le sfide economiche, sociali, ambientali e non solo non possono non esser concepite su scala continentale, se non anche in un’accezione ancora più grande.

Si tratta dunque proprio di riflettere, di costruire e di agire, insieme.

Quali sono i progetti europei della Fondazione MACIF?

La Fondazione MACIF è membro fondatore del Polo Europeo delle Fondazioni dell’Economia Sociale. Attualmente, lavoriamo in Belgio, Spagna, Francia ed Italia su un progetto nel campo dei giovani e delle discriminazioni.