Slovenia, quando l'asilo politico diventa arte

Articolo pubblicato il 29 ottobre 2012
Articolo pubblicato il 29 ottobre 2012
La Slovenia, paese di passaggio per migranti e immigrati, a ridosso dei confini dell’Unione Europea, tra l’ area balcanica e il continente asiatico, punta sulla cultura dell’asilo. Nel centro culturale autonomo di Metelkova Mesto, nel cuore della capitale, lo Studio Asylum gioca con il concetto di asilo politico al fine di incoraggiare la diversità culturale attraverso l’arte.
Le autorità locali, però, si dimostrano ancora restie a collaborare.

Tshepo Maponyane, artista sudafricano che vive nello Studio Asylum, decora i cestini dei rifiuti a Metelkova Mesto. La sua ribellione contro l’inquinamento segue la filosofia dello spirito rivoluzionario proprio del centro. L’esposizione è visitata dai membri della comunità di colore slovena, dagli abitanti del quartiere, dagli artisti e dai viaggiatori armati di sacco a pelo che passano per il vicino ostello Celica. "Pensano che io sia il cugino di Barack Obama", sorride l’ artista.

L’area culturale si trova nel cuore di Lubiana, nei locali abbandonati dall’esercito jugoslavo in seguito alla dichiarazione d’indipendenza del 1991. Non si è mai arrivati a un atto formale che sancisse l’uso degli spazi e quindi i rapporti con l’amministrazione restano tesi. Sembra un’enclave, una città in miniatura dotata di gallerie proprie, night-club, ONG e laboratori artistici. Un mosaico di stili visuali alternativi che si rifanno al recente passato e alle successive trasformazioni sociali avvenute in quest’angolo di ex Jugoslavia. "Ad un primo sguardo, Metelkova non era uno spazio adatto a questo", dice Tshepo, a cui è stata assicurata la residenza per due mesi nello studio, grazie all’incontro con un collega sloveno conosciuto quando era borsista all’istituto d’arte indonesiano di Denpasar. "Ho tratto ispirazione dal caos che c’ è qui attorno, pensando di poter fare qualcosa per rendere più bello questo posto".

Studio Asylum: la diversità culturale all'opera

È difficile per gli immigrati riuscire a guadagnarsi da vivere a Metelkova. Nel 2011, la maggior parte dei richiedenti asilo in Slovenia arriva dai Balcani, dalla Turchia, dall'Afghanistan e dalla Nigeria e, secondo Urška Šlibar, coordinatrice per il programma sui richiedenti asilo della Commissione Europea Equal, le autorità considerano queste persone come "elementi di disturbo che non vogliono lavorare". La presidente dell’associazione culturale KUD Mreža, Nataša Serec, sta per avviare il primo e unico ente no-profit sloveno, nato con lo scopo di aiutare gli immigrati a superare i problemi burocratici per l'ottenimento della cittadinanza. Con la residenza allo Studio Asylum vuole dare un’opportunità agli artisti emergenti che non hanno accesso al "mondo patinato dell’arte". "Abbiamo bisogno di qualcuno che abbia nuove idee, nuovi stili di vita e che sia coinvolto con passione dal proprio lavoro", dice Nataša, "per dare voce a chi vuole raccontare una storia".

Guarda la galleria di foto sullo squat Metelkova Mesto, su Cafebabel

Nataša è felice di tenere in mano un nuovo oggetto pensato per i bambini, "fatto con i detriti di pietra che abbiamo ottenuto senza spese dopo i lavori di restauro del parlamento ceco". Accanto a lei c’è Jernej Brzin, un dottorando che parla in spagnolo, inglese e sloveno per spiegare come ha fatto a trasportare dalla Croazia fino a Metelkova uno dei due alberi di ulivo che si trovano qui. In pratica, Metelkova sembra essere più legata al resto del mondo che alle autorità locali. Nataša ammette che "abbiamo ancora problemi con loro: semplicemente non ci vogliono". Tuttavia, "Metelkova non ci sta a essere etichettata e zittita, come una delle tante istituzioni".

L’atmosfera conviviale rende più facile socializzare con gli altri. Al bar, Anna Ehrlemark è insieme all’irlandese Leigh e al nigeriano Kingsley , e parlano in sloveno. "Qualcuno in un forum su internet diceva che Metelkova è pieno di donne e uomini senza un soldo", sorride l’artista svedese, che ha vissuto allo Studio Asylum. Sta lavorando a un fumetto intitolato "Desperate Rich Old Bitch, Zombie Girl". Anna arrivò a Lubiana nel 2003 come volontaria. In seguito, è diventata coordinatrice dei lavori in un laboratorio artistico, cacciatrice di fondi e grafica al KUD Mreža. Dice che le persone che si incontrano in questi spazi l’ hanno aiutata a comprendere il concetto di spazio-comunità. "Stoccolma è terribilmente chiusa, là mi annoio. Qui a Metelkova invece c’è un bel mix di gente e si accolgono a braccia aperte le cosiddette 'persone normali', pur essendo per natura del tutto refrattaria alla normalità".

Vita quotidiana all'Art Center

La rivoluzione verde di Tshepo la si ritrova nel bel mezzo di una foresta della Slovenia nord-orientale. Il parco naturale diGoričko si trova nel Prekmurje, in una zona bilingue a 150m dal confine ungherese. Un gruppo di attivisti si dà da fare per costruire all'Art Center (Art središče) una residenza per 16 artisti con materiali semplici come argilla e paglia. In realtà, lo Studio Asylum di Lubiana è sorto nel 2006 quando queste persone furono cacciate dagli spazi in cui vivevano. Cercando asilo a Metelkova, hanno ristrutturato e trasformato un vecchio magazzino in uno spazio per artisti stranieri, prima di tornare a Goričko nel 2008.

L’Art Center è il primo e unico centro residenziale artistico sloveno, uno spazio stimolante e multiculturale per la produzione di arte. È diventato un luogo d’incontro per artisti provenienti da tutta Europa, i cui tentativi di trovare legami tra “qui” e “altrove” hanno portato alla creazione di sculture semoventi, workshop sull’animazione, video, bottiglie di grappa, abbigliamento e via creando. Vita, una manager scultrice, e il fondatore del centro Zdravko Pravdič, noto a tutti come Pec, vivono nel vecchio edificio doganale di confine ristrutturato, che accanto ha altri due spazi e un enorme orto. Sono stati sei anni di alti e bassi per la loro isola felice a basso impatto ambientale e ancora non hanno trovato una spiegazione legale alla decisione da parte delle "autorità mafiose locali" di mandarli via nel 2006. Hanno perso l’appoggio da parte dei finanziatori locali e internazionali per non aver portato a termine molti dei progetti finanziati in precedenza e sono ancora invischiati in contese legali con le autorità, cosa che impedisce loro di accedere a molti dei programmi supportati dall’Unione Europea.

Maja e Simon, due membri dell’ Art Center, stanno per recarsi in auto verso il confine croato, sommersi da una montagna di carta. Per il giorno della Cooperazione Europea e il loro “progetto SI-CRO sui nuovi media interconfine”, hanno stampato un racconto in croato e sloveno sul “matrimonio tra E e U”. Spiegano che "quando tagli il foglio a metà, ognuna delle due parti contiene il racconto nelle due lingue e così puoi passarlo a chi hai accanto". Vogliono lanciare un messaggio utilizzando l’arte e la cooperazione come linguaggio multiculturale, anche se questa non è la sfida più importante dell’Art Center: Vita e Pec stanno cercando di raggiungere un accordo con il governo e il ministero della cultura, in modo da assicurare maggiore indipendenza e libertà di espressione alla residenza. A contare su di loro, c’è un’ampia comunità di persone di diversa cultura, professione e interessi artistici.

Questo articolo fa parte della decima e ultima edizione del progetto “MultiKulti on the Ground”, pubblicata da cafebabel.com nel 2012. Un caloroso ringraziamento al team di cafebabel.com di Lubiana.

Foto © Plamena Slavcheva per 'MultiKulti' aka 'multiculturalism on the ground by cafebabel.com', Lubiana, Settembre 2012