snowden e wolf: lotta allo spionaggio

Articolo pubblicato il 11 luglio 2013
Articolo pubblicato il 11 luglio 2013

Edward Snowden, come Christa Wolf, ha imparato a sue spese come la parola 'utopia' significhi 'nessun posto'. Tuttavia, sono entrambi da considerare come modelli, perché hanno osato immaginare una società in cui sarebbero stati fieri di vivere.

In un momento particolarmente toccante della novella "Che cosa resta" ('Was bleibt', 1979) della scrittrice tedesca Christa Wolf, la narratrice ricorda quanto fosse divertita dall'apprendere la reazione dello scrittore russo Pushkin quando venne a sapere che le lettere scritte alla moglie fossero state censurate dallo zar. Lo scrittore era intenzionato a non contattarla più. "Questi poeti del diciannovesimo secolo, così sensibili!", esclamò la narratrice. 


In ogni caso, quando lei stessa è spiata dalla polizia segreta della Germania dell'Est (come in effetti lo era la Wolf), la narratrice deve farsi coraggio e sopportare il dolore di scrivere e ricevere lettere - ben consapevole che ogni singola parola recapitata per posta sia letta da qualcun'altro.

STILOGRAFICHE SOTTO CONTROLLO

Il passo mi è rimasto in testa durante i giorni successivi alla rivelazione dell'avvenuto spionaggio su internet da parte degli Stati Uniti d'America. Gli annunci riguardo il prism - il sistema di sorveglianza introdotto nel 2007  dall'agenzia americana per la sicurezza nazionale (NSA) - non mi hanno per nulla sconvolta: come Pushkin e la Wolf avevano già scoperto, i governi hanno sempre spiato e sempre spieranno i loro cittadini - non importa se comunicano attraverso penne stilografiche, macchine da scrivere o iPad. Non sto dicendo che sia giusto. Di sicuro non ritengo che lo si debba accettare, ma almeno ammetterlo - e coloro che vivono in Paesi immuni alle più recenti rivelazioni non dovrebbero credere che queste cose accadano solo altrove.

Una volta presa coscienza del problema, come reagire? Il primo pensiero venuto in mente a molti - boicottare le comunicazioni elettroniche - è insieme ridicolo e tragico, come l'idea di Pushkin di non voler più scrivere alla moglie. In un mondo in cui cambiare città e persino nazione è un fenomeno sempre più frequente, perdere i contatti con amici e parenti è un prezzo troppo alto da pagare. Potremmo cercare di essere più prudenti usando, ad esempio, i VPN (server privati virtuali). Come la narratrice della Wolf, potremmo pensare e ripensare a quali informazioni condividere e a dove farlo: davvero volete scrivere su facebook qualcosa che non condividereste anche con un qualunque conoscente? (La narratrice della Wolf si diverte creando codici per informazioni inesistenti: "Certi tizi impazzirebbero cercando di scoprire cosa significavano in codice le parole 'acqua caffè'"). La cosa più importante, però, come lentamente realizza anche la protagonista, è ribellarsi, discutere di quello che non ci piace della società in cui viviamo - e farlo ad alta voce.

Christa Wolf ha imparato a sue spese che la parola 'utopia' significa a ragion veduta 'nessun posto'. Nonostante ciò, dovrebbe essere presa ad esempio proprio perché ha osato immaginarsi in una società di cui sarebbe stata fiera di far parte. Il suo alter-ego in "Che cosa restasogna di trovare una nuova lingua per parlare di questa utopia. Protestando, l'informatore Edward Snowden ha trovato quel linguaggio. Adesso sta a noi intavolare una conversazione.