Slovacchia: la rivoluzione di Bonaparte

Articolo pubblicato il 16 settembre 2016
Articolo pubblicato il 16 settembre 2016

Da giugno a Bratislava sembra sia in corso un'insurrezione come quelle di una volta. Migliaia di persone manifestano davanti ad un attico lussuoso per far cadere il governo. E per la prima volta dall'indipendenza slovacca, alcune teste potrebbero finalmente cadere. Uno sguardo su uno scandalo di Stato che implica il Primo Ministro, il Ministro dell'Interno e un certo imperatore francese.

Lunedì, ore 18. Come tutti i lunedì ormai da qualche tempo Ľuboš (un ingegnere di trent'anni) si dirige fino al luogo dove si erge un complesso immobiliare dalle sembianze indefinite, un mix tra grigio e beige, tra vuoto e pieno, tra vetro e mattoni. Sulla sua facciata si legge un nome ormai fin troppo conosciuto, scritto in maiuscolo: «BONAPARTE». Oltre le inferriate migliaia di manifestanti sventolano la bandiera nazionale slovacca, esibendo magliette nere sulle quali si può leggere: «Fico chráni zlodejov!» (Fico protegge i ladri). «Sono qui perchè tutta questa storia è solo l'apice dell'arroganza dei politici. Un'arroganza che va di pari passo con la presa in giro nei confronti del popolo slovacco» afferma Ľuboš. Ma di che storia stiamo parlando? Si tratta dell'affaire politico che porta il nome di un facoltoso uomo d'affari (Ladislav Bašternák), il quale coinvolgerebbe anche il Ministro dell'Interno e il Primo Ministro slovacco attualmente in carica: Robert Fico.

Corruzione ai massimi livelli

A poche settimane dalle elezioni legislative tenutesi nel marzo scorso, i media hanno messo le mani su uno scandalo di corruzione che ha iniziato ad infangare sempre di più il partito socialdemocratico Smer-SD, guidato da Fico. Il Ministro dell'interno Robert Kaliňák è di fatto attualmente sospettato di aver nascosto un giro di frode fiscale. Il settimanale Trend  ha rivelato a gennaio, in un'indagine giornalistica con testimonianze annesse, che il ministro dal volto angelico e i capelli fluenti ha permesso ad un centinaio di persone di evadere il fisco tra il 2007 e il 2010. L'ammontare della frode? Circa 75 milioni di euro, denaro dal quale anche Kaliňák avrebbe attinto la sua parte, secondo i dati bancari scovati dall'assistente di un parlamentare. Secondo gli organismi di indagine che hanno scavato nella vicenda, partendo da queste premesse è abbastanza facile trarre delle conclusioni: le somme di denaro, infatti, proverrebbero proprio dalla compagnia di Ladislav Bašternák.

Ma qual è il collegamento tra Bašternák ed il Primo Ministro in carica Robert Fico? Per dirla in parole povere, quest'ultimo alloggerebbe apparentemente ad un "prezzo da amico" in una lussuosa penthouse che domina Bratislava, della quale Bašternák è il proprietario. La dimora è stata altezzosamente ribattezzata "Bonaparte", proprio perché edificata nel luogo che l'imperatore francese scelse per poter contemplare le sue conquiste dall'alto. E così il palazzo è subito diventato simbolo delle proteste. Dal 1993 (anno della sua indipendenza) ad oggi, Slovacchia ha vissuto numerosi scandali ed episodi di corruzione. Storie del genere sono sui media ogni giorno senza che nessun personaggio politico se ne senta minimamente sfiorato. Ma questa volta la misura è stata abbondantemente superata. «Ogni settimana mi metto davanti a Bonaparte» spiega Ľuboš. «Un giorno mi piacerebbe raccontare ai miei bambini di aver fatto qualcosa perché ci fosse un cambiamento in questo Paese. Vorrei che la giustizia qui si applicasse anche per i nostri politici, e che essi fossero finalmente responsabili di fronte ad essa. Nessun politico è mai stato riconosciuto veramente colpevole di qualcosa, ed è ora di cambiare le cose». La lussuosa residenza del primo ministro in se stessa, dove vivono anche sua moglie e dei suoi figli, è una parte importante dello scandalo. Su Le Monde l'ONG Aliancia Fair-Play, che indaga su questo caso, spiega come funziona il business di Ladislav Bašternák : «Ha comprato sette appartamenti per circa 12 milioni di euro prima di rivenderli ad un decimo del loro prezzo e farsi rimborsare 2 milioni di euro di IVA dalle autorità fiscali». 

"Fico è come Putin"

In molti si chiedono perché Robert Fico sia di fatto andato a seppellirsi nella lussuosa dimora di un torbido uomo d'affari. Così come sono in molti a farsi delle domande sulle intenzioni politiche di un uomo che, a 51 anni, ripete a tutti che desidera lasciare la politica, «sorvegliare ogni musulmano» e «proteggere gli slovacchi». Nel marzo scorso Fico ha ottenuto la vittoria alle elezioni legislative dopo mesi e mesi di campagna elettorale passata a prendere di mira l'Islam e i rifugiati, presentandoli sostanzialmente come una minaccia terroristica. Il leader di sinistra si è appropriato di idee populiste per conquistare il supporto degli elettori più suscettibili a votare a destra, in un Paese che però conta solo l'1% di stranieri (la percentuale più bassa in Europa, n.d.r.). Il piano funziona, ma non così bene come forse era stato previsto. Fico inizia un terzo mandato a capo della nazione perdendo tuttavia la maggioranza in Parlamento. Per uscire da questo spiacevole inconveniente il suo partito (Smer-SD) decide di formare una improbabile coalizione con il Partito nazionale slovacco (SNS), formazione di estrema destra. Benchè vittima di un attacco di cuore lo scorso aprile, il capo del governo non si arrende, e a maggio rilascia un'intervista nella quale afferma: «non c'è posto per l'Islam in Slovacchia». Riguardo la questione della quota di rifugiati da accogliere, prosegue affermando che «[la Slovacchia] non si prostrerà davanti alla Germania e alla Francia», e rimanendo fedele alla linea del gruppo di Visegrad (composto da Slovacchia, Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca, n.d.r.) si dichiara totalmente contrario all'accoglienza dei migranti nel suo Paese. Ma casca decisamente male, infatti dal primo luglio è il turno proprio della Slovacchia di ricoprire  la presidenza itinerante del Consiglio dell'Unione europea, avendo così incontrato oggi 16 settembre i 27 capi di Stato dell'Unione in occasione del vertice sul futuro dell'UE a Bratislava.

«Fico è un bugiardo patentato. La sua intera carriera politica è un'enorme buffonata. Sapete, usa il culto della personalità. Mi ricorda Putin. Fico è esattamente come lui: imprevedibile. Nessuno osa dirgli "ora basta"», prosegue Ľuba, un pensionato che nonostante la mobilità ridotta viene tutti i lunedì a far sentire la propria determinazione. Ragazzi in bici, curiosi, vecchi amici, famiglie numerose e a volte perfino turisti stranieri, sono in tanti a radunarsi di fronte a "Bonaparte" dal 26 giugno. Le manifestazioni hanno persino un loro nome: i Bonaparty, dei quali oggi siamo alla decima edizione, quella consacrata all'ecologia. Per l'occasione sia deputati che cittadini si succedono sul palchetto approntato per l'occasione, esprimendosi sulla questione del clima. Ci sono solamente i cartelli con la scritta "Kaliňák in prigione" a rimandare all'affare Bašternák. Un movimento che forse visto dal basso ha ogni tanto l'apparenza di una di quelle rivoluzioni di un tempo contro le vecchie monarchie, ma che dall'alto forse invece Fico osserva come si guarderebbe una folla plaudente di tifosi durante un Europeo di calcio.

"Finiamo quello che abbiamo cominciato nel 1989"

«Prima del novembre 1989 non c'era così tanta gente coraggiosa. Questa repubblica, per la quale ci siamo già battuti, non è ancora libera. In parte è ancora occupata da gente che ha lo stesso modo di fare dei comunisti. I cittadini dovrebbero aver diritto alla verità da parte della politica, ma non funziona così in Slovacchia» urla dalla tribuna dei manifestanti Jan Budaj, un portavoce del movimento battezzato "La gente normale e le personalità indipendenti", il deputato dell'Unione democristiana slovacca . «Dobbiamo attivarci ora, per finire quello che abbiamo iniziato nel 1989», aggiunge a gran voce. Non è nemmeno più un caso così raro vedere i membri dello Smer-SD stigmatizzare il proprio partito. È il caso di Anton Martvon, un giovane deputato che dichiara: «L'influenza degli oligarchi sul partito ha superato ogni limite. O si lascia spazio ai giovani che all'interno del partito vogliono fare politica per aiutare le persone, o lo si lascia in mano agli anziani che badano solo ai propri interessi».

La disillusione risuona anche nelle parole di alcuni manifestanti, che rimproverano allo Smer-SD di non fare più nulla per la gente. «Sono più di 15 anni che aspettiamo un miglioramento delle nostre condizioni», si lamenta Katarína, 50 anni. «Siamo venuti qui dai Paesi Bassi perchè pensavamo che questo paese avesse tanto da offrire, ma siamo rimasti molto delusi». Eppure, all'interno dell'UE, questo piccolo Paese di 5,5 milioni di abitanti non se la cava troppo male. Se si dà un'occhiata alle cifre ufficiali si nota che la Slovacchia è perfino uno dei Paesi meglio usciti dalla crisi economica. La crescita si aggira intorno al 3,2% nel 2016, il salario medio è salito a 901 euro al mese ed il tasso di disoccupazione è inferiore al 9,44%. In realtà la qualità della vita a Bratislava è di gran lunga superiore a quella delle regioni del sud e dell'est, dove è molto difficile trovare un impiego stabile e decentemente retribuito.

Una serie di problemi sulla quale sembra che Robert Kaliňák, Fico e tutto il governo si stiano adagiando. Continuano ad affermare di non aver nulla per cui essere biasimati, benchè l'opposizione abbia depositato una mozione di sfiducia. Uno scompiglio mediatico che il primo ministro slovacco ha gestito bene per il momento. Ma dovrebbe essere soprattutto il prossimo Bonaparty a porre fine alla sua tranquillità, poiché Ľuboš  e gli altri non molleranno certo la presa: «Non è possibile che gente come Fico, Kaliňák e altri, che ormai hanno diritto ad una pensione politica, non abbiano nulla da temere. Né da parte della polizia, né da parte della giustizia». E da parte del popolo?