Signmark: la musica del silenzio

Articolo pubblicato il 11 dicembre 2014
Articolo pubblicato il 11 dicembre 2014

Marko Vuoriheimo, alias Signmark, è il primo rapper sordomuto al mondo. Questo finlandese di 35 anni sta preparando il suo secondo album, ha un contratto con la Warner e colleziona un concerto dopo l’altro, dimostrando che il rap può fare a meno delle parole. Signmark ci accoglie a casa sua in tuta e berretto, per raccontarci una storia che ha lasciato più di un finlandese a bocca aperta.

Gennaio 2009, Helsinki. In pieno del concorso svedese di qualifica per l’Eurovision, Osmo Ikonen fa scatenare la folla. Il cantante pop si sgola su un brano da sballo, il pubblico lo segue come può e la giuria conta i punti. Malgrado ciò, sul banner dello schermo, Ikonen appare solamente come featuring, quindi non tocca a lui essere valutato questa volta. Al centro, berretto al contrario e felpa con il cappuccio, un rapper senza microfono prende tutta la scena. Si dimena, balla, poi guarda dritto in camera, facendo una serie di strani segni con le mani. Più in disparte, un rapper traduce il ritornello: «This is for the deaf people» (Questo è per i sordi, n.d.r.). La Finlandia scopre così un rapper sordomuto, determinato a farsi sentire. Estasiati dalla novità, i telespettatori votano in massa per Signmark, che arriva ad un soffio dal vincere il concorso e dunque rappresentare la nazione a Mosca, per la 54esima edizione del più grande concorso canoro d’Europa. Il rapper si classifica al secondo posto ma che importa, prima di guadagnare l’Europa comincerà a conquistare il suo Paese.

Lusso, pace et voluttà

È un quartiere bene della periferia di Helsinki, dove la prosperità traspare tanto dall’ambiente ordinato e tranquillo, quanto dalla quantità di cancelli automatici di accesso alle abitazioni. La casa a due piani di Marko Vuoriheimo, alias Signmark, si trova tra altre due molto simili, nello stile più tipico delle villette a schiera finlandesi. In quattro anni, la vita di Marko è cambiata parecchio. Dopo il successo dell’Eurovision, i contatti si sono moltiplicati ed il rapper è diventato rapidamente il primo artista sordomuto al mondo ad ottenere un contratto discografico. A convincere Signmark è stata la major discografica Warner,  che gli ha promesso di interessarsi di più ai diritti fondamentali delle persone diversamente abili – e di certo gli ha offerto una cifra maggiore della concorrenza. Marko lo sa bene e con un cenno del capo ci conferma che vive in modo agiato. Divano a 12 posti, televisore a schermo piatto, tavolino basso laccato di bianco... Tutti gli elementi del rapper di successo fanno bella mostra di sé su un piano di circa 60 metri quadri. Ma non si dimentica il rispetto. A casa di Marko, ci si toglie le scarpe prima di entrare, le tazze di caffè sono già pronte, e un piattino di dolcetti al cioccolato attende in tavola.

In un silenzio quasi religioso, il rapper ammette che lusso, calma e voluttà derivano in gran parte da quella famosa sera d’inverno in cui i finlandesi hanno affidato di buon grado la loro voce ad un sordomuto. «Se mi chiedi quando è cominciata davvero la mia carriera, è senza dubbio in occasione dell’Eurovisione – spiega tramite il suo interprete – Da quel momento ho deciso di mollare tutto per consacrarmi esclusivamente alla musica». Sulla scia di questo primo successo esce il suo secondo album, Breaking the Rules (2010), e lui si esibisce in oltre venti paesi. Comincia così a vivere grazie alla sua arte, e la Junior Chamber International lo include tra i dieci Outstanding Young Persons of the World (Giovani che si sono distinti nel mondo, ndr) tra medici, persone dedite alle cause umanitarie ed imprenditori. La sua fama cresce sempre più, tanto che spesso incontra i rappresentanti del governo finlandese, che non esitano a servirsi del suo nome per sottolineare i meriti del Paese nella promozione delle culture minoritarie.

Eppure Marko non sembra curarsi molto degli onori. Quello che gli sta più a cuore dell’Eurovision è «il segno che la società sta cambiando punto di vista nei confronti dei sordomuti e di altre forme di diversità. La gente ha capito che si tratta di una questione importante». Declinato sotto forma di musica, di videoclip, di flash mobs o di conferenze, il messaggio di Signmark resta lo stesso: far capire a tutti che i diversamente abili sono in grado di fare esattamente le stesse cose delle persone definite "normali". «In fondo, in tutti i miei pezzi ripeto un po' la stessa cosa: che i sordomuti devono essere trattati come gli altri. Ad esempio, uno dei primi pezzi che ho scritto parla di un sordomuto che esce con una ragazza. A te può sembrare banale, ma è esattamente il tipo di situazione che la gente mette in dubbio. È molto, molto complicato da spiegare che sì, un sordomuto può uscire con una ragazza che non lo è,» dichiara lui che, a 35 anni, è padre di una bambina e fresco di divorzio. I pezzi del rapper parlano spesso della vita quotidiana, con l’intento di evidenziare gli stereotipi legati alla comunità dei sordomuti. Prima di ritrovarsi sotto i riflettori, Signmark non ha esitato a usare l’attacco frontale per smuovere le coscienze e cambiare la situazione. Scritto in finlandese, il suo primo album omonimo (Signmark, 2006, n.d.r.) metteva aspramente in discussione il sistema, i media, il governo e talvolta le stesse istituzioni che dovrebbero rappresentare le persone diversamente abili. «Mi sono messo contro i servizi sanitari finlandesi, che hanno trovato le mie parole molto dure. Ma all’epoca ero disgustato dall’atteggiamento dei media. Non una riga su noi sordomuti. Ogni volta che guardavo una serie televisiva, mi chiedevo "perché non prendono un attore sordomuto!". Per farla breve, vedevo il male ovunque. E di colpo, i miei testi diventavano sempre più violenti».

Natale con Michael Jackson e Jon Bon Jovi

Inizialmente, Marko considerava la musica soprattutto come uno strumento per lottare. «Ho cominciato ad interessarmi seriamente alla situazione della comunità sorda in Finlandia a 20 anni, quando studiavo all’università. Ed è stata una scoperta amara. Le cose erano ben peggiori di quanto pensassi. Quindi decisi che avrei agito come hanno fatto alcuni neri negli Stati Uniti: avrei impiegato la musica come mezzo per veicolare la lotta per i diritti civili» spiega. I segni che fa all’interprete si fanno sempre più rapidi. Nato da genitori sordomuti, ma con nonni udenti, Marko conosce molto bene le due culture. Un elemento che gli ha permesso di giostrarsi tra due mondi con codici diversi e gli ha fatto venire voglia di tradurre ogni cosa nel linguaggio dei segni. A 10 anni, comincia a tradurre i canti natalizi che i nonni intonano per i suoi genitori. Poi sarà la volta dei testi di Jon Bon Jovi o di quelli di Michael Jackson. Ma la vera svolta arriverà all’inizio degli anni ’90, poco dopo la creazione del canale MTV e del suo arrivo in casa Vuoriheimo. Marko impazzisce per questa novità, trascorre delle ore davanti ai videoclip di MC Hammer, Run DMC, Public Enemy e non tarda a tradurre nel linguaggio dei segni i testi dei suoi beniamini. «Ne ero completamente rapito. Mi piaceva ogni cosa. I vestiti, il modo in cui si muovevano – racconta nella sua tuta con il tipico marchio a tre strisce – Ma al di là di questo, il rap è da un lato un genere molto ritmato, che mi permetteva di sentire i beats e le vibrazioni, dall’altro un mezzo eccellente per far passare dei messaggi».

Marko si mette subito al lavoro. Comincia a tradurre testi altrui finché un amico gli suggerisce di scriverne di proprio pugno. Il giovane diventa Signmark e mette assieme un gruppo, circondandosi di un produttore che lavora alla musica e di un vocalist che detta le parole. «Cerchiamo di armonizzare il tutto – spiega aggiustandosi il berretto – Innanzitutto cerchiamo di trovare le rime per iscritto, in funzione del beat che sento. Poi traduco tutto nel linguaggio dei segni». Quando si sente finalmente a proprio agio, ecco che comincia a parlare in terza persona: «Di colpo, Signmark riesce a creare le rime anche nel linguaggio dei segni. Signmark ha il suo flow. E so bene che sono l’unico al mondo a saperlo fare». Ben consapevole della propria unicità, il primo rapper sordomuto al mondo porta a termine il suo primo progetto musicale e ignora le critiche, anche quelle dei genitori, che cercano di indirizzarlo verso strade più appropriate: «Nella nostra comunità, si sapeva che degli sportivi di alto livello sordomuti potevano riuscire a sfondare. Anche degli attori, al limite. Ma nella musica no: in pratica nessuno pensava che un giorno qualcuno sarebbe stato capace di fare ciò che ho fatto io».

Signmark Fighting (2014)

La "Tournée del grido silenzioso"

Un giorno, tuttavia, Signmark arriva quasi al punto di gettare la spugna. Dopo l’uscita del suo primo disco, il rapper decide di promuoverlo con un concerto e invita 150 persone, media compresi, con la convinzione che il Paese sarebbe stato fiero di aver dato i natali ad un ragazzo che è riuscito a realizzare qualcosa di unico. «Non è venuto nessuno. Nessuno, tranne una giornalista che lavorava come freelance per una rivista distribuita nelle scuole e che mi ha fatto un’intervista. Non sono il tipo che si arrende, ma eravamo tutti un po’ demoralizzati. Due settimane dopo, ricevo una mail dal caporedattore dell’Helsingin Sanomat, il giornale principale del Paese. Mi proponeva di scrivere un articolo sulla mia storia. Sua figlia aveva portato a casa il giornale della scuola e lui aveva trovato la mia intervista molto interessante. Da quel giorno, ho imparato a dare un’importanza immensa alle piccole cose, anche se sembrano superflue. E ho deciso di non arrendermi mai più.».

I tre anni che seguono, quelli che lo separano dal concorso dell’Eurovision, saranno i più duri per il giovane rapper. Subisce l’indifferenza del mondo hip-hop finlandese, che non riesce a capire l’interesse scaturito dalla sua impresa unica. Viene anche realizzato un videoclip che riunisce tutti i protagonisti della scena finlandese, dimenticando volontariamente Marko. Solamente Osmo Ikonen, suo compagno di scena all’Eurovision, gli propone una collaborazione. La fine della storia è già nota, tranne il motto che questo rapper tenace ha fatto poi suo: «Essere paziente, aspettare di trovarsi nel posto giusto, al momento giusto». È questa, in buona sostanza, la regola che Signmark mette in pratica quando si trova in tornée all’estero. Dal Giappone agli Stati Uniti, passando per la Germania, il Silent Shout Tour ("la tournée del grido silenzioso", n.d.r.) viene apprezzato anche come una campagna internazionale a sostegno chi vive una vita privata dei sensi. «Alcuni superano gli ostacoli. So di un rapper americano sordomuto, Sean Forbes, che sembra cavarsela bene. E credo anche che due persone in Francia mi avessero contattato con l’intenzione di realizzare un progetto assieme. Ma non ha funzionato».

La ruota ha cominciato a girare e Marko ne è ben consapevole. Con due album, un contratto con una major discografica e una media annuale di 40 concerti in tutto il mondo, è convinto che l’orgoglio dei suoi compagni si sia trasformato in gelosia. D’altronde, per il terzo album a cui sta lavorando, l’artista intende invertire i ruoli. «Ora la gente sa chi è Signmark ed è tempo che gli altri si diano da fare per me. Bisogna che si concentrino sulle mie labbra, sui miei segni, sul moi flow. Sono riuscito a realizzare il mio sogno, a dimostrare che ne ero all’altezza. Ora tocca a loro raggiungermi per scuotere il mondo intero». Hai sentito o no?

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Tutte le testimonianze e le interviste sono state raccolte da Matthieu Amaré a Helsinki.