Slow Journalism: un blog per capire l'Europa

Articolo pubblicato il 14 febbraio 2013
Articolo pubblicato il 14 febbraio 2013
Un olandese incontra un greco che cerca lavoro su un’isola norvegese, dove si trova in vacanza. No, non è l’inizio di una barzelletta. Ci sembra di avere un’opinione chiara su tutto e persino sull’Europa. Tuttavia, a volte, non farebbe male guardare oltre le apparenze.

Circondati dalla presenza dei media, da industrie che rispecchiano, almeno a quanto dicono, gli individui e aiutati dalla tecnologia moderna che ci offre l’opportunità di accedere alle fonti che ci interessano, ci siamo trasformati nei cittadini critici e fieri dell'era contemporanea. Abbiamo un’opinione su tutto e tutti alimentata dalle nostre fonti ritagliate su misura che vanno dalle persone incontrate per strada ai sedicenti politici di alto livello. Dal nostro punto di vista, sappiamo sempre tutto, siamo costantemente aggiornati, su ogni argomento. Non è una critica, anzi. A volte è divertente. Oggi, anche l’Europa sembra essere senza zone d'ombra ai nostri occhi.

Un greco in Norvegia

Dal nostro punto di vista, sappiamo sempre tutto, siamo costantemente aggiornati, su ogni argomento

Nell’ottobre del 2012, ho intrapreso un viaggio nelle isole Lofoten in Norvegia per liberare la mente e ammirare la bellezza della natura. Lì ho incontrato un padre di famiglia di una trentina d’anni che veniva dalla Grecia. Di fronte alla propria patria mutilata dalla grave crisi finanziaria (i tassi di disoccupazione in Grecia superavano il 26% nel 2012, battendo ogni record all’interno dell’Unione Europea), aveva deciso di cercare fortuna in un'isola remota, fredda e ventosa, lontano dal cuore dell'Europa. Il tasso di disoccupazione in Norvegia si aggira attorno al 3%; quindi speranzoso si è diretto prima a Oslo, ma ogni porta alla quale ha bussato gli è stata sonoramente sbattuta in faccia. Così ha seguito il consiglio della gente ed è partito alla volta delle Lofoten. Dicevano: “C’è pesce dappertutto, cercano pescatori per tutta la stagione”. E quindi ha lasciato la capitale, con pochi soldi in tasca, per cercare fortuna.

Abbiamo alloggiato nello stesso ostello, assieme ad altri due turisti olandesi. Abbiamo parlato della sua storia. Nessuno cerca un pescatore fuori stagione, in realtà. All’interno, la gente del posto si godeva il calore delle proprie abitazioni e dei pasti preparati in casa. L’ultimo giorno del mio viaggio, mi ha accompagnato a piedi in centro. Stava cercando di ottenere un lavoro alla fabbrica del pesce del posto dove, durante l’alta stagione, puliscono e sfilettano il pescato per l’esportazione. Mentre il mio autobus si allontanava, l'ho visto ritornare verso un piccolo supermercato. La fabbrica era chiusa.

La nostra Unione?

Posso spiegare teoricamente l’operato delle istituzioni politiche – ma cosa ne so veramente di ciò che plasma la realtà che ci circonda?

Prima di partire, mi ha chiesto se Amsterdam potesse essere una buona idea. Gli ho risposto che anche i giovani con un’istruzione abbastanza buona fanno fatica a trovare lavoro di questi tempi. Ha annuito educatamente; non mi sorprenderei di vederlo camminare per le strade della mia città un giorno. L’ingenuità va di pari passo con il cercare di sopravvivere, immagino. Lui aveva provato in Francia, Germania, Danimarca e Svezia prima di finire in Norvegia. I 27 paesi dell’Unione Europea sono molto diversi l’uno dall’altro: alcuni sono sull’orlo del fallimento economico, altri fanno di tutto per fare disperatamente parte di questa unione, alcuni occupano posti di rilievo, e altri, come il mio, sono nel bel mezzo di una crisi di identità. È come un cocktail in cui si mescolano diverse culture che un ragazzo greco sta cercando di sorseggiare qua e là alla ricerca di giorni migliori.

Sulla barca per la terraferma, mi sono chiesto che cosa sapessi di questa unione in cui viviamo. Io, principalmente, viaggio. Sono stato a Bruxelles una volta (per i mercatini di natale e per l’atmosfera accogliente dei bar). I leader dell’opinione pubblica sostengono che la capitale belga stia diventando più potente anno dopo anno. Posso spiegare teoricamente l’operato delle istituzioni politiche – ma cosa ne so veramente di ciò che plasma la realtà che ci circonda? Il sistema dell’Unione Europea sta diventando più potente, ma non mi interessa più di tanto. Altri hanno opinioni più chiare delle mie. “L’UE spende i nostri soldi”, dicono. Chiedete alle persone che seguono da vicino l’Europa e vi parleranno delle strategie future e delle politiche attuali che si riflettono nelle (insufficienti) analisi mediatiche. Chiedete loro nei dettagli che cosa fanno veramente le persone là, e calerà il silenzio. Il numero dei corrispondenti a Bruxelles è stato ridotto. Esiste un resoconto delle politiche ma non del funzionamento interno del sistema. Creare un blog sullo “slow journalism” potrebbe aiutare a scoprire l’operato di chi definisce l’UE? Di chi lavora nelle istituzioni e di quello che succede a Bruxelles ogni singolo giorno? 

Appena arrivato ad Amsterdam, ho capito che avevo perso l’opportunità di saperne di più dal mio amico greco. Quali erano le sue opinioni sull’Europa, sul suo futuro, sulla sua “unione”? Ne sapeva qualcosa del suo funzionamento e di coloro che trasformano in realtà questa idea? O la considerava semplicemente come un argomento destinato a pochi eletti visto che lui aveva altre priorità per la testa… penso che la sua voce sarebbe stata interessante quanto quella degli esperti o dei politici che partecipano al dibattito sull’Europa. Un parere più democratico sul territorio non è per niente una cattiva idea. A volte bisogna avere il coraggio di discutere, di parlare con gli altri. Il nostro prezioso sapere individuale ci ringrazierà.

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Foto: copertina (cc) blog100days/ Kinzica e Alessandro/ 100days.it/ Flickr; nel testo © KM