Siria: a scuola sotto le bombe, infanzia perduta

Articolo pubblicato il 15 ottobre 2016
Articolo pubblicato il 15 ottobre 2016

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300 sono i bambini rimasti feriti ad Aleppo orientale nell'ultima settimana, molti di questi non ce l'hanno fatta 

Aleppo: la ricchezza della parte occidentale e l'assedio di Assad e della Russia nella parte orientale

Inside Aleppo: the story of Sidra and her family (11/10/2016 Channel 4 News)

Aleppo è una città divisa in due. La parte occidentale, ricca, intatta, accogliente, è controllata dal governo e ha una popolazione di 2 milioni di persone. Quella orientale, lacerata, demolita e ridotta in macerie, è nelle mani di 29 gruppi diversi di ribelli. Prima dell'inizio del conflitto era popolata da 1 milione di cittadini, oggi sono rimasti in 250.000. L'esercito del presidente Bashar al-Assad, sostenuto dall'Iran e, anche militarmente, dalla Russia, sta cercando di riconquistare la zona orientale, attraverso incessanti bombardamenti aerei che hanno provocato migliaia di vittime tra i civili. I ribelli, finanziati dai paesi del Golfo e sostenuti dal Regno Unito e dagli USA, sprovvisti di unità aeree, attentano alla vita dei cittadini dell'area occidentale. Ad Aleppo ora  le scuole sono parzilamente  chiuse a causa del feroce attacco a cui continua ad essere sottoposta la città, privando di un’educazione quasi 100.000 bambini in età scolare, che continuano a rischiare la vita ogni giorno. (Il Cluster Educazione in Siria stima che ci siano 94,260 bambini nella fascia d'età 5-17 ad Aleppo orientale)

Il dramma delle scuole sotto le bombe

Children attend underground school in Syria’s Aleppo (29/09/2016 Al Jazeera)

Ad Aleppo, l'anno scolastico è iniziato a metà settembre, ma nella periferia orientale della città le lezioni sono cominciate ufficialmente l'1 ottobre. In quell'area vivono circa 100.000 bambini e, attualmente, le iscrizioni arrivano circa al 6%. I genitori sono terrorizzati dalla paura che i propri figli non rientrino a casa, dopo le lezioni. La maggior parte delle scuole è stata distrutta dai bombardamenti e gli studenti si riuniscono in classi organizzate in cantine e seminterrati. Anche durante l'intervallo non è consentita l'uscita. Da quando, nel corso della scorsa settimana, sono state impiegate le cosiddette "bombe anti-bunker", chiamate così perché scavano buche profonde anche quattro o cinque metri prima di esplodere, neanche le scuole nei seminterrati sono sicure. 

«I genitori hanno paura di mandare i figli a scuola perché qualsiasi edificio è diventato un possibile bersaglio. Gli studenti ne soffrono a tutti i livelli: li vedo camminare a fatica, trascinandosi, incapaci di concentrarsi sull’apprendimento e sullo studio», dichiara Omar*, preside di una scuola ad Aleppo orientale.

«Il solo rumore delle bombe anti-bunker genera ovviamente uno stato di terrore e di panico inimmaginabile. Il loro potere di distruzione è immenso, possono demolire rifugi sotterranei e scantinati e gli edifici vengono annientati completamente».

Queste armi, note anche come "bombe terremoto", sono progettate per distruggere le installazioni militari, attraverso un fusibile ritardato che crea una forte detonazione sotterranea lasciando un cratere. Hanno un impatto devastante sulle aree civili: possono uccidere e mutilare persone che pensavano di essere al sicuro in un seminterrato e il loro utilizzo ad Aleppo costituisce un potenziale crimine di guerra.

"Salvare una vita è come salvare l'umanità intera": chi sono i Caschi Bianchi in Siria 

White Helmets | Official Trailer [HD] |7/09/2016 Netflix

**Moltissimi bambini sono stati salvati dalle macerie dei bombardamenti dai "Caschi Bianchi". Rahed al-Saleh è uno di loro e non uno qualunque. 33 anni, ex commerciante di componenti elettronici, Saleh è ora a capo dei 3.000 membri della Protezione Civile (come viene anche chiamato il gruppo dei Caschi Bianchi) sempre tra i primi a giungere sui luoghi devastati dai bombardamenti, cercando di tirare fuori i sopravvissuti dai resti dei palazzi crollati. Attualmente Saleh è in visita negli Stati Uniti per far conoscere le attività dell'organizzazione e promuovere un documentario, "I Caschi Bianchi", prodotto da Netflix che racconta le storie di alcuni membri sia in ambito familiare che durante i salvataggi.

* NdR: i nomi sono stati cambiati per proteggere l'identità degli interessati. ** Fonti per la redazione dell'articolo: Save the Children and Valigia Blu.