Sitting on the top of Politeama (e di Palermo)

Articolo pubblicato il 21 dicembre 2015
Articolo pubblicato il 21 dicembre 2015

Il Monte Cuccio copre le spalle di Palermo, gettando la sua ombra sul centro storico. Ma cosa ci fanno degli zoccoli di cavallo sospesi sul monte? Il teatro Politeama e l'intera città di Palermo visti da una prospettiva che pochissimi hanno avuto il privilegio di provare. Fotogallery.

Ci troviamo in piazza Ruggero Settimo. Davanti a noi si staglia il teatro Politeama Garibaldi, con le sue colonne, la sua vetrata d'ingresso, il suo arco. Chissà quante volte ci siamo entrati. Forse mai. Sicuramente l'abbiamo sempre visto dominare sulla piazza antistante, magari in uno di quei "tre quarti d'ora" in attesa del 104. Ma cosa si nasconde attorno alla sala di questo teatro?Entriamo dalla grande vetrata sotto l'arco d'ingresso: si sente della musica provenire dalla sala ed è possibile intravedere qualcosa. Evitiamo l'ingresso centrale e ci dirigiamo a destra.

Si passa per lunghissimi corridoi bianchi, con un tappeto bordeaux sul pavimento. Su uno dei due lati si scorgono gli ingressi ai palchi laterali della sala; un maestro di pianoforte accompagna con le sue prove ogni passo della nostra esplorazione.

Alcune sale portano semplicemente il nome dei colori: la Sala rossa nella quale si trova un pianoforte davanti ad una platea con un discreto numero di posti a sedere; la Sala gialla, elegantissima, nella quale troviamo temporaneamente riposti i pannelli di un allestimento in fase di realizzazione.

La storia del Teatro Politeama Garibaldi è affascinante quasi quanto la sua struttura. Bisogna considerare che al tempo in cui fu commissionato, nella seconda metà dell'Ottocento, il tessuto urbano di Palermo conobbe uno straordinario sconvolgimento.

Nel Capoluogo siciliano la classe borghese era in ascesa, le architetture civili cercavano di rispecchiare l'animo dei cittadini e lo spirito del tempo, assumendo le forme e le funzioni fondamentali per lo sviluppo della città che conosciamo oggi.

Il Municipio di Palermo, nel 1864, «volendo degnamente provvedere alla mancanza di un teatro che stesse in rapporto alla cresciuta civiltà e ai bisogni della popolazione apre un concorso internazionale». Tutto ciò avvenne in un contesto dove emergevano forti urgenze di una ristrutturazione urbana.Il bando accennato sopra fu aperto per la costruzione dell'odierno Teatro Massimo, di cui il Politeama Garibaldi sarebbe stato una sorta di "estensione", ma per spettacoli diurni e di diverso tipo.Mentre la collocazione del Teatro Massimo era prevista nel cuore della città per facilitare le occasioni di incontro dell'aristocrazia, quella del teatro Politeama fu studiata per fungere da "cerniera" tra la città vecchia e quella nuova (la zona di via della Libertà a quel tempo era una campagna).«Il segno di volontà di costruire una città senza confini, retta da alcuni cardini compositivi regolati da nodi monumentali» (Anna Maria Fundarò).

Il teatro Politeama Garibaldi era già stato inaugurato una prima volta nel 1865, grazie ad uno splendido lavoro Giuseppe Damiani Almeyda, nel cui progetto iniziale erano anche previsti i disegni di tutta la piazza circostante, mai realizzati. Siamo ora giunti davanti a una scala a pioli in ferro battuto che farebbe invidia ai migliori trapezisti circensi. Anzi no, vi siamo già saliti su. Ci voltiamo...Ed ecco gli zoccoli su monte Cuccio: sono gli zoccoli di una delle due Statue equestri realizzate da Benedetto Civiletti e poste alla sommità dell'arco d'ingresso, ai lati del prospetto del teatro. Al centro del gruppo equestre (La Quadriga) vi è invece il Trionfo di Apollo ed Euterpe, opera del noto scultore palermitano Mario Rutelli

La commissione di queste statue risale al 1891 in occasione di una grande Esposizione nazionale. Costituiscono il nobile coronamento all'edificio, che richiama le sue molteplici destinazioni, quali la danza, la musica e il circo equestre: il progetto iniziale del teatro prevedeva infatti che fosse come una grande arena a cielo aperto. Il panorama è unico.Ma non si sente più la musica che proviene dall'interno; ci avviamo verso l'uscita del teatro.Ci accomodiamo pure noi ad aspettare il 104 (o il tram?), ammirando nuovamente il teatro Politeama Garibaldi, simbolo di integrazione tra "vecchio" e "nuovo".

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Un ringraziamento speciale all'Orchestra Sinfonica Siciliana per averci concesso questa visita eslusiva.

Fonte dei testi Barbera P., Giuseppe Damiani Almeyda, artista architetto ingegnere, Palermo, PromoLibri, 2008

Fundarò A. M., Palermo 1860/1880, una analisi urbana attraverso progetti ed architetture di Giuseppe Damiani Almeyda, Palermo, Fundarò, 1974

Grasso F., Mario Rutelli, Palermo, Assessorato dei Beni Culturali, Ambientali e della Pubblica Istruzione, 1998