Siviglia riavrà la sua moschea

Articolo pubblicato il 10 luglio 2008
Articolo pubblicato il 10 luglio 2008

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Entro il 2010 la nuova moschea di Sevilla sarà costruita nel quartiere della Cartuja93. Un "dovere costituzionale" per l'amministrazione, un progetto "non sivigliano" per altri. Dibattito.

«Settecentocinquant'anni dopo l'ultima, adibita a chiesa con la dominazione cristiana nel 1248, Siviglia tornerà ad avere una moschea». Questa è la prima cosa che Emilio Carillo, assessore all'urbanismo della capitale Andalusa dice. Ma non nel quartiere della Bermejales, dove era inizialmente stata progettata, ma nell'"isola" della Cartuja, quartiere che si trova tra i due bracci del Guadalquivir.

La Cartuja93 è un parco tecnologico che è stato urbanizzato in occasione dell'esposizione universale di Siviglia del 1992. È sedi di grandi imprese, università, quotidiani, centri di ricerca e uffici amministrativi. Nel suo lato ovest, verso l'avenida Carlo III, verrà costruita la moschea, su un’area di 6000 metri quadrati. Oltre all'edificio religioso in senso stretto, ospiterà anche un centro culturale.

Un minareto come simbolo

Il quartiere non è proprio centrale e, soprattutto, non è nel cuore, vivo e urbano, della città. Perché questa sede? «Abbiamo cercato un'alternativa che non portasse ad alcun tipo di tensioni», spiega Carillo. Il progetto dell'anno scorso, nel quartiere della Bermejales, è stato annullato a causa delle proteste degli abitanti, riuniti nell'associazione los Bermejales 2000. Sia Carillo, che Emilo González Ferrín, islamologo dell'università sivigliana, sono convinti che l'opposizione alla Bermejales non riguardasse l'Islam, ma l'uso del quartiere.

Il comune, nonostante abbia vinto il processo legale intentato dagli oppositori della moschea, ha ritenuto di poter trovare una soluzione migliore cercando una zona lontana dai nuclei abitati. La scelta è caduta sulla Cartuja93, il cui terreno è di proprietà della Regione autonoma di Andalusia e gestito attraverso l'Impresa pubblica del suolo (Epsa). Non sono mancate le proteste: l'associazione degli imprenditori della Cartuja93 ha, l'aprile scorso, "sollecitato" il comune affinché rivedesse la sua scelta. Carillo minimizza: «Non diamo importanza a questo rifiuto. Pensiamo che sia assolutamente minoritario».

E, in fondo, la moschea per la città di Siviglia, è una riappropriazione della sua storia. Araba dal 712 al 1248, la città ne ha mantenuto l’impronta. I Real Alcazares (il palazzo reale), costruiti in periodo di dominazione araba, sono stati adibiti a sede della monarchia dopo la Reconquista. Passeggiando nelle stanze di questa Versailles spagnola ci si chiede rende conto di come il passato islamico sia stato, qui, assimilato e digerito. Stessa cosa per la torre della Giralda, che grazie ai suoi 103 metri di altezza spunta all'improvviso passeggiando in città. Antico minareto della moschea, è diventata poi, naturalmente, la torre della cattedrale. E il simbolo della città.

Carillo vede l'ubicazione della moschea alla Cartuja93 come parte di una precisa scelta urbanistica: «Non vogliamo zone che siamo solo residenziali, o solo economiche, né puramente commerciali. Il nostro modello di città è una mescolanza di uso». Inoltre la promozione della libertà religiosa è un dovere costituzionale e l'amministrazione vuole «promuoverla come ha già fatto con altre confessioni: la Chiesa Cattolica ne ha largamente beneficiato, ma anche i mormoni, i Testimoni di Geova e gli evangelisti».

«Il dialogo tra le culture si può fare»

Emilio González Ferrín inizia deciso: «Penso che ci voglia una moschea in città, ci sono molti musulmani e la richiesta esiste da anni. Però la moschea di Siviglia deve essere una moschea sivigliana». L’islamologo spiega che dopo alcune richieste fatte all’amministrazione, finalmente il comune ha concesso il permesso a persone che arrivavano da Granada, gli stessi che ne gestiscono la moschea che «sono arrivati con soldi dall’esterno, in particolare dell’Emirato di Sharjah (uno dei setti che compongono gli Emirati Arabi, ndr)». Secondo Ferrín, quindi «l'amministrazione ha optato per un gruppo che non è rappresentativo. Si tratta di un problema di rappresentanza», perché a Siviglia esistono più "comunità” islamiche e il comune sta negoziando solo con una. «Si tratta dei Murabit, il nome moderno degli Almoravidi». Ferrín spiega che si tratta di una corrente che veglia per un Islam corretto, ma non necessariamente aperto. «Questo non significa che sia bene o male: li conosco, e sono persone positive, come conosco persone dell'Opus Dei e sono positive. Ma è come un Opus Dei dell'Islam. Credo che in Europa ci sia bisogno di un Islam aperto, perché il dialogo tra le culture si può fare».

Una moschea senza musulmani?

Ma allora perché non rispondere a un'esigenza della comunità sivigliana, se esiste? O per un problema d’ignoranza dell’amministrazione, o perché «ci sono i soldi in mezzo», continua Ferrín, che ritiene che una buona soluzione per una “moschea per tutti” sia possibile. Esiste una proposta fatta all'amministrazione: si tratta del padiglione del Marocco dell'esposizione ibero-americana del 1929, ora occupato da uffici comunali. Sarebbe perfetto: «È sufficientemente pubblico, centrale, conosciuto ed economico, per evitare che sia usato da un solo gruppo».

Fatima Mohamed Kaddur, musulmana e consigliere comunale per il Partito Popolare a Gines, paesino vicino a Siviglia è sulla stessa linea di Ferrín. «Come musulmana praticante sono d’accordo sul fatto che si costruisca una moschea a Siviglia. Pero ci vorrebbe una moschea per tutti i musulmani, non per un settore». Mohammed Kaddur attribuisce al Psoe, che governa a Siviglia e in Andalusia, la responsabilità della vicenda. Anche lei, come Ferrín, solleva dubbi sulla provenienza dei finanziamenti della moschea che sorgerà alla Cartuja93.

La città di Siviglia ha una popolazione di origini islamica di circa 8.000 persone, stanziate soprattutto nel quartiere della Macarena, dove esistono già piccole moschee. Che pensano della costruzione della moschea alla Cartuja93? Il tentativo di contattare la Fundación Mezquita de Sevilla è stato inutile, nonostante l'associazione abbia un sito Internet. Nessuna risposta alla mail o alle telefonate, perché il numero è inesistente. Web Islam, portale dell'islam spagnolo, mi indica, come referente Abdulasib Castiñeira, direttore della moschea. Ma di Granada. Anche in questo caso nessuna risposta.