Siria: il confine dei medici

Articolo pubblicato il 04 novembre 2013
Articolo pubblicato il 04 novembre 2013

In Siria i dottori scarseggiano e molti ospedali non esistono più. L'Organizzazione mondiale della sanità stima più di 500.000 feriti all'interno del Paese. I pochi medici rimasti devono far fronte ai bombardamenti governativi e ai sequestri degli islamisti. La battaglia dei dottori al confine tra Turchia e Siria. Reportage.

"La terra qui è rossa come in Siria. Da noi si dice che sia per il san­gue che è stato ver­sa­to", sus­sur­ra Ahmad men­tre mi in­di­ca i campi arati ai piedi delle col­li­ne. Scal­da­ti dal sole au­tun­na­le, cir­con­da­no la stra­da che ci porta al con­fi­ne tra la Tur­chia e il suo Paese.

Prima an­co­ra che si possa ve­de­re il check point go­ver­na­ti­vo, sor­pas­sia­mo in auto una coda in­ter­mi­na­bi­le di tir con targa turca. Nes­su­no di loro va ve­ra­men­te in Siria. En­tra­no per pochi chi­lo­me­tri, sca­ri­ca­no le merci e tor­na­no in­die­tro. Tra un ca­mion e l'al­tro, si scor­ge un carro ar­ma­to an­co­ra im­bal­la­to, ap­pog­gia­to su un ri­mor­chio. Al lato op­po­sto della car­reg­gia­ta, ap­pe­na su­pe­ra­ta la do­ga­na turca, un cen­ti­na­io di per­so­ne tra­spor­ta ba­ga­gli, sac­chi di pla­sti­ca e tap­pe­ti. Tutti si af­fret­ta­no a ca­ri­ca­re i loro averi sui taxi e le auto di amici e pa­ren­ti che li aspet­ta­no qui in Tur­chia. Ahmad chie­de loro dove pen­sa­no di an­da­re. Qual­cu­no no­mi­na la Sve­zia e la Ger­ma­nia, ma la mag­gior parte si fer­me­rà in Tur­chia per ora. La prima città che tro­ve­ran­no è Rey­han­li, a qual­che chi­lo­me­tro di di­stan­za: 63.000 abi­tan­ti prima che esplo­des­se il con­flit­to in Siria, quasi il dop­pio oggi, a causa del flus­so co­stan­te di si­ria­ni in fuga. 

l'ul­ti­mo dei dot­to­ri

È qui che ho co­no­sciu­to Ahmad, pa­to­lo­go ar­ri­va­to in Tur­chia da pochi gior­ni. Uomo alto e di gros­sa ta­glia, giub­bot­to spor­ti­vo, oc­chia­li da sole e uno smart­pho­ne che squil­la ogni 10 mi­nu­ti. Fa avan­ti e in­die­tro dalla sua città, Homs, dove il go­ver­no di Assad è an­co­ra forte e ine­spu­gna­bi­le. "La mia casa è stata bom­bar­da­ta, come molte altre. Homs è ormai una roc­ca­for­te di Assad e degli ala­wi­ti-scii­ti; in­fat­ti solo le case sun­ni­te sono state di­strut­te". No­no­stan­te ciò con­ti­nua a fare il me­di­co a Homs. La fa­mi­glia è al si­cu­ro in Tur­chia e Ahmad fa da spola tra il suo Paese in guer­ra e Rey­han­li, dove si ri­for­ni­sce di me­di­ci­na­li. 

Circa 15.000 dot­to­ri sono fug­gi­ti dalla Siria da quan­do il con­flit­to è ini­zia­to. Se­con­do l'Or­ga­niz­za­zio­ne mon­dia­le della sa­ni­tà, il 55% degli ospe­da­li sono stati dan­neg­gia­ti o di­strut­ti e il 52% delle am­bu­lan­ze sono fuori uso. "Homs ha 400.000 abi­tan­ti", dice Ahmad; poi con­ti­nua: "Sai quan­ti me­di­ci ci sono in città ora? Quat­tor­di­ci e ognu­no è spe­cia­liz­za­to in set­to­ri di­ver­si. Al­cu­ni poco utili quan­do si trat­ta di vit­ti­me di guer­ra, cioè la mag­gior parte. Ho do­vu­to dare qual­che con­si­glio pra­ti­co a un car­pen­tie­re che nel­l'ul­ti­mo mese si è ri­tro­va­to a pra­ti­ca­re 5 parti ce­sa­ri". Quan­do gli chie­do se abbia mai pen­sa­to a tra­sfe­rir­si in Eu­ro­pa, mi ri­spon­de di sì. Si è già in­for­ma­to al ri­guar­do: gli hanno chie­sto 30.000 euro per por­ta­re clan­de­sti­na­men­te lui, sua mo­glie e la fi­glia in Sve­zia. "Via mare?", chie­do io. Ahmad ri­spon­de con una ri­sa­ta spon­ta­nea, ma ner­vo­sa: "Scu­sa­mi, ma non sono an­co­ra così di­spe­ra­to. So che c'è tanta gente che ri­schia di en­tra­re in Eu­ro­pa via mare. Ma ci sono altre rotte più si­cu­re. Anche se più care".

La terra di nes­su­no

40 chi­lo­me­tri più a ovest in­con­tro lo staff di una im­por­tan­te ong in­ter­na­zio­na­le: sono ita­lia­ni, fran­ce­si e spa­gno­li in mis­sio­ne vi­ci­no alla città si­ria­na di Idlib. Il loro campo si chia­ma Fel­li­ni. Da 3 set­ti­ma­ne però sono bloc­ca­ti  ad An­ti­o­chia, in Tur­chia. "Do­mat­ti­na pro­ve­rò per l'en­ne­si­ma volta a con­vin­ce­re il go­ver­no turco a la­sciar­ci en­tra­re in Siria", mi dice Loiq, re­spon­sa­bi­le della mis­sio­ne. Dopo l'e­splo­sio­ne di un'au­to­bom­ba e il se­que­stro di 6 mem­bri della Croce Rossa nella pro­vin­cia di Idlib, hanno chiu­so la fron­tie­ra agli eu­ro­pei. Men­tre aspet­ta il nulla osta del go­ver­no turco, lo staff non può far altro che coor­di­na­re i col­la­bo­ra­to­ri si­ria­ni del­l'ong al di là del con­fi­ne via Skype. "È odio­so, ma è l'u­ni­co modo che ab­bia­mo per as­si­ste­re i pa­zien­ti", mi dice Elisa, psi­co­lo­ga ita­lia­na. Per il mo­men­to ri­man­go­no ad An­ti­o­chia, dove, senza ca­mi­ci, sono scam­bia­ti per tu­ri­sti. La si­tua­zio­ne è cam­bia­ta dal­l'ul­ti­ma volta. "Il pro­ble­ma ora non è solo il go­ver­no di Assad, ma i ri­bel­li estre­mi­sti come Isis (Stato isla­mi­co del­l'I­raq e della Siria, ndr.), pro­ve­nien­ti da altri Paesi mu­sul­ma­ni. Com­bat­to­no per la crea­zio­ne di uno Stato isla­mi­sta, che non do­vreb­be ap­par­te­ne­re né ai si­ria­ni, né ai ri­bel­li dell'Esl (Eser­ci­to si­ria­no li­be­ro, ndr.)", rac­con­ta Elisa, che con­ti­nua: "A que­sti grup­pi non piace il modo in cui ope­ria­mo e que­sto com­pli­ca molto le cose per noi. La mag­gior parte dei si­ria­ni si do­man­da chi siano e cosa vo­glia­no que­ste per­so­ne".

Il 16 set­tem­bre 2013, 55 dot­to­ri da di­ver­se parti del mondo hanno pub­bli­ca­to una let­te­ra aper­ta al go­ver­no si­ria­no e a tutte le parti ar­ma­te coin­vol­te nel con­flit­to, chie­den­do di fer­ma­re gli at­tac­chi nei con­fron­ti del per­so­na­le e delle strut­tu­re me­di­che in ter­ri­to­rio si­ria­no. Nella let­te­ra pub­bli­ca­ta da The Lan­cet i dot­to­ri si ri­fe­ri­sco­no al­l'at­tua­le si­tua­zio­ne come a "una delle più gran­di emer­gen­ze uma­ni­ta­rie mon­dia­li dalla fine della Guer­ra Fred­da".

Men­tre in Eu­ro­pa si di­scu­te sul man­ca­to in­ter­ven­to mi­li­ta­re del­l'Oc­ci­den­te, Elisa mi scri­ve un'e­mail da An­ti­o­chia di­cen­do­mi che il Fel­li­ni verrà chiu­so de­fi­ni­ti­va­men­te. È l’en­ne­si­ma scon­fit­ta bi­par­ti­san per i si­ria­ni. Com­bat­ten­ti e non.

- Do­cu­men­ta­rio in lin­gua in­gle­se sulla città di Homs -