"Silenzio UE: quando saremo liberi ce ne ricorderemo"

Articolo pubblicato il 09 luglio 2003
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Articolo pubblicato il 09 luglio 2003

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Una dirigente del principale movimento studentesco d'opposizione al regime degli ayatollah punta il dito contro la politica iraniana dell'UE. In un'intervista esclusiva.

Nicole Sadighi è una giornalista freelance che vive a Londra. Nata in Iran, a tre anni si è trasferita in Inghilterra. Da qui è coordinatrice in Europa del Movimento Studentesco per la Democrazia in Iran (SMCCDI), una organizzazione che cerca, a livello transnazionale, di combattere per un Iran libero, laico e democratico. Molti degli studenti coinvolti nelle manifestazioni dei giorni scorsi fanno parte di questa organizzazione, che è stata fondata nel 1997. Abbiamo intervistato Nicole dopo la sua partecipazione alla presentazione del rapporto annuale sulla pena di morte dell’ONG Nessuno Tocchi Caino. Rapporto che quest’anno aveva tra gli osservati speciali proprio l’Iran...

Allora Nicole, in Europa Kathami ci è stato presentato ed è ancora oggi spesso considerato come un riformista. Alla luce di quanto detto nel rapporto di Nessuno Tocchi Caino, e soprattutto alla luce degli eventi che hanno sconvolto l’Iran negli ultimi giorni, cosa pensi del Presidente iraniano? E’ dalla parte del regime o dalla parte degli studenti che chiedono le riforme?

Kathami non è altro che un fantoccio del Regime. E’ stato eletto a larga maggioranza per compiere delle riforme, ma nessuno in Iran le ha ancora viste queste riforme. Al contrario sono aumentate le esecuzioni capitali, sono aumentati i linciaggi e le lapidazioni, sono aumentati i prigionieri torturati nelle carceri. Da quando è salito al potere oltre 100 testate giornalistiche sono state chiuse. Neanche a dirlo: quasi tutte riformiste. I giovani iraniani sono frustrati, ma non sono i soli. La maggioranza degli Iraniani non può più sopportare questa situazione.

Gli Iraniani protestano e Bush esprime la sua solidarietà. L’Europa tace e il Regime non esita ad accusare gli USA di strumentalizzare le manifestazioni. Quale è la percezione del mondo dall’Iran? E dell’Europa in particolare?

Gli Stati Uniti sono l’unico Paese che cerca di ascoltare noi iraniani. E’ chiaro che ne siamo contenti; mi piace spesso ricordare la situazione dell’apartheid in Sud Africa. Finché gli USA non presero una posizione, minacciando sanzioni contro il Sudafrica, la comunità internazionale non agì in nessun modo concreto. Gli USA quindi hanno storicamente un notevole peso a livello internazionale ma non possono e non devono essere i soli ad opporsi al Regime teocratico che governa a Teheran. Nessuno in Iran condivide il colpevole silenzio europeo. L’Europa deve schierarsi, deve assumersi la responsabilità, se non si esprimesse in favore degli studenti, di essere de facto alleata del Regime. E’ chiaro che i legami economici tra Iran ed Europa sono tra le cause di questa politica estera ambigua; è risaputo per esempio (1) che la Germania rifornisce la polizia iraniana di tutti gli strumenti all’avanguardia per i reparti anti-sommossa. Ma l’economia non giustifica questa posizione: i soldi che il regime iraniano incassa, anche tramite il commercio di petrolio, finiscono direttamente nelle mani di gruppi terroristici. Questo l’Europa farebbe bene a tenerlo a mente. Il Vecchio Continente dovrebbe ricordare anche che prima o poi gli iraniani avranno le loro riforme, ne sono convinta; e in quel giorno non ne vorranno sapere di chi ha fiancheggiato un regime assassino.

I soldati americani e inglesi in Iraq e in Afghanistan non sono distanti dai confini iraniani. Quanto è stata importante la “Liberazione dell’Iraq” per il vostro movimento?

E’ stata importante nel senso che ha portato l’attenzione dei media mondiali sul Medio Oriente. Ci ha quindi regalato una buona opportunità per far sentire forte la nostra voce in tutto il mondo. Io sono convinta che la chiave per risolvere la questione spinosa del Medio Oriente si trovi in Iran. Il mio paese ha sempre avuto un ruolo molto influente, in un certo modo ha anche fatto da battistrada a tutti gli altri paesi della zona. L’Iran è diventato il primo stato democratico del Medio Oriente nel 1906; fu il primo stato che iniziò la nazionalizzazione del petrolio. L’Iran ha avuto un ruolo chiave anche in senso negativo; con la Rivoluzione del 1979 la forza d’urto dell’Islam riprese vigore in tutto il Medio Oriente. Credo che una vera Democrazia in Iran possa modellare il corso degli eventi non solo nel Medio Oriente ma addirittura in tutto il mondo. Questo almeno posso dedurre dagli insegnamenti della Storia.

Che ruolo hanno giocato i media in queste mobilitazioni degli ultimi tempi? Cosa pensi dell’idea di un “bombardamento di informazione” libera per le popolazioni oppresse da regimi dittatoriali?

Ci tengo innanzitutto a sottolineare il mio disappunto e il mio sconcerto per la condotta che i media nei paesi del “Mondo Libero” hanno tenuto riguardo a quanto accade in Iran negli ultimi tempi. Non mi spiego per esempio come alcuni singoli casi, tragici per carità!, siano sotto la luce di tutti i riflettori (vedi il caso di Amina Lawal), quando la situazione altrettanto tragica di centinaia di migliaia di Amina Lawal iraniani sia taciuta. Trovo invece che i media avrebbero il potere di fare molto per il popolo iraniano. Dovrebbero per esempio cominciare con l’ovviare al gap di comunicazione che c’è tra l’iraniano medio ed il resto del mondo libero. Il Regime manipola infatti tutte le notizie esterne, azzera la discussione delle questioni interne ed internazionali. Un “bombardamento di informazione” via satellite, via radio, via computer e tramite giornali indipendenti potrebbe essere il modo non-violento per abbattere il regime assassino dei Mullah.

(1) Ma la redazione di café babel non ha potuto verificarlo ndr.